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Omicidio Marincolo, citazione in giudizio per Mario Attanasio e Giovanni Abruzzese

La Corte di Cassazione aveva annullato con rinvio per un nuovo giudizio dinanzi un’altra sezione della Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro

Pubblicato il: 08/03/2024 – 16:02
Omicidio Marincolo, citazione in giudizio per Mario Attanasio e Giovanni Abruzzese

COSENZA La sentenza della Corte di Cassazione – pronunciata il 20 ottobre 2023 – aveva annullato con rinvio per un nuovo giudizio dinanzi un’altra sezione della Corte di Assise di Appello di Catanzaro, (limitatamente al capo A) e in riferimento all’omicidio di Francesco Marincolo detto “U Biondo”. Le posizioni riguardano Mario Attanasio (difeso dagli avvocati Luca Acciardi e Giuseppe Bruno) e Giovanni Abruzzese (difeso dagli avvocati Antonio Quintieri e Giorgia Greco). Ai due è stata notificata la citazione in giudizio, prevista nel mese di maggio.

La sentenza della Corte d’Appello

In Corte d’Appello erano state inflitte pene pesanti per i presunti responsabili del delitto. Trenta anni di reclusione per Umile MiceliGiovanni AbruzzeseCarlo Lamanna e Mario Attanasio. Otto gli anni di carcere inflitti ai collaboratori di giustizia Adolfo Foggetti e Daniele Lamanna.

L’agguato mortale

Le ricostruzioni investigative e le dichiarazioni dei pentiti Adolfo Foggetti e Daniele Lamanna, hanno contribuito a ricostruire ed accertare che ad esplodere i colpi mortali nei confronti di Marincolo, al momento dell’agguato a bordo della propria auto in via Lazio a Cosenza, fu Michele Bruni in sella ad una moto (risultata rubata) e guidata da Carlo Lamanna. Sull’auto della vittima, al momento dell’omicidio, si trovava anche Adriano Moretti (cognato del boss Gianfranco Ruà) raggiunto da alcuni colpi di arma da fuoco. L’omicidio Marincolo, pose fine alla sanguinosa guerra di mafia combattuta a Cosenza tra il 1999 ed il 2000, fra i clan Lanzino-Cicero e il gruppo dei Bruni “Bella Bella”. All’agguato mortale, firmato con il sangue, seguì la pax mafiosa stipulata tra i gruppi della mala cosentina: una stretta di mano che favorì l’equa spartizione dei proventi delle attività illecite. (f.b.)

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