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Il Pd nazionale si interroga sulla “Grande Cosenza”. «Non siamo d’accordo sul metodo»

Marco Sarracino, da Cosenza, critica l’azione della maggioranza in Consiglio regionale. «I cittadini rischiano di essere attori non protagonisti»

Pubblicato il: 25/03/2024 – 10:23
Il Pd nazionale si interroga sulla “Grande Cosenza”. «Non siamo d’accordo sul metodo»

COSENZA Il dibattito politico è rovente quando si parla di fusione dei comuni con riferimento alla realizzazione della “Grande Cosenza” che metterebbe insieme la città dei bruzi, Rende e Castrolibero. Dopo la presentazione dello studio di fattibilità, la Prima commissione Affari istituzionali in Consiglio regionale (presidente Luciana De Francesco) ha discusso ed approvato la proposta di provvedimento amministrativo con cui si chiede al Presidente della Regione Calabria di indire il referendum. Un passo avanti deciso e decisivo. Sul punto però continuano a rimanere forti i dubbi di parte del centrosinistra. Da Cosenza, nei giorni scorsi, nel corso di un incontro alla presenza dei vertici nazionali del Pd e dei socialisti (ne abbiamo parlato qui) sono partiti messaggi durissimi rivolti al presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto. Dal sindaco di Cosenza, Franz Caruso al segretario nazionale del Psi Enzo Maraio fino a Marco Sarracino esponente nazionale dei democrat. Che ai nostri microfoni ha risposto così, quando abbiamo chiesto un parere sulla proposta di fusione. «Il tema è il metodo, viene visto quasi come un’imposizione e tra l’altro i cittadini più che essere i protagonisti rischiano di essere gli spettatori rispetto a un tema che cambierà sicuramente le sorti di questo territorio, per cui noi confermiamo il voto che abbiamo espresso anche in commissione con una contrarietà che purtroppo resta nel metodo scelto e utilizzato». Una parte del Pd cosentino, tuttavia, non pare in contrasto con la posizione assunta dalla maggioranza in Consiglio regionale. «Proveremo a trovare, come abbiamo sempre fatto, una linea unitaria. Noi, a differenza degli altri partiti, discutiamo molto perché rappresentiamo una comunità e siamo ben consapevoli che qualche volta discutere può portare a prendere delle decisioni dopo un po’ di tempo. Facciamo un passo indietro per farne tre avanti come comunità rispetto a delle forze politiche che invece dipendono da un capo. Questo non è il nostro modello». (f.b.)

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