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‘Ndrangheta e affari, da Copanello all’ex Valtur di Nicotera: le ambizioni di Pittelli con il placet di Luigi Mancuso

Nelle motivazioni della sentenza del maxiprocesso anche l’interesse nel settore turistico dell’ex parlamentare di Forza Italia, condannato a 11 anni in primo grado

Pubblicato il: 23/05/2024 – 6:56
di Giorgio Curcio
‘Ndrangheta e affari, da Copanello all’ex Valtur di Nicotera: le ambizioni di Pittelli con il placet di Luigi Mancuso

VIBO VALENTIA Tra le vicende che riguardano l’avvocato Giancarlo Pittelli c’è anche quella legata alle sorti del villaggio ex Valtur e l’investimento sul terreno di Copanello. L’imputato, infatti, sfruttando il legame “strettissimo” che aveva con Luigi Mancuso – rimarcata nei momenti opportuni – «spenderà la sua vicinanza al “boss” con alcuni imprenditori per ricavarne benefici e profitti». È uno dei passaggi chiave, riportati nelle motivazioni dei giudici, che hanno portato alla condanna dell’ex deputato di Forza Italia a 11 anni di reclusione, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa per avere favorito, «grazie al proprio patrimonio di conoscenze, la cosca Mancuso di Limbadi».

Le ambizioni sul settore turistico

Come ricostruito in fase dibattimentale e riportato dai giudici nelle motivazioni, Giancarlo Pittelli era proprietario di un terreno a Copanello, nel comune di Stalettì, «località di indubbio interesse turistico». Su questo terreno l’avvocato aveva intenzione di realizzare un complesso alberghiero e, più in generale, una struttura turistico-residenziale. Allo stesso tempo, il terreno in questione era stato oggetto di una serie di vicissitudini che Pittelli racconterà, in diverse conversazioni, ai suoi interlocutori. La proprietà, ad esempio, risultava gravata da un credito ipotecario concesso dalla società “Pirelli Re”, credito che, nel corso degli anni, veniva ceduto alla “Prelios” e dopo ancora ad un’altra società. Dall’attività tecnica in atto sulle utenze di Pittelli, emerge come questi «avesse in animo di realizzare un progetto edilizio vantaggioso e remunerativo su quel terreno», riportano i giudici, «così da estinguere anche una serie di debiti che aveva accumulato negli anni, contando sulle entrature che vantava nella pubblica amministrazione e, in particolare, nel Comune di Stalettì» ma soprattutto attivando il circuito relazionale che si era creato negli ambienti della finanza e della massoneria, «alla quale lui stesso appartiene». Con queste premesse, dunque, Pittelli aveva cercato di estinguere il credito ipotecario gravante sul terreno e di ottenere una transazione a lui favorevole.


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Pittelli il “mediatore”

La “vicenda” Copanello, come riportano i giudici nelle pagine delle motivazioni, si incrocia con le sorti del Villagio ex Valtur di Nicotera Marina, struttura turistica ricaduta in una procedura fallimentare e che la società titolare del villaggio, proprio la “Prelios”, stava tentando, invano, di vendere. Pittelli, avuta questa informazione proprio mentre si trovava negli uffici milanesi della Prelios, diretta da Fabrizio Palenzona, amico di Pittelli, «capisce di poter beneficiare di questa situazione per trame dei vantaggi proprio in relazione al progetto imprenditoriale da attuare sul terreno di Copanello», annotano i giudici. Pittelli, dunque, facendo inequivocabilmente riferimento al contesto mafioso insistente su quell’area che non poteva in alcun modo essere bypassato se la società avesse voluto vendere il Villaggio Valtur, «si offriva quale “mediatore” dell’intera vicenda, proponendo uno scambio di favori, al di là delle frasi diplomatiche con le quali il Pittelli condisce quella che è la vera richiesta: lui si sarebbe offerto di parlare con Luigi Mancuso, suo storico cliente e criminalmente competente in quell’area per ottenere “l’autorizzazione” a realizzare la transazione commerciale e a vendere il villaggio, in cambio la Prelios gli avrebbe proposto delle soluzioni vantaggiose per l’estinzione del debito gravante sul terreno di Copanello». Già dal gennaio 2018, sull’utenza monitorata di Pittelli, venivano registrate delle conversazioni dalle quali si desume la sua ricerca forsennata di partners finanziari ai quali proporre la realizzazione del progetto edilizio sul terreno di Copanello e per fare ciò avrebbe dovuto prima cercare di transare il debito per il quale esisteva l’ipoteca sul terreno e che bloccava il progetto imprenditoriale. «Per questo si rivolgeva anche ad Attilio Zimatore – annotano i giudici nelle motivazioni – professore ordinario della facoltà di giurisprudenza della Luiss e Presidente di Prelios, per cercare di capire chi fosse attualmente il titolare del credito».

«Qui non abbiamo problemi di mafia»

Da un’altra serie di conversazioni intercorse nelle settimane successive, «si capiva che la titolarità del credito era in capo alla società Credit Suisse e non alla società FBS di Ravenna», scrivono i giudici. «… tu vuoi farlo? lo dobbiamo fare subito, non possiamo perdere un altro anno, perché è un peccato mortale, io a giugno ho le elezioni a Stalettì e sto facendo Vira di Dio per far risultare il mio Sindaco per farlo riconfermare». Da questa intercettazione i giudici traggono due elementi importanti: da una parte Pittelli era consapevole di poter manovrare l’amministrazione comunale di Stalettì, dall’altra Pittelli «sapeva di poter contare sull’appoggio di Fabrizio, che altri non era che Fabrizio Palenzona, per il finanziamento della struttura recettizia che lui aveva in animo di costruire sul terreno di Copanello, il cui progetto stava andando avanti», scrivono i giudici.
Ma non è tutto. Pittelli, infatti, il 12 maggio 2018, mentre era in auto con la commercialista e l’architetto illustra i vantaggi che sarebbero derivati dal progetto imprenditoriale attraverso dei commenti significativi. «(…) no, abbiamo prezzi di edificazione che sono notevolmente inferiori a quelli di Milano, di Padova e di Roma (…) noi con 800 euro costruiamo, 1.000 euro completo di sistemazione esterna…». E ancora: «E poi non abbiamo problemi di mafia… e no perché con la Chiesa non è che possono venire a prendersela, perché sarebbe assurdo, io li difendo, quindi non… non se la piglierebbero mai… non se la piglierebbero mai…». Per i giudici, dunque, Pittelli «esclude apertamente che la mafia, che solitamente esercita un controllo asfissiante su grosse realtà imprenditoriali come quella di cui si stava discutendo, potesse creare degli ostacoli».


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L’ex Valtur di Nicotera

Risolti i problemi del debito pregresso sul terreno, l’obiettivo del difensore era quello di accelerare nella costituzione di una società e nell’edificazione. E, da una serie di conversazioni, «emerge che Pittelli voleva coinvolgere Fabrizio Palenzona, presidente del Consiglio di amministrazione di Prelios, per un finanziamento economico della struttura turistica da creare a Copanello». In questo intreccio di rapporti con i vertici della Prelios salta fuori anche la vicenda della vendita del villaggio turistico ex Valtur di Nicotera Marina, che la società proprietaria stava cercando da diversi anni di rivendere, in seguito alla dichiarazione di fallimento. E così, mentre Pittelli si trovava a Milano negli uffici della Prelios in attesa dell’arrivo dell’amico Palenzona, apprende da uno dei dirigenti di una problematica connessa alla vendita immobiliare del villaggio turistico. Il dirigente, inoltre, spiegava Pittelli che «da ben sette anni Prelios non riusciva a vendere una struttura a Nicotera Marina» annotano i giudici, rimasta fuori dal concordato Valtur, spiegando che i tentativi di vendita erano stati infruttuosi «anche quando la società aveva tentato di svenderla ad un decimo del prezzo di acquisto che ammontava a venti milioni di euro». E così l’avvocato si offriva di aiutarlo, facendo capire che la difficoltà maggiore di una transazione commerciale in un’area ad alta densità criminale era proprio la presenza del controllo mafioso, ma allo stesso tempo usava la propria vicinanza a Luigi Mancuso per tranquillizzare i vertici della Prelios, spiegando che bisognava parlare con l’avvocato dei Mancuso, che altri non era che lo stesso Pittelli: «Lei mi risolve questo e io le risolvo quello…».

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Pittelli, la persona giusta

Come riportato, dunque, nelle motivazioni, Pittelli si mostrava fiducioso «di poter riuscire nell’affare dopo aver parlato con Luigi Mancuso, che avrebbe dovuto incontrare a breve, sfruttando il peso criminale che lo stesso Mancuso aveva in quella zona per convincere i vertici di Prelios che lui, l’avvocato Pittelli per l’appunto, era la persona giusta a seguire questa trattativa, proprio per il legame storico che aveva con il capo mafia che avrebbe coinvolto direttamente nella vicenda». Senza il placet di Luigi Mancuso a Nicotera Marina – come lui stesso ha ribadito – non si poteva fare una transazione commerciale così importante.

Pittelli «non era vittima»

Secondo i giudici, dunque, Giancarlo Pittelli, lungi dall’essere una mera vittima del sistema, «mostra di sapersi districare abilmente in queste dinamiche criminali» e di saperle sfruttare a proprio vantaggio, «con l’intento sia di lucrare sulla vendita dell’ex villaggio Valtur e sia di mettere i vertici della Prelios in una condizione di riconoscenza» per aver risolto una problematica che durava da sette anni, in modo da «poter poi convincere la Prelios ad investire nel progetto imprenditoriale di Copanello». (g.curcio@corrierecal.it)

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