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L’inchiesta

Medici sospesi al Gom di Reggio, la difesa: «Oncologia non era un lager»

I legali dell’ex primario Correale e del suo vice Giannicola: «Protocollo corretto, proporremo appello al Tribunale della Libertà »

Pubblicato il: 24/11/2023 – 12:42
Medici sospesi al Gom di Reggio, la difesa: «Oncologia non era un lager»

REGGIO CALABRIA «Nel corso dei corposi interrogatori resi al giudice dai dottori Pierpaolo Correale e Rocco Rocco Giannicola, entrambi hanno fornito tutti gli elementi documentali per dimostrare la assoluta correttezza del loro operato medico e soprattutto il fatto che l’utilizzo di quel protocollo terapeutico fosse corretto e frutto di numerosi studi scientifici che ne acclaravano la bontà terapeutica, che però il giudice ha ritenuto di non condividere». È quanto scrivono, in una nota, gli avvocati Rosario Infantino e Francesco Albanese, difensori dell’ex primario del reparto di Oncologia del Gom di Reggio Calabria Pierpaolo Correale e il suo vice Rocco Giannicola interdetti dall’attività nei giorni dal gip Karin Catalano su richiesta della Procura di Reggio guidata da Giovanni Bombardieri. Entrambi i medici sono accusati di somministrazione di farmaci imperfetti, falsità materiale e ideologica, abuso d’ufficio e truffa.
Secondo i legali, il reparto di Oncologia non era «una sorta di lager in cui i pazienti oncologici venivano utilizzati per delle sperimentazioni terapeutiche fraudolente che avrebbero comportato delle conseguenze dannose nei confronti degli stessi».
«Appare indispensabile chiarire – si legge nella nota – che: tali “fraudolente” terapie sarebbero state somministrate soltanto nell’arco temporale tra il marzo 2017 e il maggio 2018; a fronte di un numero di pazienti pari a circa 900 trattati in reparto, i casi di presunta somministrazione di “farmaci imperfetti” sono soltanto 13; il riferimento a “farmaci imperfetti” non equivale a farmaco guasto ovvero scaduto. Piuttosto, l’ipotesi dell’accusa è che per quei 13 pazienti su 900 il protocollo terapeutico sia stato somministrato per “indicazioni terapeutiche non previste ovvero con posologia diversa dall’autorizzazione alla immissione in commercio degli stessi”».
«Ovviamente – scrivono Infantino e Albanese – la difesa provvederà a proporre appello al Tribunale della Libertà al fine di dimostrare la fondatezza della tesi difensiva che in sostanza ritiene di essere in grado di dimostrare documentalmente che le ragioni dell’utilizzo di quella terapia ritenuta ‘imperfetta’ erano dovute al fatto che quei 13 pazienti fossero purtroppo malati molto avanzati e ampiamente ‘pretrattati’ secondo linee guida, i quali spontaneamente hanno dato il consenso a sottoporsi, in fase terminale, ad una terapia salvavita che prevedeva l’uso combinato di farmaci, tutti approvati e quindi non sperimentali, né tantomeno di personale elaborazione di Correale o Giannicola, in regime di ‘off label’, per cui l’alternativa terapeutica per quei poveri pazienti e per i loro familiari rimaneva il non curare in mancanza di alternative. Nel corso degli interrogatori, nonché attraverso una corposa memoria difensiva, Correale e Giannicola hanno dimostrato che per effetto della somministrazione di quella terapia quei pazienti hanno conseguito un sicuro beneficio clinico in termini di sopravvivenza». (Ansa)

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