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La sanità calabrese delle mille emergenze. Di Furia: «Ho subito pressioni e ho avuto paura»

Viaggio di “Presadiretta” tra le criticità del settore. La dg dell’Asp di Reggio: «Ho capito che stavo nel posto giusto, per questo rimango»

Pubblicato il: 11/03/2024 – 9:12
La sanità calabrese delle mille emergenze. Di Furia: «Ho subito pressioni e ho avuto paura»

LAMEZIA TERME «Ho avuto un episodio che mi ha messo paura, ma che preferisco non raccontare. Sono pressioni legate al mio ruolo, per altro poco tempo dopo che ero arrivata. Subite le pressioni ho capito una cosa sola, che stavo nel posto giusto. Ho detto: se è così che mi vogliono mandar via, allora è sicuro che rimango». A dirlo è la dirigente generale dell’Asp di Reggio Calabria Lucia Di Furia a “Presadiretta”, in programma questa sera su Rai3. Nelle anticipazioni della puntata, dedicata al rischio di una sempre più completa privatizzazione del sistema sanitario nazionale, le immagini di un reportage in Calabria per confermare le famose criticità della sanità calabrese.

L’intervista di Di Furia

Particolarmente significative le impressioni di Di Furia, manager proveniente da fuori Calabria, alla guida dell’Asp più controversa di tutte, quella di Reggio Calabria. «Venire da fuori – spiega Di Furia – mi dà la possibilità di non avere nessun tipo di relazione con nessuno, quindi una libertà totale. Io non sono amica di nessuno da queste parti. Io non conoscevo niente della Calabria, ma la parola Locride la conoscevo pure io che stavo nelle Marche. Lei consideri che quando sono arrivata io qui c’è stata una retata hanno portato via medici, già che erano pochi li hanno pure portati via». Parlando della sanità calabrese la Di Furia afferma di aver trovato «una situazione molto arretrata sul versante tecnologico, amministrativo, infrastrutturale e di professionalità, una carenza veramente enorme. Qui quello che ho trovato è assolutamente la paura di firmare qualunque carta. I soldi paradossalmente ci sono. Ma le dico: all’ospedale di Locri non ci sono i letti, ma di che cosa vogliamo parlare? Cioè io non immaginavo che ci potessero essere ospedali con i letti così antichi. Semplicemente non sono stati comprati nel corso del tempo. Questo territorio – sostiene la dg dell’Asp di Reggio Calabria – si rende attrattivo innanzitutto dando ai professionisti quello che a loro spetta. Io ho trovato una situazione disastrosa anche su questo versante, cioè professionisti a cui non erano pagati i buoni pasto dal 2006. Professionisti che non hanno gli incarichi. Cosa dovuta per contratto collettivo. Io penso che rispetto alle scarse risorse forse qualcuno sta pensando di utilizzare il privato per non finanziare il pubblico. Noi in questo momento stiamo lavorando soprattutto sul Pnrr per evitare di perdere ulteriore tempo. Abbiamo 17 case della comunità». Ma dentro chi ci mettiamo? Chiede “Presa Diretta”?: «Ecco, dentro cosa ci mettiamo? Questo è un bel problema», risponde Di Furia. Rispetto alle minacce ricevute la Di Furia aggiunge: «Devo essere onesta, ho avuto un episodio che mi ha messo paura, ma che preferisco non raccontare. Sono pressioni legate al mio ruolo, per altro poco tempo dopo che ero arrivata. Subite le pressioni ho capito una cosa sola, che stavo nel posto giusto. Ho detto: se è così che mi vogliono mandar via, allora è sicuro che rimango».

Il rapporto Svimez

La Calabria – ricorda poi “Presadiretta” – «è oggi l‘ultima regione in Italia per spesa corrente in sanità ed è la prima per migrazione sanitaria. Lo spiega l’ultimo Rapporto Svimez, l’autorevole agenzia per lo sviluppo industriale del mezzogiorno, dal titolo: “Un Paese, due cure. I divari Nord-Sud nel diritto alla salute”. Negli ultimi 10 anni tredici regioni del sud hanno versato 14 miliardi di euro a quelle del nord per far curare i propri cittadini, 2,7 miliardi sono della Calabria. “Il caso calabrese è emblematico della debolezza dei servizi sanitari regionali del Mezzogiorno”, si legge nel rapporto Svimez caratterizzati da bassa intensità dell’intervento pubblico in sanità e deludenti livelli di servizi di prevenzione e cura di qualità». “Presadiretta” incontra poi Vincenzo Amodeo, primario di cardiologia dell’Ospedale “Santa Maria degli Ungheresi” di Polistena, nella Piana di Gioia Tauro, nominato lo scorso settembre primario ad interim anche presso l’Ospedale di Locri: «Qui bisogna fare una rivoluzione culturale e poi dopo che avrai fatto la rivoluzione culturale, vai a combattere e vincerai la guerra», dichiara Amodeo alle telecamere di “Presadiretta”, per poi aggiungere che «quando sono arrivato a Locri ho detto: siamo in regime di guerra. Quando si va in guerra bisogna avere armi e soldati. Le armi sono le attrezzature, i soldati sono i medici». In suo soccorso, nell’ultimo anno, sono arrivati in Calabria quasi 300 medici cubani. Nonostante questo, nel reparto guidato dal dottor Amodeo a Polistena, si lavora ancora sotto organico, con la metà dei medici e degli infermieri necessari. «Io sono per la sanità pubblica da sempre, però mi rendo conto – e non riguarda solo la Calabria – che c’è una forma di deriva verso la sanità privata», conclude il primario.

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