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Lavoro, sanità, sicurezza: tre storie dalla Calabria che “chiude”

Avamposti a rischio: dai call center Abramo alla terapia intensiva neonatale di Cosenza ai reparti prevenzione crimine a Rende e Vibo

Pubblicato il: 20/03/2024 – 6:58
di Eugenio Furia
Lavoro, sanità, sicurezza: tre storie dalla Calabria che “chiude”

COSENZA Lavoro, sanità, sicurezza: tre argomenti tipicamente da campagna elettorale che in queste ore però vengono declinati con altrettante “vertenze”. Tre storie esemplari di un territorio a rischio depauperamento, in ambiti diversi ma comunque primari per la qualità della vita e la dignità dei calabresi. Diritto al lavoro, alle cure e alla sicurezza.

I call center Abramo e mille famiglie in bilico

I recenti sit in dei dipendenti di Cosenza (sedi di Montalto Uffugo e Rende), Crotone e Catanzaro ha riportato alla ribalta la vertenza dei lavoratori Abramo customer care: il declino del comparto è nella cifra stessa dei lavoratori scesi in vent’anni da 3800 a mille, inoltre l’enorme sede di Montalto si trova in situazione sospesa con una parte in vendita e una parte in dismissione, coi dipendenti – tra part time e cassa integrazione – che dal 1° aprile (salvo che non sia uno scherzo) abbandoneranno lo smart working. Qualche cifra per raccontare il ridimensionamento di un asset che ha rappresentato per due decenni un fiore all’occhiello calabrese ma con impatto nazionale: Abramo ha visto erodere il suo fatturato da circa 80 milioni nel 2017 a soli 18 milioni nel 2023, ora lo spettro della definitiva cessazione delle attività della commessa Tim prevista al 30 giugno 2024.
Un mese e mezzo fa l’impegno della giunta regionale, con l’ipotesi di un reimpiego delle tante professionalità nella pubblica amministrazione, ma intanto la prossima scadenza è il 26 marzo, con l’incontro al ministero, incontro al quale i tre sindaci delle città interessate chiedono di partecipare: bisogna «preservare posti di lavoro che costituiscono un pezzo importante della nostra economia» hanno affermato Caruso, Fiorita e Voce, dicendosi «pronti ad accompagnare a Roma la delegazione dell’Abramo CC che costituisce il tassello più importante e consistente del comparto call center, messo a serio rischio dall’annunciata interruzione della commessa Tim. La Calabria – secondo i tre sindaci – non può permettersi di perdere, dopo tanti anni, un punto di riferimento occupazionale in un settore che ha bisogno di essere oggetto di un’opera di riconversione e di innovazione rispetto alla quale il Governo nazionale non può girarsi dall’altra parte».

Presìdi di legalità a rischio in zone caldissime

Il Reparto prevenzione crimine “Calabria settentrionale” di Rende è stato istituito nel 2008 dall’allora prefetto Antonio Manganelli, capo della Polizia, e attualmente ha sede nei locali di proprietà dell’Anas all’uscita autostradale di Rende, assieme alla sottosezione polstrada di “Cosenza Nord” (è la zona peraltro teatro degli scontri tra ultras rossoblù e giallorossi dopo il derby di serie B del 3 marzo). Ora rischia di chiudere. Il sindaco di Cosenza Franz Caruso collega questa smobilitazione a un’altra, paventata, che interessa i Monopoli di Stato ma rappresenta un tentativo simile di «spoliazione di ruoli, funzioni e servizi».
Il Pd e il Movimento 5 Stelle a livello locale, regionale e anche di rappresentanza parlamentare hanno preso posizione mentre resta abbastanza silente il centrodestra (se si eccettua la voce “dall’interno” di Francesco Spadafora, agente di polizia prima che consigliere comunale FdI a Cosenza), forse per evitare ulteriori critiche al governo centrale. L’ipotesi chiusura a Rende, ha notato proprio Spadafora, appare «in contrasto con la politica di investimento sulla sicurezza che il governo presieduto da Giorgia Meloni intende portare avanti» tanto più se si pensa a un ufficio operativo di polizia che svolge quotidianamente servizi di prevenzione e controllo del territorio, oltre che nella città di Cosenza e Rende, nei comuni della Provincia, in particolar modo nelle zone ad alta densità criminale, come la Sibaritide e il Tirreno cosentino, dove, come è noto, sono presenti associazioni criminali tra le più pericolose della regione (Corigliano Rossano, Paola e Castrovillari), zone «rispetto alle quali i commissariati, per la carenza di risorse umane, faticano a garantire la presenza degli agenti per la prevenzione e repressione dei reati».
I ripetuti allarmi dei sindacati di categoria ma anche del centrosinistra riguardano pure la postazione di Vibo, istituita nel 2013 per «rendere più incisivo il dispositivo del controllo del territorio nella Regione Calabria, garantendo un più razionale impiego delle risorse e minori costi di esercizio»: «Non si può dire che questo reparto si trovi in una sede logisticamente scomoda, tutt’altro, trovandosi in una posizione baricentrica rispetto a tutte le altre province e comunque a soli 2 minuti dall’autostrada, a differenza della possibile nuova sede che di certo, non consentirebbe loro di essere operativi così come richiede la loro funzione. Tra l’altro, la centralità della nuova sede è uno dei motivi posti a fondamento del precedente spostamento da Rosarno a Vibo Valentia» hanno scritto appena ieri, in una nota, i consiglieri comunali di Vibo Valentia Paola Cataudella e Lorenzo Lombardo. Nei giorni scorsi invece anche il Pd a Palazzo Campanella si era espresso (leggi qui e qui) mentre i generali provinciali dei sindacati della Polizia di Stato di Vibo Valentia (per il Siulp Franco Caso, Sap Francesco Franza, Siap Domenico Palermo, Fsp Polizia di Stato Roberto Bucca e Silp-Cgil Felice Apa) avevano difeso l’avamposto nato «nell’interesse primario del territorio vibonese, ancora oggi martoriato e tristemente famoso per la questione macro-criminale, non per ultimi, da rammentare, sono i gravi atti intimidatori ricevuti dalle istituzioni ecclesiastiche».

Addio terapia intensiva pediatrica a Cosenza

Quello che sembrava un rischio è diventato una certezza: messa nero su bianco nel nuovo provvedimento DCA (delibera del commissario ad acta) n. 69 del 14 marzo scorso sulla riorganizzazione della rete ospedaliera, dove viene confermato quanto stabilito nel precedente DCA n. 198. La Terapia intensiva pediatrica di Cosenza – nell’hub della provincia più estesa della regione – diretta da Gianfranco Scarpelli è destinata a chiudere: i 4 posti letto attivi saranno trasferiti a Catanzaro, dove la Regione ha previsto tutti i (5) posti a disposizione. Anche in questo caso il sindaco di Cosenza ha urlato la sua rabbia rinnovando un timore risalente già allo scorso autunno (con conseguente documento approvato all’unanimità dalla Commissione consiliare sanità del Comune bruzio).(e.furia@corrierecal.it)

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