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IL FOCUS | I DATI

Stretta sugli ecobonus, l’edilizia calabrese alla prova del nove

L’ennesimo giro di vite del governo, di fatto chiude la stagione degli incentivi. Ma resta mezzo miliardo di crediti incagliati e le difficoltà per 800 imprese

Pubblicato il: 14/04/2024 – 7:00
di Roberto De Santo
Stretta sugli ecobonus, l’edilizia calabrese alla prova del nove

COSENZA Nonostante errori commessi nella messa a punto del Superbonus, questa misura ha determinato la crescita esponenziale di uno dei settori più performanti per l’economia calabrese: l’edilizia. Ora dopo la decisione dell’esecutivo Meloni di stringere ancora di più sul meccanismo per ottenere questo bonus, la misura rischia di divenire un boomerang per il comparto che negli ultimi anni ha contribuito più di altri a generare ricchezza diffusa sul territorio.

Per darne una misura, dato 100 l’indice di crescita cumulata del valore aggiunto extra-agricolo nel biennio 2020-2022 (anni senza ritocchi sulla misura) in Calabria, il contributo del settore delle costruzioni è valso il 26,3% del valore aggiunto prodotto contro l’ 11,9 del Centro-Nord e il 18,9 del Mezzogiorno. A significare quanto impatto abbiano esercitato nella regione i vantaggi legati ai contributi dettati dal sistema del Superbonus 110%. Così spogliato dello sconto in fattura e soprattutto della cessione del credito, il Superbonus è divenuto ancor di più un sistema ridotto ad una ristretta cerchia di utenti e sicuramente meno attrattivo per i cittadini.

Il ministro Giancarlo Giorgetti

Ma l’effetto più deleterio dei “correttivi” introdotti dal ministero, retto da Giancarlo Giorgetti, resta quello di aver generato una massa enorme di crediti “incagliati”, cioè quelli che le imprese si ritrovano nei propri cassetti fiscali non più utilizzabili ai fini della compensazione di debiti con l’erario. Una massa che pesa terribilmente sulla tenuta delle imprese del comparto, ma a cascata anche sull’intera economia calabrese. Se si consideri che, stando ai calcoli dell’Ance, risultano incastrati ben mezzo miliardo di euro di crediti maturati per rigenerare il patrimonio edilizio regionale. Senza lo sblocco del sistema, le imprese calabresi – circa 800 vivono in questo limbo – potrebbero entrare in difficoltà di liquidità, con ripercussioni su occupazione e blocco dell’intera filiera produttiva.

I dati calabresi

Un sistema che, al netto dei correttivi che andavano fatti sugli interventi finanziabili (un limite sulle seconde case, una valutazione delle condizioni di partenza degli immobili oggetto di riqualificazione e un bonus troppo generoso al 110%), comunque ha consentito, per la prima volta nella storia, di affrontare in modo organico il tema della rigenerazione dell’enorme patrimonio immobiliare presente in Calabria.


Stando agli ultimi dati dell’Enea, infatti, fino a marzo scorso sono stati realizzati interventi su 15.873 edifici sparsi nella regione di cui oltre la metà costituiti da edifici unifamiliari (esattamente il 53,6%), poco più di un quarto da condomini (25,9%) ed il resto da villette.

Numeri che si traducono in investimenti generati per 3,4 miliardi e che hanno portato alla conclusione di lavori per circa il 94% degli interventi avviati.

Il rischio di mancare l’obiettivo Ue


Numeri che indicano anche come quel processo di rigenerazione del patrimonio edilizio calabrese fosse andato nella direzione auspicata anche dall’Europa e che nel futuro diventerà ancor più determinante.

Il Consiglio europeo ha dato il via libera alla direttiva sulle case green


Visto che la direttiva sulle case green ha ottenuto il via libera dal Consiglio europeo – con il dissenso “guarda caso” dell’Italia oltre che dell’Ungheria – e che prevede appunto tra l’altro le ristrutturazioni secondo criteri ecocompatibili.
Ad iniziare dal risparmio energetico che era previsto proprio dal bonus depotenziato dal governo Meloni. Un’arma spuntata, quella del sistema di sostegni all’efficientamento energetico degli edifici, che rischia così di non far centrare quell’obiettivo contemplato dall’Europa che fissa la soglia di risparmio energetico al 16% al 2030. Grazie al Superbonus, secondo i dati dell’Enea, l’Italia era già arrivata ad un target del 5%, senza quel trend potrebbe rallentare. A meno che il Governo non rimoduli risorse del Pnrr a sostegno di questa partita. Una scelta che al momento, leggendo i commenti degli esponenti di maggioranza, non sembra un’opzione sul tavolo del Governo. E a pagarne le conseguenze a cascata ci sono quelle regioni che maggiormente avrebbero bisogno di recuperare terreno grazie alla leva dell’edilizia ecosostenibile come la Calabria. (r.desanto@corrierecal.it)

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