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Bonifica Crotone, Oliverio all’attacco: «Rimuovere i rifiuti tossici spetta a Eni, non all’Esercito»

L’affondo sui social dell’ex presidente della Regione. «Già forniti dati inconfutabili, è evidente la volontà di lasciare lì i veleni»

Pubblicato il: 08/03/2024 – 11:36
Bonifica Crotone, Oliverio all’attacco: «Rimuovere i rifiuti tossici spetta a Eni, non all’Esercito»

LAMEZIA TERME «Quanto sta accadendo a Crotone è inquietante. Apprendiamo che su richiesta del commissario nominato per il risarcimento del danno ambientale compiuto da Eni è arrivato l’Esercito. Fermo restando il doveroso rispetto per le forze armate e per l’encomiabile ruolo che svolgono, ci chiediamo perché e a cosa può servire mobilitare le forze armate per la bonifica dell’ex sito industriale». In un video di poco più di 4 minuti l’ex presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, punta il dito contro quanto sta avvenendo in questi giorni nell’area Sin (Sito contaminato di Interesse Nazionale) Crotone-Cassano allo Ionio-Cerchiara di Calabria, con l’arrivo di un team del Comando delle Forze Operative Terrestri dell’Esercito, su richiesta del commissario Emilio Errigo. Un team altamente e tecnicamente specializzato, all’opera per favorire l’avvio della fase operativa necessaria per contrastare l’inerzia burocratica che troppe volte ha ritardato l’effettivo inizio della bonifica nella città di Crotone e nell’intera provincia.

«Rimuovere i rifiuti pericolosi spetta a Eni»

Ma non è dello stesso avviso Mario Oliverio secondo il quale «rimuovere rifiuti altamente pericolosi, tossici e nocivi spetta ad Eni, ovvero a chi ha inquinato. Lo Stato e le istituzioni locali devono pretendere da Eni il rispetto delle leggi e la realizzazione del piano di bonifica. In data 24 ottobre 2019 è stata conclusa una conferenza di servizi che ha approvato il piano operativo di bonifica che impone ad Eni di portare i veleni fuori dalla Calabria in discariche autorizzate allo scopo ed indicate da Eni stessa in un documento allegato al piano di bonifica». Detta proposta prevede «di destinare il 50% dei rifiuti nel nord Italia, il 25% in impianti del Centro-Sud e il restante 25% all’estero» ha detto Oliverio.
«A questa decisione si è arrivati non per un capriccio nei confronti di Eni, ma a seguito di approfondite analisi, caratterizzazioni e studi del suolo e del sottosuolo, carotaggi del terreno che hanno fornito dati precisi ed inconfutabili sulla presenza di elementi altamente pericolosi e nocivi. Risultati di un approfondito lavoro condotto con rigore scientifico che ha impegnato professionalità, università e strutture di riconosciuta competenza come Arpacal, Ispra e il permanente coinvolgimento del Ministero dell’Ambiente. Un lavoro che i dirigenti di Eni conoscono bene, reso possibile dalla dottoressa Belli, commissario alla bonifica nominata dal Ministero dell’Ambiente dopo anni di fermo, dall’assessore all’ambiente Antonella Rizzo e dal sindaco, nonché presidente della provincia di Crotone, Ugo Pugliese».

«Pensano di prendere in giro la gente?»

«Ora si chiamano le forze armate per rifare questo stesso lavoro, ma veramente pensano di prendere in giro la gente?» si chiede Oliverio. Crotone non è un campo di guerra da sminare, «piuttosto il Commissario chieda al Ministero che lo ha nominato la documentazione relativa al piano di bonifica approvato nel 2020. Crotone sta già pagando un prezzo troppo alto in termini di patologie oncologiche che hanno un’incidenza molto più elevata rispetto ad altri territori. È evidente la volontà di lasciare i veleni a Crotone col palliativo dello spostamento di poche migliaia di metri. È evidente che una rimozione del vincolo a portare i veleni fuori da Crotone comporterebbe per Eni un risparmio miliardario. Mi auguro che non ci siano altri interessi, oltre a quelli di Eni». «I veleni da Crotone se ne devono andare – chiosa Oliverio – Eni non è lo Stato e il commissario non rappresenta Eni ma lo Stato, quindi anche i cittadini di Crotone. Crotone ha diritto ad essere risarcita e bonificata per costruire il suo futuro. Le rappresentanze politiche, istituzionali, sociali, culturali, i partiti, i sindacati, le associazioni non possono rimanere indifferenti. Devono scendere in campo a difesa del territorio ed a tutela della salute collettiva». (redazione@corrierecal.it)

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