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Quando Fida Moro disse al Corriere della Calabria: «Mi dimetto da Moro» – VIDEO

La scomparsa dell’ex senatrice, figlia di Aldo Moro. L’ultima intervista e il ricordo di suo padre. «Una ferita sempre aperta»

Pubblicato il: 07/02/2024 – 16:13
Quando Fida Moro disse al Corriere della Calabria: «Mi dimetto da Moro» – VIDEO

LAMEZIA TERME Si è spenta a 77 anni, l’ex senatrice Maria Fida Moro: figlia del leader Dc Aldo Moro. In una vita segnata dal rapimento ed omicidio del padre, Moro si è battuta per l’applicazione della legge 206 del 2004 per il riconoscimento delle misure riparatrici previste per i familiari delle vittime del terrorismo. Ospite, nel 2021, nei nostri studi televisivi – nel corso del format “20.20” – l’ex senatrice aveva parlato di una «ferita sempre aperta» riferendosi alla mancata riconoscenza ad Aldo Moro dello status di vittima di terrorismo.
Maria Fida Moro, nella lunga intervista, aveva illustrato alcuni particolari legati all’inchiesta sulla morte del leader della Dc. «Mio padre è stato Santo e martire, ma sono dovuta arrivare a chiedere al Pontefice di bloccare la causa di beatificazione perché ne veniva fatto uno sfregio e un’opportunità di arricchimento da parte di malviventi. Questo odio atroce nei suoi confronti fa paura. Il male per il male fa paura. Finché sono sulla terra mi batterò per papà e per la verità umana». E’ così è stato. La morte di Aldo Moro – secondo la figlia Frida – «non era finalizzata a impedire o limitare il compromesso storico ma a creare il caos in Italia e nel resto d’Europa».

Quando Frida disse: «Mi dimetto da Moro»

Mai banale, Fida Moro – ai nostri microfoni – lanciò una provocazione. «Mi dimetto da Moro, anche se non sarebbe possibile». Il riferimento è alla vicenda dell’asta celebratasi sul tristemente famoso comunicato con cui i terroristi rossi annunciarono il sequestro dell’allora presidente della Democrazia Cristiana. «Quegli oltre trentamila euro (tanto è costato il documento al “fortunato” acquirente, ndr) sarebbero potuti servire per fare opere benefiche, anziché valorizzare un pezzo di carta miserabile, intriso di sangue».
Era grande il dolore della primogenita di Aldo Moro, che non apprezzava il clima di dimenticanza mista ad ipocrisia che anima la scena pubblica nazionale intorno ai tanti e insoluti misteri che circondano il caso della morte del leader della Dc. «Cerimonie e ricordi non possono avere senso in un Paese che non vuole appropriarsi della verità piena su una grande tragedia italiana».
(redazione@corrierecal.it)

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