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Le «inedite» rivelazioni di un ex collaboratore di giustizia cosentino

Dalla mala ad una “nuova vita” «simile a quella di un operaio». Il ritratto di Franco Garofalo nel libro di Saverio di Giorno

Pubblicato il: 02/04/2024 – 7:43
Le «inedite» rivelazioni di un ex collaboratore di giustizia cosentino

COSENZA Franco Garofalo, recentemente, è tornato a parlare: chiamato a testimoniare nel corso del processo che mira a far luce sulla morte del calciatore Denis Bergamini. L’ex collaboratore di giustizia cosentino, ha escluso – in quella occasione – «il coinvolgimento della malavita sulla morte» del numero 8 rossoblù.

Il racconto «inedito» dell’ex “santista”

Esponente di spicco del gruppo Perna-Pranno col grado ‘ndranghetista di “santista”, Garofalo è stato particolarmente vicino al “capo di società” di allora, Francesco Perna, ed ha offerto un contributo prezioso alla ricostruzione dell’organigramma associativo, della “guerra” col gruppo Pino-Sena alla successiva pax raggiunta secondo una precisa distribuzione delle fasce di competenza territoriale, ed una fattiva collaborazione nei nuovi settori estorsivi (soprattutto appalti). Le sue dichiarazioni hanno riempito numerosi verbali di collaborazione, dopo la decisione «a sorpresa» di saltare il fosso e aiutare i magistrati antimafia a ricostruire organigrammi e business della mala cosentina. Il pentimento ha lasciato di stucco i vertici della ‘ndrangheta cosentina, come ha avuto modo di sottolineare – nel suo libro “Sodomìa” ed ai nostri microfoni – il giornalista Saverio Di Giorno.

Sodomìa

«Il collaboratore di giustizia rende alcune dichiarazioni del tutto inedite e arricchisce il quadro delle confessioni rese quando decise di avviare la propria collaborazione. A mio parere possono diventare spunti investigativi nuovi o comunque da verificare, da approfondire», dice l’autore del libro presentato alla Ubik a Cosenza. «La sua biografia ho deciso di accostarla a quella di un operaio, sembrano persone assai diverse e invece ho scoperto come in realtà siano più simili di quel che si può pensare».

Sodomìa il libro

Garofalo, tuttavia, con i suoi racconti impreziosisce la ricostruzione dell’autore, minuziosa quando si tratta di riportare indietro la memoria e riannodare i fili del passato criminale della terra bruzia. «Il territorio cosentino ha delle particolarità, delle peculiarità rispetto a quello calabrese. Nel Cosentino abbiamo legami affaristici e non familistici. La crescita del potere delle organizzazioni criminali bruzie, da sempre definite “bastarde” o “babbe” dalle altre organizzazioni consentono di arrivare più velocemente ad alcuni esponenti delle istituzioni e quindi a costruire quest’area grigia che ha reso il territorio centro di riciclaggio», sostiene Di Giorno. Che aggiunge: «Emergono dati storici più che investigativi, sempre poco sottolineati e legati a questo fenomeno del pentitismo. A Cosenza, unicum in Italia, esiste il fenomeno della dissociazione: i pentiti dicono, ma non tutto, le dichiarazioni rese spesso non sono sufficienti a sdoganare l’organizzazione».

Dagli anni ’90 ad oggi, qualcosa è cambiato

«Oggi vediamo le conseguenze di quanto accaduto in quegli anni. Sul punto Franco Garofalo è chiaro quando sostiene che alcune delle vicende che si chiariranno in sede giudiziaria vedono le loro radici negli accordi stabiliti in quegli anni», dice Di Giorno. La mala cosentina, per l’ex pentito, «partiva da bande armate, da estorsioni, dal cavallo di ritorno, mentre il presunto legame con alcuni esponenti delle istituzioni avrebbe consentito di fare il salto di qualità ed arrivare a vere e proprie operazioni di riciclaggio, alla gestione di fondi pubblici e tutte le altre cose che le inchieste negli anni hanno cercato di mettere in luce». Secondo questa interpretazione, gli equilibri stabiliti in quegli anni «restano immutati, sia perché in alcuni casi gli stessi uomini occupano i centri di potere, sia perché non c’è stato un vero ricambio della classe dirigente». (f.b.)

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