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La sfida di Fratelli d’Italia

«Fratelli d’Italia affronta le elezioni europee da primo partito italiano. Un dato che sarà confermato ovviamente ma non si sa in quale misura. Non si conosce ancora l’intenzione di Giorgia Meloni…

Pubblicato il: 09/04/2024 – 15:20
di Mario Campanella
La sfida di Fratelli d’Italia

«Fratelli d’Italia affronta le elezioni europee da primo partito italiano. Un dato che sarà confermato ovviamente ma non si sa in quale misura. Non si conosce ancora l’intenzione di Giorgia Meloni di candidarsi o meno e quanto questo possa spostare all’interno della coalizione e fuori da essa. Fratelli d’Italia ha compiuto una specie di capolavoro dettato da una serie di motivazioni che andrebbero analizzate compiutamente. Il merito iniziale è stato di Matteo Salvini, capace con il governo giallorosso di erodere un consenso enorme ai pentastellati ( salvo poi porre fine maldestramente a quella esperienza) e di portarlo in un’area di destra . Quel campo conquistato e lasciato vuoto Giorgia Meloni lo ha occupato con una indubbia intelligenza politica. Ora, senza negare in alcun modo alla Premier le sue qualità, è altrettanto evidente che debba cercare nel suo partito e in un’area ancora più vasta quel substrato di spessore che è indispensabile per mantenere il consenso, sia a livello centrale che periferico. Fdi è passata in pochissimo tempo dal 6 al 26% e questo comporta in sé una problematica fisiologica di crescita che necessiterebbe di una visione politica a 360 gradi. In Fdi c’è gente di spessore. Tra questi c’è proprio il ministro Lollobrigida, anche se la vulgata lo derubrica a colui che ferma un treno. Lollobrigida ha visione politica in un settore, quale quello dell’agricoltura, che rappresenta da sempre un luogo di cambiamento del consenso e di rappresentazione metapolitica. Senza fare pagelle tra buoni e cattivi probabilmente la questione che deve affrontare FdI è quella di contemperare al suo interno sensibilità politiche diverse. C’è la fiamma del MSI, che richiama a radici di socialità, c’è una spinta conservatrice, c’è una tendenza centrista. Del resto, un partito del 30% o giù di lì è, al netto del successo di Salvini nel 2019, un partito necessariamente trasversale. Semmai bisognerebbe capire, guardando dalle esperienze e dagli errori del centrodestra di vent’anni fa, perché in periferia Fdi faccia fatica a entrare nei comuni e se questo si debba risolvere con una eterna cooptazione. Chi critica la classe dirigente di Fdi dimentica che il periodo di potere di Berlusconi ha di fatto congelato una crescita di una destra autorevole, ovviamente per responsabilità principali dell’allora Alleanza Nazionale. Il limite più evidente sembra quello di disattendere le indicazioni del pensiero gentiliano e cioè del binomio indispensabile tra cultura e politica. In questo la Meloni deve trovare il coraggio di aprire una riflessione che sia produttiva e fertile e che non abbia reticenze. In alcune periferie il ruolo dei dirigenti o dei rappresentanti istituzionali è impiegatizio e non politico e questo non fertilizza il consenso. Così come è un errore appaltare pezzi di territorio non comprendendo che il successo dipende sempre da una visione della politica e della sua importanza che sia uguale a Torino e a Potenza. Le mutazioni geopolitiche probabili nel prossimo futuro impongono scelte severe sulla classe dirigente. Non bastano liturgie ma serve una partecipazione attiva nei territori che rispecchi il valore della leader. Le omelie retoriche e la concezione proporzionalista della politica ( intesa come presenza di semplici replicanti) non sono le armi migliori per crescere. Dopo le elezioni europee è probabile che accadano diverse cose. Magari iniziando da un commissario europeo che esprima discontinuità e passando dalla rivisitazione di tutti i rapporti sul territorio. La metafora calcistica ci insegna che si può vincere per tanto tempo lavorando bene o si può passare in pochi mesi dall’essere primi a diventare settimi. Dipende sempre dall’ umiltà in grado di trasmettere. O dal narcisismo, vero nemico insidioso dell’attualità politica, che spesso, anzi sempre, non porta alcun beneficio».

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