Le priorità della Calabria a Bruxelles
La lettera firmata da Vittorio Pecoraro, segretario provinciale del Pd di Cosenza, indirizzata al direttore del Corriere della Calabria

Riceviamo e pubblichiamo la lettera firmata da Vittorio Pecoraro, segretario provinciale del Partito Democratico di Cosenza, indirizzata al direttore del Corriere della Calabria
«Egregio Direttore,
Come sa, sono il segretario provinciale del Partito Democratico di Cosenza e affido le mie speranze al successo del Partito Socialista Europeo, a cui sto dedicando una intensa campagna elettorale. Tuttavia, sento la necessità di scriverle aldilà del ruolo dei partiti, poiché vedo una inspiegabile distanza fra la politica calabrese e il voto europeo. Dobbiamo invece lavorare affinché le elezioni europee del 2024 rappresentino un’opportunità per la Calabria di ridefinire e affermare il proprio ruolo all’interno dell’Unione Europea.
Secondo l’Economist, il 2024 è “the biggest election year in history”, con 76 Paesi che sono già andati o andranno alle urne, tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Bangladesh, India, Indonesia, Pakistan, Messico e Sudafrica. In questo contesto globale, anche la Calabria è chiamata al voto per eleggere i propri rappresentanti in Europa. Occorre, dunque, definire come la comunità calabrese possa muoversi nel complesso e composito quadro unionale, dove non contano solo le famiglie politiche, ma anche molto la rappresentanza dei territori.
In tale scenario, non essendo possibile avere una significativa influenza regionale su istituzioni come la Commissione e il Consiglio dell’UE, la Calabria deve puntare tutto su una presenza capillare nel Parlamento europeo. Si consideri, inoltre, che il Parlamento europeo uscito dal Trattato di Lisbona è un centro decisionale di enorme rilevanza, completamente differente dalla narrazione di chi lo descrive come “un cimitero degli elefanti”.
Per investire davvero sul lavoro del Parlamento europeo però non bisogna farsi distrarre da ciò che attira di più l’interesse mediatico della giornata. Al contrario, sono due le cose concrete da fare: presidiare le commissioni parlamentari e presidiare i luoghi della diplomazia parlamentare, cioè le delegazioni per i rapporti internazionali. Con particolare riferimento alle prime, sono questi i veri luoghi dove le decisioni UE vengono negoziate e assunte.
Per ciò che concerne le Commissioni, due sono decisive per il nostro futuro di calabresi: quella AGRI, responsabile della politica agricola comune, e quella REGI, responsabile dello sviluppo regionale (che include la Politica di Coesione). Si ricordi che è dalla Politica di Coesione e dalla Politica Agricola Comune (PAC) che passa la maggioranza del bilancio pluriennale dell’UE e che nei prossimi due anni entrerà nel vivo il dibattito sulla prossima programmazione che partirà dal 2028, con un nuovo quadro di policy che valorizzerà alcune territorialità e ne penalizzerà altre.
Basti pensare che proprio in questi anni il dibattito europeo, come nel caso del nono Forum sulla politica di coesione promosso dalla Commissione, ha visto diverse voci richiedere una maggiore attenzione anche alle regioni considerate più sviluppate, come in Italia il nord. In questo senso, bisogna lavorare con fermezza assoluta per evitare che tale scelta svantaggi le regioni meno sviluppate, come la Calabria, o ne sottragga risorse. Un rischio molto concreto, che in sostanza consisterebbe nel permettere ai più ricchi di avvantaggiarsi della politica di coesione, nata e prevista dai trattati per porre rimedio alle disuguaglianze territoriali.
Non vi sono solo rischi, però, ma anche opportunità da cogliere. Stanno, infatti, emergendo nella discussione sul futuro della coesione altre necessità, come interventi per affrontare le disuguaglianze tra i centri urbani e le aree a minore densità di popolazione. Sarà inoltre fondamentale valorizzare l’esperienza di iniziative come il Just Transition Fund (Fondo per l’equa transizione), che finora ha escluso la Calabria concentrandosi solo su Puglia e Sardegna.
In aggiunta, appare fondamentale rafforzare modelli di programmazione negoziata, che in Calabria hanno già visto il successo di alcune esperienze nazionali con Contratti istituzionali di sviluppo. Questo sarà possibile sia nella coesione con nuovi investimenti territoriali integrati, sia nella politica agricola, ad esempio, potenziare il ruolo dei Gruppi di Azione Locale (GAL).
Non bisogna poi dimenticarsi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) che sta per entrare nel ciclo finale della sua esperienza. Sarà fondamentale garantire una piattaforma di investimenti pubblici basata su risultati a valere sulle risorse di un debito comune europeo. Anche alla Calabria, serve un erede del PNRR.
Si sommano poi un’infinità di altre tematiche. A titolo di esempio, sarebbe auspicabile che la Calabria si faccia capofila di una vera strategia europea, in continuità con la Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI), per le aree lontane dai principali centri di servizi essenziali come salute, istruzione e mobilità. Aree molto presenti in Calabria, caratterizzate da una bassa densità di popolazione, isolamento geografico ed enormi difficoltà economiche e infrastrutturali.
In questo scenario, servirebbe il più possibile dare un senso e rafforzare, con notevoli sforzi, l’ufficio di collegamento di Bruxelles della Regione Calabria per implementare queste politiche anche attraverso un vero e proprio lavoro di advocacy.
Arrivando alla delegazione per i rapporti internazionali, anche la Calabria deve avere un occhio sulla politica estera, perché è nella proiezione della Calabria nel mondo che risiede una grande possibilità di sfuggire alla famosa “trappola dello sviluppo” in cui ora si trova.
La Calabria possiede una posizione geopolitica di rilevante importanza con un potenziale significativo sia a livello nazionale che internazionale, un potenziale che finora non è stato pienamente sfruttato. Sulla carta, potrebbe essere paragonata a punti nevralgici del Mediterraneo come Malta o Cipro, ma non ne ha ancora una piena consapevolezza. Senza entrare in questa sede nel dibattito sul futuro della portualità e delle infrastrutture, dobbiamo registrare che la Calabria si è dimostrata meno pronta ad affacciarsi alla finestra mediterranea rispetto ad altri esempi nazionali, basti considerare il protagonismo della Puglia ottenuto grazie alla Strategia dell’UE per la regione adriatica e ionica (EUSAIR).
Alla luce di ciò, sarà fondamentale presidiare i luoghi della diplomazia parlamentare, come le delegazioni del Parlamento europeo per i rapporti internazionali. In primis, perché la Calabria deve essere una delle regioni a sostenere con più forza il potenziamento della Politica Europea di Vicinato con la sponda sud del Mediterraneo, un aspetto messo in secondo piano in questi anni, ma che resta di assoluta importanza dato che dai rapporti con paesi come l’Algeria, la Tunisia o la Libia passano temi fondamentali per il nostro sviluppo, come l’approvvigionamento energetico, ma anche una gestione rispettosa dei diritti umani dei flussi migratori dall’Africa.
In secundis, sarà necessario che la Calabria si attivi per il rilancio dell’esperienza dell’Unione per il Mediterraneo, esperienza intergovernativa in stallo che non ha prodotto risultati significativi in nessun campo e che può essere strumento per promuovere una nuova integrazione economica con paesi rivieraschi del Mediterraneo.
Infine, la Calabria dovrebbe sostenere con forza l’integrazione dell’UE dei Balcani Occidentali, un processo lungo e ancora con molte resistenze, a partire dall’adesione all’UE dell’Albania, un paese con antichissimi e importantissimi legami con la Calabria grazie alla presenza di isole linguistiche arbëreshë.
In conclusione, è essenziale che la regione come collettività sviluppi una strategia chiara e mirata per massimizzare la propria influenza nel Parlamento europeo. I temi possibili sarebbero tanti, e qui abbiamo solo citato alcuni esempi per dare l’idea di un metodo di lavoro che si dovrebbe affermare. Un approccio strategico e lungimirante è fondamentale per andare oltre i problemi della contingenza.
Solo attraverso una rappresentanza forte e strategica la Calabria potrà superare le sfide attuali, sfruttare appieno il proprio potenziale e contribuire attivamente alla costruzione del futuro politico ed economico dell’Europa e della regione mediterranea».
(redazione@corrierecal.it)
Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato