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“intrecci criminali”

Da “pugilatori” a boss della droga, la “scalata” degli albanesi “garantita” dalla ‘ndrangheta

Dal “battesimo” in carcere agli affari planetari con la cocaina, il salto di qualità della mafia albanese «subordinata solo a quella calabrese»

Pubblicato il: 24/12/2023 – 8:49
Da “pugilatori” a boss della droga, la “scalata” degli albanesi “garantita” dalla ‘ndrangheta

LAMEZIA TERME La “scalata” criminale grazie ai rapporti e agli affari con la ‘ndrangheta: un’inchiesta de “La Stampa” svela le nuove dinamiche della criminalità albanese, l’evoluzione dagli esordi come killer e picchiatori a disposizione delle storiche consorterie mafiose a boss del narcotraffico. In origine manovalanza, ora sono saliti di rango, gli albanesi, scrive “La Stampa” definendoli «subordinati solo ai calabresi»: il salto di qualità avviene nell’orbita della ‘ndrangheta, che garantisce l’arrivo della droga da tutto il mondo mentre gli albanesi la distribuiscono. Nel servizio, scritto dalla giornalista Francesca Fagnani, si cita di un collaboratore di giustizia che racconta di compravendite fino a 120 chili di cocaina al mese, un business da milioni di euro. La presenza della criminalità albanese viene censita soprattutto a Roma: prima al servizio, negli anni ’90, della mala romana e della grande mafia di stanza nella capitale, in particolare le famiglie di ‘ndrangheta, i Bellocco anzitutto, poi via via sempre più autonomi.

Il “battesimo” in carcere

Secondo “La Stampa”, «il pioniere della mafia albanese a Roma è Arber Zogu, detto Riccardino, che avrebbe preso i gradi criminali in carcere ad Avellino, dove – si legge – ottiene la stima e il rispetto di Rocco Bellocco, dell’omonimo clan di Rosarno, che lo fa sedere ai tavoli giusti e lo accredita presso altre famiglie della Piana di Gioia Tauro, per Zogu e i suoi è il salto definitivo nella serie A del crimine». “La Stampa” quindi dettaglia ulteriormente: «Gli albanesi non sono più i pugilatori ma sono diventati affidabili broker della droga… Con la ‘ndrangheta del resto l’incastro è perfetto: i calabresi garantiscono l’arrivo del narcotico nei porti e gli albanesi lo fanno uscire in sicurezza e ne assicurano la consegna, i primi controllano i redditizi porti del Sud Italia, i secondi si sono presi quelli del Nord Europa». (redazione@corrierecal.it)

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