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A “Telesuonano” l’amarezza della sorella di Loredana Scalone. «Condanna lontana dalla giustizia»

Maria Giulia Scalone è l’ospite del talk in onda questa sera su L’altro Corriere Tv (canale 75)

Pubblicato il: 08/11/2023 – 22:32
A “Telesuonano” l’amarezza della sorella di Loredana Scalone. «Condanna lontana dalla giustizia»

LAMEZIA TERME Questa sera alle 21 sul canale 75 de “L’altro Corriere tv”, e in streaming su www.laltrocoriere.it, Danilo Monteleone e Ugo Floro, nella nuova puntata di  “Telesuonano”, si occuperanno  della barbara uccisione di Loredana Scalone, uno dei casi di femminicidio più efferati degli ultimi anni, tornato alla ribalta in seguito alla sentenza pronunciata recentemente dalla Corte d’Assise di Catanzaro, che ha inflitto 25 anni all’assassino, reo confesso, della donna originaria di Girifalco. Il giudizio di primo grado ha suscitato non poca indignazione sui social, e in genere nell’opinione pubblica, ma soprattutto ha rinnovato l’atroce sofferenza nei familiari della vittima.
«Una pena di 25 anni per un omicidio compiuto con rara crudeltà è lontana dal concetto di giustizia», commenta amara Maria Giulia Scalone, sorella di Loredana e ospite del talk di questa sera. «In quella tragica sera di tre anni fa a mia sorella furono sferrate 28 coltellate con una furia violenta disumana. Gli anni di reclusione dati a chi ce l’ha uccisa sono 25, in pratica neanche uno per ogni tremendo colpo inferto a Loredana».
Sono forti, e allo stesso tempo composte, le parole di Maria Giulia, indice di un abito dignitoso che lei, insieme ai propri cari, ha sempre indossato con fierezza, nonostante il primo pronunciamento giudiziario della scorsa settimana sia stato percepito  dalla famiglia Scalone come un’altra coltellata.
«Fin dai primi terribili momenti  non abbiamo mai cercato vendetta, ma giustizia, che è altra cosa. Non ha senso la giornata contro la violenza sulle donne, non hanno senso i simboli e la retorica di circostanza se poi lo stato non sa essere coerente. Il senso del pensiero di Maria Giulia non è però solo intriso di amarezza e di quella tristezza  difficilmente lenibile, ma anche dalla speranza che i prossimi gradi di giudizio sapranno infliggere “la giusta pena dell’ergastolo, la giustizia appunto». (redazione@corrierecal.it)

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