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l’inchiesta

Il “cerchio magico” del ras socialista calabrese Gallo a Torino: favori (e casse di brut) in cambio di voti

L’ex esponente del Psi e del Pd, originario di Cassano allo Ionio, è indagato nell’inchiesta dalla Dda torinese. «Faccio questo di mestiere»

Pubblicato il: 13/04/2024 – 17:47
di Giorgio Curcio
Il “cerchio magico” del ras socialista calabrese Gallo a Torino: favori (e casse di brut) in cambio di voti

È l’ottobre del 2010 quando gli inquirenti, monitorando l’utenza telefonica di Roberto Fantini, inizia ad emergere un rapporto definito «significativo» con Salvatore Gallo. Non un nome qualunque. Gallo è un noto esponente politico locale del Partito Socialista Italiano tra gli anni ’80 e ’90. Nato a Cassano allo Ionio nel 1941, nel 2008 Gallo ha fondato l’associazione culturale “IdeaTO”, una sorta di “corrente” locale del Partito Democratico. In passato, e fino al 2015, Salvatore Gallo è stato titolare di cariche apicali in società a partecipazione pubblica: dalla “Sitalfa S.p.a.” in particolare, controllata da “Sitaf S.p.a.”, società concessionaria dell’autostrada A-32 Torino-Bardonecchia nonché di cogestione del Tunnel del Frejus. L’inchiesta “Echidna” della Dda di Torino, dunque, si è concentrata anche su di lui, facendo emergere come lo stesso Gallo «in ragione della propria pluridecennale esperienza politica» riporta il gip nell’ordinanza «sfruttava la propria abilità e le proprie relazioni negli ambienti istituzionali e politici a fini di orientamento del consenso elettorale ma anche per trarre utilità per sé e per altri». Salvatore Gallo, il “vecchio ras socialista”, è accusato di peculato ed estorsione e per lui la Dda aveva chiesto gli arresti domiciliari, misura respinta poi dal gip. Accuse che hanno spinto il figlio Raffaele (non indagato) a dimettersi dal Consiglio regionale e di ritirare la sua prossima candidatura.

L’uomo “ombra” nelle società

Le accuse formulate dall’accusa e riportate dal gip nell’ordinanza sono eloquenti: Salvatore Gallo, nonostante non avesse più ruoli e incarichi di vertice nella società, «avrebbe continuato ad esercitare una notevole influenza nella gestione di “Sitalfa S.p.a.”, in forza dei rapporti con i dipendenti, tutti con incarichi dirigenziali o comunque di responsabilità, così come nella controllante Sitaf S.p.a.» nella logica che gli inquirenti definiscono «clientelare e di “do ut des” che avrebbe caratterizzato «l’intera attività di Gallo», dispensatore dei più svariati “favori”, spesso vere e proprie utilità, «possibili grazie alla vasta rete di relazioni» scrive ancora il gip nell’ordinanza  «che si adoperava con tanta solerzia non in quanto benefattore o animato da autentico spirito solidaristico ma in quanto interessato ad avere una vasta cerchia di persone fidelizzate» Insomma, secondo l’accusa, Salvatore Gallo «sarebbe stato anche un vero e proprio procacciatore di voti a beneficio dei candidati promossi e sostenuti dall’associazione culturale da lui diretta». Come è emerso dall’inchiesta, dunque, nonostante Salvatore Gallo sembrasse ormai estraneo da tempo ai processi decisionali del gruppo societario, «continuava comunque ad avere voce in capitolo». Le indagini, inoltre, hanno messo in luce il ruolo di «facilitatore» anche attraverso l’influenza esercitata «dal figlio Raffaele nella politica regionale» (non indagato in questo procedimento) scrive il gip nell’ordinanza, tra soggetti «che ricoprono cariche pubbliche e soggetti vicini o quantomeno contigui al sodalizio mafioso».

Il “cerchio magico” di Gallo

Gli inquirenti dedicano un capitolo ad hoc per alcuni degli episodi più significativi sull’influenza di Salvatore Gallo all’interno di un “cerchio magico” di conoscenti e amici fidati. «(…) se tu potessi… se tu e Raffele poteste… che sarebbe carino… chiedere non costa… farlo lì, a Leinì, che poi c’è un posto carino… così vi facciamo vedere il centro come lo aveva fatto e tutto…» «…eh! tu dammi la disponibilità di gualche altro giorno…». È il 20 ottobre 2020 quando Roberto Fantini, finito agli arresti domiciliari, contatta Salvatore Gallo per dirgli che un loro conoscente li voleva invitare a visitare il suo nuovo centro medico. Dalle successive intercettazioni è emerso che, durante l’incontro, il titolare di questo centro «avrebbe dovuto prospettare a Raffaele Gallo alcuni problemi relativi ad una pratica che lo riguardava» e che era in fase di trattazione alla Regione Piemonte. «…gli fa visitare il locale e poi gli esponi i problemi e poi eventualmente gli dici dov’è la pratica, cosa hai fatto, quando l’hai presentata… si… fatti un promemoria…», consiglia Fantini al titolare del centro.  

Le casse di brut come “ringraziamento”

Alcune conversazioni intercettate il 5 novembre 2020 hanno consentito agli inquirenti di acquisire ulteriori elementi dai quali desumere con certezza che l’incontro fosse effettivamente avvenuto il 29 ottobre 2020. C’è, ad esempio, una telefonata di Fantini al titolare di un noto locale torinese. A quest’ultimo si raccomanda di acquistare alcune casse di spumante o champagne. «…per quelle casse… le casse di quel brut… io faccio venire direttamente la persona a ritirarla… le faccio prendere direttamente dalla persona e poi tanto ti do i dati per, fare la fattura e bon, ok?». Chiusa la conversazione, Fantini contatta Gallo: «… allora io ho già trovato il vino… io lascio il tuo nominativo… non so chi mandi… devi ritirare queste sei casse di brut, ok? io lascio il tuo nome…».

Il forno per la sede di “IdeaTO”

Nelle ore successive, come ricostruito dalla Distrettuale antimafia torinese, il titolare del centro informa Gallo che era stato effettuato il sopralluogo, precisando che non gli era stato rilasciato alcun verbale. «Oggi ho fatto, dammi ritorno appena sai. Ciao». Qualche giorno dopo è invece Salvatore Gallo a scrivere, mostrandosi dunque impegnato a risolvere la questione per un amico. «Eh no! È un tuo amico, eh!», spiega a Fantini. In questo vortice di «aiuti reciproci» annota il gip nell’ordinanza, rientra anche un forno, destinato alla sede della “IdeaTO”. «Tu mi conosci ormai?!? No (…) sono come te… le cose le faccio…» spiega Gallo allo stesso Fantini. Intanto aveva avuto buon esito la pratica per il centro. A comunicarlo è proprio Gallo a Fantini a gennaio 2021. «… è andato a posto lo sai no? Ha ricevuto ha ricevuto anche il verbale… eh, ma… Roberto… se non era per te… eh…». Il 27 marzo 2021 Salvatore Gallo rassicurava ancora il titolare del centro, spiegandogli che la Commissione di vigilanza dell’AslTo4 aveva espresso parere favorevole al Comune di Leinì per la concessione dell’autorizzazione e lo invitava a mettersi in contatto lunedì con un soggetto al quale lo aveva indirizzato nelle occasioni precedenti. «… dovrebbe essere tutto ok… chiama quella persona con la quale sei andato a parlare l’altra volta, no?» «lunedì fagli una telefonata e poi dammi il ritorno…».  

Le assunzioni segnalate

Le attività di intercettazione hanno permesso agli inquirenti di ricostruire alcuni casi di assunzioni all’interno del gruppo “Sitaf” avvenute sulla base delle “segnalazioni” di Salvatore Gallo. Emerge così la figura di Salvatore Sergi, calabrese come lui perché nato a Girifalco e tra gli indagati nell’inchiesta, direttore Risorse Umane, direttore tronco T4, direttore di Esercizio Autostrada A32 e dirigente di Sitaf S.p.a. È a lui che Salvatore Gallo si «sarebbe rivolto perorando l’assunzione di nuovi lavoratori» e il trasferimento di personale «già in forza ad altre società del gruppo o ancora il cambio di mansioni di personale dipendente». Sono tre in particolare i soggetti per i quali i due si erano attivati per «favorire la posizione lavorativa» all’interno del gruppo. «Salvatore, i tuoi amici, i nostri amici te li devi curare…», questo l’invito di Gallo rivolto a Sergi in una telefonata risalente al dicembre 2020. E a e prendere provvedimenti nei confronti di quelli considerati “infedeli”. «…caccialo! Mettilo in un altro posto così vediamo come reagisce…», lo esorta Gallo. Tra i soggetti “segnalati” da Gallo c’è un ragazzo definito «prezioso» e che avrebbe accettato come primo incarico anche una mansione di basso profilo. Anche se chiariva poco dopo: «(…) va bene l’inquadramento operaio va bene… però utilizziamolo diversamente non mortifichiamo il prossimo se no perdo tutti io…». Gallo indica poi un altro dipendente per cui mostrava un particolare interesse. «… quello è più facile poterlo utilizzare e vederlo dove mettere… abbi pazienza io… faccio questo mestiere… che da queste cose derivano anche tutte le altre cose…».

Le ambizioni politiche di un dipendente

Tra le segnalazioni di Salvatore Gallo c’è anche un altro soggetto, non indagato, nei confronti del quale l’ex PSI si spende al punto da fare pressioni su Roberto Fantini «affinché lo collocasse in aspettativa» riporta il gip nell’ordinanza. Nelle ambizioni del dipendente, infatti, c’era la prospettiva di intraprendere, sotto l’egida dei due Gallo, un percorso politico. «(…) se rimane Roberto, non abbiamo problemi… possiamo giocare un pochettino perché è un caro amico, una cara persona…», e ancora: «quindi non ho problemi sotto questo aspetto. E anche nei tuoi riguardi ha un’attenzione particolare…». Qualche mese dopo, è il marzo del 2021, gli inquirenti intercettano la telefonata tra Salvatore Gallo e il giovane. Al centro, l’attività di tesseramento svolta da quest’ultimo, a Beinasco, in favore dell’associazione “IdeaTO”. «(…) io li a Beinasco, in vista del congresso, ho fatto quello che dovevo fare… oggi 10, però altri 4 mi devono dare una risposta», scatenando però la reazione di Gallo: «… t’ho detto di incrementare no… con 10-12 iscritti non conterai mai niente lì dentro… scusami eh… cosa vuoi contare con 10 iscritti… vabbè dai, quando ci vediamo la prossima settimana chiacchieriamo…».

«Rispetto il cane per il padrone»

Salvatore Gallo – come ricostruito dagli inquirenti – si sarebbe “mosso” anche per un altro dipendente. Quest’ultimo, come altri di “Sitalfa” «aveva avuto problemi di salute ed era stato inserito nella lista del personale “a disposizione”». Gallo spiega di «di aver chiesto l’interessamento di Salvatore Sergi e di aver appreso dal padre del giovane che in “Tecnositaf”, altra società del gruppo dove lavorava un parente dell’interlocutore, cercavano una persona da impiegare in magazzino». Sarà il padre, poi, a mettersi in contatto con Salvatore Gallo, per spiegargli che il figlio avrebbe voluto conferire con lui «in merito al proprio impiego, atteso che gli era stata prospettata una collocazione presso un magazzino», riporta il gip nell’ordinanza, posto di lavoro che Gallo gli suggerisce di accettare. È luglio del 2021 e Salvatore Gallo verrà informato da un dipendente Sitaf di alcune “problematiche” sorte con il giovane assunto grazie a lui, a cominciare dai comportamenti irrispettosi. «Consapevole che il giovane fosse “persona vicina” a Gallo» scrive il gip nell’ordinanza «il dipendente sottolineava che avrebbe rispettato il cane per il padrone ma il cane non avrebbe dovuto né ringhiare né mordere».

I voti per la candidatura di Lo Russo

Secondo l’accusa, dunque, Salvatore Gallo avrebbe creato «con i suoi “protetti” un legame così solido da poter essere utilizzato strumentalmente secondo le necessità ad ogni occasione utile, comprese, evidentemente, le necessità politiche». Come in occasione della raccolta firme per la presentazione della candidatura di Stefano Lo Russo alla carica di sindaco di Torino. «(…) oggi nel pomeriggio dalle due alle sei… nella sede… hanno bisogno di firme per la sottoscrizione del candidato Lo Russo sindaco… quindi raccogli un po’… sette, otto, dieci persane della tua famiglia… se riesci a portarmeli mi fai una cortesia…». Siamo ad agosto 2021 e Gallo esortava così il padre di un dei dipendenti per il quale si era “speso” nei mesi precedenti. Qualche settimana dopo lo ricontatta, e rinnova l’esortazione: «Muoviti per la campagna!». «…noi ci stiamo muovendo, sia io che mio figlio!». (g.curcio@corrierecal.it)

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