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la sentenza

“Rinascita Scott”, assolto Gianluca Callipo. La Dda aveva chiesto 18 anni

L’ex sindaco di Pizzo era imputato nel maxi processo contro la ‘ndrangheta con le accuse di concorso esterno e abuso d’ufficio aggravato

Pubblicato il: 20/11/2023 – 12:17
“Rinascita Scott”, assolto Gianluca Callipo. La Dda aveva chiesto 18 anni

LAMEZIA TERME Gianluca Callipo è stato assolto. L’ex sindaco di Pizzo era imputato nel processo “Rinascita Scott” con le accuse di concorso esterno e abuso d’ufficio aggravato. Per lui la Dda aveva invocato una pena a 18 anni di carcere. Secondo l’accusa, sarebbe stato in diretto contatto con i vertici dell’organizzazione criminale operante a Pizzo (in particolare, la famiglia Mazzotta) e a San Gregorio d’Ippona (clan Razionale – Gasparro). E proprio in cambio di favori ai clan, gli inquirenti sostengono che Callipo avrebbe ottenuto sostegno elettorale nelle elezioni comunali del giugno 2017. Uno dei capi di abuso d’ufficio aggravato veniva contestato in concorso con Maurizio Fiumara amministratore unico della società “Cts Costruzioni Sud spa” della quale l’ex sindaco di Piazzo era socio. A settembre 2017 avrebbero acquisito illecitamente, in seguito a un accordo con Francesco Isolabella e i soci occulti Saverio Razionale e Gregorio Gasparro, la struttura turistico-alberghiera denominata “il Mocambo”. Dopo l’arresto è stato sciolto il consiglio comunale della città di Pizzo.

«Ho imparato»

Gianluca Callipo, tornato in libertà, aveva affidato in un post su Facebook il commento alla vicenda giudiziaria che lo vedeva coinvolto. «Ho imparato – scrive Callipo – che non basta essere onesti e rispettosi della legge per essere sempre considerati tali. Ho imparato che ogni azione, anche la più rigorosa e ligia al dovere, può essere travisata e diventare una “colpa” da dover spiegare. Ho imparato che c’è un’umanità struggente nei luoghi di sofferenza, e solidarietà, comprensione, professionalità. Ho imparato che la Giustizia è piena di contraddizioni sulle quali non ci fermiamo mai a riflettere, interessati più che altro ad esaltare ciò che coincide con le nostre convinzioni politiche e con i nostri pregiudizi. Eppure, se oggi sono qui, di nuovo con la mia famiglia, con mia moglie e i miei figli, è perché quella stessa Giustizia che mi aveva separato da loro ha poi riconosciuto la totale mancanza non solo di prove ma anche di concreti indizi a mio carico. A dirlo è stata la Corte di Cassazione, il massimo organo giudiziario del nostro sistema. Ma ci sono voluti 7 mesi di detenzione prima che potessi recuperare la mia vita e sollevare il cuore di chi mi ama». (redazione@corrierecal.it)

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