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il processo

Iuliano: «Provo rancore per Padovano. Domizio mi confidò che Bergamini era in pericolo»

Oggi in aula ascoltato il cronista, padre dell’ex difensore della Juventus Mark. L’intervista del 2009, la droga, l’ipotesi calcioscommesse e la malavita cosentina

Pubblicato il: 25/01/2024 – 14:49
di Francesco Veltri
Iuliano: «Provo rancore per Padovano. Domizio mi confidò che Bergamini era in pericolo»

COSENZA «Io sono un padre ferito, nei confronti di Michele Padovano nutro un sentimento di rancore». Alfredo Iuliano, padre di Mark,  calciatore della Juventus dal 1996 al 2005, ancora oggi non sa darsi pace. Per lui Padovano (attaccante del Cosenza dal 1986 al 1990 e della Juventus dal 1995 al 1997) ha introdotto suo figlio nel mondo della droga. Lo ha detto esplicitamente stamattina nel corso della 54esima udienza del processo Bergamini in corso in corte d’Assise al tribunale di Cosenza. Una vicenda personale, dolorosa, che lo ha costretto a una lunga terapia e a una serie di problemi di salute di cui continua a soffrire. «Dal 2009 – ha rivelato – prendo dei tranquillanti».
In aula era assente l’unica imputata Isabella Internò. Presente, invece, come sempre, Donata Bergamini, sorella di Denis.
Ma cosa c’entra Iuliano con la morte dell’ex calciatore rossoblù? Andiamo per ordine: Alfredo Iuliano è un ex giornalista oggi in pensione che da anni non ha più rapporti con il figlio. Una rottura da attribuire proprio a Michele Padovano. «L’ho conosciuto di persona nel 1999 – ha detto il teste di giornata –, eravamo a casa di mio figlio a Torino. Bussò alla porta, cercava Mark che stava dormendo. Entrò in camera da letto e rimase lì per un po’. La porta era socchiusa e riuscii ad ascoltare qualche parola come “questa è buona, questa la prendono altri calciatori”. Suppongo che si riferisse alla droga. Quando Padovano andò via, lo seguii e lo invitai a non tornare a casa di mio figlio. Aveva uno zainetto sulle spalle. Successivamente in camera di Mark trovai un mezzo panetto di hashish. Quando Padovano poi fu condannato per traffico internazionale di hashish (è stato assolto nel gennaio 2023 dopo la seconda sentenza in appello, ndr), scrissi su Facebook che avevano fatto bene a condannarlo. Scrissi che aveva spacciato con altri calciatori. Una volta a Torino, quando facevo l’osservatore della Juventus, lo vidi insieme a Vialli, quest’ultimo mi disse che faceva uso solo di hashish e non di cocaina».

Il boss Antonio Paese e le voci su Padovano e Bergamini

Iuliano nella sua deposizione ha parlato anche di un altro osservatore dell’epoca della Juve, Sergio Sacchetto. «Mi scrisse “voi non lo conoscete Padovano, spacciava già a 14 anni”». Mark Iuliano nel 2008, quando giocava a Ravenna, venne trovato positivo a un metabolita della cocaina. «Ce l’ho con Padovano – ha evidenziato oggi Alfredo Iuliano – perché è venuto a casa mia per spacciare droga». Facendo un passo indietro di diversi anni, arriviamo al 1989, anno in cui Bergamini perse la vita a Roseto Capo Spulico. «Facevo il cronista e ricordo che un giorno fummo convocati per una conferenza stampa visto che si parlava di un calciatore del Cosenza fermato in macchina con della droga. Tutti erano convinti che quel calciatore fosse Padovano. Poi, stranamente, quella conferenza fu annullata». L’avvocato della difesa Angelo Pugliese, alla luce di un’intervista video effettuata nel 2009 da Iuliano a Domizio Bergamini (padre di Denis) e di un suo interrogatorio alla procura di Castrovillari del 2019, ha chiesto al teste se conoscesse Antonio Paese. «Non lo conoscevo personalmente – ha specificato – ma si diceva in giro che facesse spesso visita ai calciatori. Sapevo che era un boss della ‘ndrangheta cosentina, così come Antonio Sena. Alcuni amici mi dicevano che Padovano se la faceva con quelli della malavita. Addirittura qualcuno sosteneva che ci fosse stata un’affiliazione di Bergamini e Padovano nella malavita cosentina e io queste cose le scrivevo». «Un giornalista – ha ribattuto la presidente della corte Paola Lucente – verifica le notizie, non si basa sulle voci».

Il calcioscommesse e l’intervista a Domizio Bergamini

Iuliano ha aggiunto che in città si diceva che Paese gestisse il calcioscommesse e che parlava con i calciatori del Cosenza. «Raccoglievo queste notizie – ha ricordato – ma ammetto di non averle mai verificate». Già nell’interrogatorio del 2019 di fronte all’ex procuratore di Castrovillari Facciolla, l’ex cronista rivelò alcune confidenze rilasciategli da Domizio Bergamini quando andò ad intervistarlo nel 2009 a Boccaleone. «Erano passati vent’anni dalla morte di Bergamini – ha chiarito – e decisi di fare quell’intervista. Ma, lo ammetto, a me del caso interessava poco, volevo invece che Domizio mi raccontasse qualcosa su Padovano. Mi confidò fuori dall’intervista che Paese minacciava Bergamini e che Padovano lo manipolava. Dopo un Monza-Cosenza del 1989, Domizio aveva notato che c’era stato qualcosa di poco regolare in quella partita. Denis gli aveva giurato che era estraneo al calcioscommesse ma il padre non gli aveva creduto. Quelle rivelazioni Domizio me le fece con apprensione, infatti mi fece capire che non bisognava divulgarle e così feci». «Domizio – ha continuato il teste – mi disse che suo figlio era succube di Paese, gli incuteva timore e fu costretto a comprare la Maserati. Mi disse che Paese, sollecitato da Isabella Internò, intervenne anche nella vicenda della gravidanza. Domizio era convinto che la vita di Denis fosse in pericolo da quando aveva deciso di uscire dal giro. In quel periodo il Cosenza calcio era in mano alla malavita. Non dico che i presidenti dell’epoca fossero collusi, ma di certo lasciavano fare».

I guai giudiziari di Iuliano querelato dal figlio e da Padovano

Il pm Luca Primicerio ha ricordato le vicende giudiziarie di Alfredo Iuliano causate dalle sue dichiarazioni contro Padovano. È stato querelato infatti sia dall’ex attaccante di Juve e Cosenza che dal figlio. «Sono stato condannato – ha detto – per un’intervista rilasciata a “Premium calcio”. Perché non ho impugnato la sentenza? Ognuno valuta le ingiustizie secondo una propria morale». Inoltre c’è un giudizio civile pendente su una vicenda anomala secondo cui Iuliano avrebbe utilizzato il nome di Sergio Sacchetto per scrivere un articolo su “Juve Mania”. L’avvocata di parte civile Silvia Galeone (oggi erano assenti Anselmo e Pisa) si è soffermata su un’altra dichiarazione rilasciata nel 2019 da Iuliano alla procura di Castrovillari. In quell’occasione, parlò di un presunto autogol di Bergamini in un Teramo-Cosenza, probabilmente per enfatizzare l’ipotesi del calcioscommesse. In realtà Bergamini non fu il protagonista di quell’autogol. «Sì – ha ammesso Iuliano incalzato anche dalla presidente Lucente che gli ha chiesto di essere coerente con quanto affermato nel 2019 – poi ho saputo che era stato un altro calciatore a farlo. Ma io in quel periodo facevo supposizioni e poi molte cose riportate su quel verbale non le ho dette». Galeone è tornata anche su una dichiarazione di Iuliano secondo cui, nel pomeriggio del 18 novembre 1989, prima che si verificasse la tragedia, Padovano non andò al cinema Garden insieme alla squadra. «In verità – ha detto l’avvocato di parte civile – andò al cinema». «Non ho mai approfondito questa circostanza», ha replicato Iuliano.  La legale ha richiamato anche un passaggio relativo all’intervista del 2009 a Domizio Bergamini in cui Iuliano ebbe uno scontro con Donata Bergamini, anche lei intervenuta in una seconda fase dell’intervista video. «Non fu proprio uno scontro – ha detto il testimone di giornata – avevamo visioni diverse sulle cause della morte di Bergamini. Io in quel periodo ero convinto che c’entrasse la droga, lei non era d’accordo, voleva solo cercare la verità, come Domizio d’altronde. Mi chiese quali fossero a mio avviso le cause della morte del figlio». Il video dell’intervista del 2009 a Domizio e a Donata Bergamini è stato acquisito dalla corte.

Roberto D’Ippolito (tra i titolari nel 1989 del cinema Garden)

Prima di Iuliano, sul banco dei testimoni è salito Roberto D’Ippolito, nel 1989 titolare insieme al padre e ai tre fratelli del cinema Garden, luogo che Bergamini abbandonò per partire alla volta di Roseto Capo Spulico insieme a Isabella Internò. «Ero uno dei soci – ha detto l’uomo – avevo 23 anni. Dal 2007 sono uscito fuori dalla società e non ho più contatti con i miei fratelli. In quel periodo ricordo solo che al cinema veniva la squadra del Cosenza, ci salutavamo ma io non li conoscevo, non sono un tifoso di calcio. Io Bergamini non l’ho visto uscire». A D’Ippolito è stato chiesto di riferire su alcune dichiarazioni rilasciate a una testata regionale oltre dieci anni fa in cui parlava di due telefonate effettuate da Bergamini dal telefono a gettoni presente nella hall del cinema. «Non ricordo di essere stato intervistato. Se risulta un’intervista fatta da me, la confermo ma non la ricordo». (f.veltri@corrierecal.it)

Nella foto di copertina un momento dell’intervista video fatta nel 2009 da Alfredo Iuliano a Domizio e Donata Bergamini

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