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‘Ndrangheta, il nuovo maxiprocesso contro le cosche vibonesi: 188 rinviati a giudizio

Per 91 accolto il rito abbreviato. Davanti alla Corte d’Assise Salvatore Ascone, il presunto killer di Maria Chindamo. A processo presunti boss e professionisti

Pubblicato il: 22/01/2024 – 20:53
‘Ndrangheta, il nuovo maxiprocesso contro le cosche vibonesi: 188 rinviati a giudizio

LAMEZIA TERME Sono 188 le persone rinviate a giudizio al termine dell’udienza preliminare davanti al gup distrettuale di Catanzaro Paolo Agosteo, tutte coinvolte nelle inchieste Olimpo, Imperium e Maestrale-Carthago della Dda di Catanzaro ma riunite in un unico procedimento. All’orizzonte, dunque, un nuovo maxiprocesso che sarà celebrato davanti ai giudici del Tribunale di Vibo Valentia, a partire dal 14 marzo. Sono, invece, 91 gli imputati per i quali è stato accolto il rito abbreviato. In questo caso il processo partirà il prossimo 12 febbraio. Per altri quattro imputati, invece, il processo scatterà ma davanti ai giudici della Corte d’Assise di Catanzaro. Si tratta di Salvatore Ascone “U Pinnularu”, l’uomo accusato dell’omicidio dell’imprenditrice di Laureana di Borrello, Maria Chindamo. Stessa sorte per Domenico Iannello, Giuseppe Mazzitelli, alias “Cuaddararu” e Salvatore Pititto, accusati dell’omicidio di Angelo Corigliano risalente al 2013.

I nomi

Tra chi ha ottenuto il processo con rito abbreviato ci sono i tre collaboratori di giustizia Antonio Accorinti, Onofrio Barbieri e Pasquale Alessandro Megna. E poi elementi di spicco dei Mancuso come Francesco alias “Bandera”, Francesco e Antonio La Rosa, e l’ex presidente della Provincia di Vibo Valentia, Andrea Niglia. Tra chi sarà processato con rito ordinario, invece, spiccano nomi di primo piano delle cosche di ‘ndrangheta come Rocco Anello e Tommaso Anello, già coinvolti nel processo “Imponimento”, il superboss Luigi Mancuso e il capo clan di Sant’Onofrio, Domenico Bonavota.

I professionisti

Anche in questo processo, come in Imponimento, andranno a processo i due fratelli Stillitani, Emanuele e Francescantonio. A giudizio tra gli altri l’ex direttore generale del Dipartimento Turismo della Regione Calabria Pasquale Anastasi, accusato di traffico di influenze illecite aggravato dalle modalità’ mafiose; Rodolfo Bova, ex capo struttura del Dipartimento Turismo della Regione; l’ex dirigente dell’Asp di Vibo (e attuale direttore sanitario della clinica Villa Sant’Anna di Catanzaro) Cesare Pasqua. E poi due avvocati ovvero Francesco Sabatino e Giacomo Franzoni. Non luogo a procedere, infine, per Domenico Ievoli, Giuseppe Tulino e Giovanni Zuliani.

La genesi dell’inchiesta

Nell’operazione “Olimpo”, in particolare, gli inquirenti avevano fatto luce sui presunti interessi della ‘ndrangheta del Vibonese nel settore del turismo, con l’arresto di 56 persone e 78 indagati in tutto. Un controllo totale del territorio che si sarebbe realizzato anche grazie alle connivenze dei cosiddetti colletti bianchi. Con l’operazione “Maestrale-Carthago”, invece, la Distrettuale antimafia di Catanzaro aveva ricostruito le aree geografiche di interesse delle ‘ndrine sul territorio vibonese, e in particolare nei Comuni di Mileto, Filandari, Zungri, Briatico e Cessaniti. Erano in tutto 167 le persone indagate. Grazie all’inchiesta “Imperium”, infine, aveva permesso agli inquirenti di far luce sulle ingerenze dei clan vibonesi, e soprattutto il clan Mancuso, nel settore del turismo con particolare riferimento alle strutture alberghiere presenti sulla Costa degli Dei. Centrale in questa inchiesta la struttura del “Sayonara” di Nicotera Marina, teatro di alcuni incontri tra le cosche calabresi e quelle siciliane di Cosa Nostra.

L’avvocato della famiglia Chindamo: «Noi non dimentichiamo»

L’avvocato della famiglia Chindamo Nicodemo Gentile ha commentato così i rinvii a giudizio: «Il Gup di Catanzaro ha disposto il rinvio a giudizio. Il 14 Marzo inizierà il processo. Salvatore Ascone, 58 anni, di Limbadi, alias “U Pinnularu”, arrestato nell’ambito dell’operazione antimafia Maestrale-Carthago con l’accusa di aver ucciso e distrutto il cadavere di Maria Chindamo – l’importante commercialista ed imprenditrice di Laureana di Borrello, rapita dinanzi al cancello della sua tenuta agricola in contrada Montalto di Limbadi il 6 maggio 2016 – va a processo dinanzi alla Corte d’Assise di Catanzaro con prima udienza fissata per il 14 marzo prossimo. Unitamente al collega Antonio Cozza, accanto a Vincenzo, i figli di Maria e tutta la sua famiglia. Noi non dimentichiamo». (Gi. Cu.)

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