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Riordino rete ospedaliera, nessun rilancio per l’Ospedale di Crotone. Il rischio è una nuova “fuga” di medici

Con il nuovo piano il nosocomio crotonese perderebbe tre strutture semplici dipartimentali. Il resto potrebbe essere declassato

Pubblicato il: 18/03/2024 – 14:34
di Gaetano Megna
Riordino rete ospedaliera, nessun rilancio per l’Ospedale di Crotone. Il rischio è una nuova “fuga” di medici

CROTONE L’ospedale di Crotone potrebbe subire un nuovo impoverimento. Non ci sono elementi, nel riordino della rete ospedaliera, che possano fare immaginare il rilancio dell’ospedale di Crotone. Di recente il presidente della giunta regionale calabrese, Roberto Occhiuto, ha denunciato che una delle cause che impediscono alla sanità regionale di fare il salto di qualità è rappresentata dalla decisione dei professionisti qualificati di non venire a lavorare nelle nostre strutture. In Calabria c’è un problema nel problema che è rappresentato dalla situazione venutasi a creare all’ospedale di Crotone. In questa struttura non c’è solo da risolvere la questione dei professionisti che non partecipano ai concorsi, ma anche quello dei medici in servizio che decidono di trasferirsi in altre sede più appetibili. Chi non vuole venire a lavorare in Calabria lo fa, per lo più, perché lavorando in altre regioni si cresce professionalmente e si guadagna di più. A queste situazioni oggettive il medico di Crotone deve aggiungere il disagio di turnazioni impossibili. Meno si è e più si lavora.

Il nuovo decreto di riordino della rete ospedaliera

In molti speravano che il cambio di passo potesse arrivare dal nuovo decreto di riordino della rete ospedaliera. La speranza è l’ultima a morire, ma probabilmente chi vive di sola speranza rischia di restare deluso perché, da quello che si capisce leggendo le carte, l’ospedale potrebbe non fare il salto di qualità per evitare la fuga dei medici dalla struttura. L’aumento di 20 posti letto potrebbe essere solo uno specchietto per le allodole in quanto si procederà con lo smantellamento di alcune strutture. L’unica novità vera è la proposta di sei posti letto nel week surgery, dove il paziente potra essere ricoverato da lunedì a venerdì. La situazione si capirà meglio solo quando l’attuale direzione strategica pubblicherà l’atto aziendale che, a quanto si dice, è in via di allestimento. Il progetto di riordino proposto dal presidente Occhiuto prevede per l’ospedale di Crotone 20 strutture complesse con l’obiettivo di salvaguardare soprattutto le rete di emergenza. Oltre le 20 strutture complesse si prevedono, nella migliore delle ipotesi, anche 20 strutture semplici. Le criticità potrebbero arrivare proprio  dall’organizzazione delle strutture semplici dipartimentali che dovrebbero essere il 20 per cento delle strutture semplici, questo prevede la norma. Numericamente le strutture semplici dipartimentali dovrebbero, quindi, essere quattro. Attualmente la Regione ha indicato solo il centro trasfusionale come struttura semplice dipartimentale in quanto fa parte della banca sangue regionale. Ne resterebbero tre da individuare, ma la rete di microcitemia- ematologia dovrebbe farne parte automaticamente, anche se nel documento della Regione non viene indicata.

Da sette strutture a quattro

Potrebbe trattarsi di un semplice errore? Il ragionamento va comunque fatto su tre postazioni. Attualmente sono annoverate nelle strutture dipartimentali la microcitemia, laboratorio analisi, malattie infettive, angiologia, dermatologia, otorino e oculistica. Le sette attuali dovrebbero, quindi, essere ridotte a quattro. Siccome è stata già individuata microcitemia- ematologia, ne resterebbero tre da indicare. Con il nuovo piano della rete ospedaliera Crotone perderebbe così tre strutture semplici dipartimentali. Il resto sarà declassato. Significa che all’attuale struttura semplice dipartimentale si dovrà garantire un altro incarico. Le vie da seguire sono due: o si procede con l’accorpamento con strutture complesse (malattie infettive a Medicina, solo per fare un esempio) oppure la struttura semplice indipendente non potrà esistere. La questione, a questo punto, è dove si andranno ad accorpare le strutture come il laboratorio analisi. Anche per questa tipologia si potrà scegliere tra due opzioni: un incarico dipartimentale o altissima professionalità. L’ultima ipotesi potrebbe essere riduttiva considerando il personale impegnato e quantità di lavoro svolto. Oculistica rischia, così, di diventare un ambulatorio, e lo stesso rischio lo corrono microcitemia, otorino, pneumologia e dermatologia. Così facendo i 20 posti letto in più servono a poco o niente. In questa situazione sono rari i casi di medici che potranno decidere di venire a lavorare all’ospedale di Crotone, mentre è più probabile che cresca la volontà di trasferirsi in strutture ospedaliere dove, appunto, almeno il minimo sindacale per la crescita professionale viene garantito.

La fuga di medici

Che fine faranno le strutture con pochi medici? L’esempio è angiologia che attualmente ha due medici in organico, quando uno dei due andrà in pensione l’altro avrà difficoltà a garantire il servizio e quando anche l’altro andrà in pensione o dovesse decidere di traferirsi, il servizio chiude i battenti.  Purtroppo a pagarne le spese è sempre l’utenza, soprattutto la fascia più povera. Ecco perché cresce il numero dei pazienti che decidono di non curarsi più. Qualcuno pensa che indebolendo Crotone e anche Lamezia Terme si rafforza Catanzaro. Questo purtroppo sta succedendo con gli ultimi concorsi che, senza volerlo, stanno favorendo la fuga dei medici dagli ospedali più deboli. Chi resta negli ospedali “più deboli” non fa carriera e, nel tempo, non ottiene nemmeno aumenti salariali. In sostanza svolgendo sempre le stesse mansioni previste dall’incarico che non cambia, si continua a  percepire lo stesso compenso. Il medico ha famiglia ed è un lavoratore. Ora si aspetta l’atto aziendale per capire chi sarà promosso e chi, invece, potrebbe essere lasciato nel limbo. (redazione@corrierecal.it)

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