Venti
Diversi secoli prima che Rieti diventasse Capoluogo di Provincia, con Regio Decreto del 2 gennaio 1927, tra gli abitanti di Cittareale,a quel tempo povero paese collinare bagnato dal fiume Velino, si…

Diversi secoli prima che Rieti diventasse Capoluogo di Provincia, con Regio Decreto del 2 gennaio 1927, tra gli abitanti di Cittareale,a quel tempo povero paese collinare bagnato dal fiume Velino, si raccontava una leggenda, della quale nessuno conosceva l’origine. Essa narrava come ai tempi del papato di Gregorio Magno (tra il 590 e il 604 secondo il futuro calendario di Gregorio XIII del 1582), a Cittareale si verificasse sistematicamente un singolare fenomeno: quando da nord arrivava il Vento Rosa tutte le puerpere in cuor loro gioivano per il futuro aiuto nelle faccende domestiche, mentre i loro mariti pregavano affinché quella del Vento Rosa fosse un’infondata diceria.
Purtroppo per loro, che speravano nell’arrivo di future robusta braccia che lavorassero nei campi pietrosi, tutte le partorienti davano sistematicamente alla luce solo figlie femmine, ovvero, dal punto di vista dei padri, nuove bocche da sfamare e, una volta giunte alla pubertà, nuove pecore, maiali o vacche da portare in dote per i futuri mariti. E poiché il Vento Rosa spirò sull’allora povero borgo per tutta la durata del papato di Gregorio Magno e anche dopo l’insediamento del successore papa Sabiniano, la popolazione femminile diventò così numerosa da rappresentare più del triplo di quella maschile. Così gli uomini del villaggio, dopo lunghe consultazioni, decisero che c’era una sola cosa da fare: accantonare temporaneamente la fede cristiana e rivolgersi allo sciamano pagano Rotondo il Vecchio, notissimo in tutti i paesi bagnati dal Velino per le sue indiscusse arti magiche.
Pertanto una mattina di fine inverno, una delegazione composta da otto anziani saggi di Cittareale partì per Grotta Ventosa, dove si trovava l’isolata abitazione di Rotondo, portando in dono due sacchi di farro, un mulo ed un cerbiatto impastoiato, catturato nelle foreste che circondavano il villaggio.
Giunti alla meta, dopo le reverenze d’obbligo e la consegna dei doni, Lumino il Fidato, in qualità di più anziano del gruppo, espose a Rotondo il motivo che li aveva condotti fin lì e la supplica che, tramite loro, tutti gli abitanti maschi di Cittareale gli rivolgevano. Lo sciamano parve capire l’urgente necessità che aveva condotto gli otto messaggeri da lui e una notte, dopo averli fatti sedere in cerchio di fronte alla sua rustica casa di pietre, fango e paglia, accese un fuoco e arrostì per i questuanti una dozzina di ghiri, dicendo loro: “aspettate l’alba, aspettate per il tempo di due clessidre che il sole sia alto e poi guardate tutti il cielo tenendo in mano ognuno una candela”.
Naturalmente tutti gli anziani eseguirono alla lettera gli ordini di Rotondo il Vecchio e quando le candele furono spente, lo sciamano, recitando formule in una lingua ignota ai presenti, impastò nella cera le ossa dei ghiri mangiati la notte prima, la divise in otto parti, consegnando a ciascuno una di esse ed emanò la sua sentenza. “Tornate al borgo dal quale venite e ogni notte seduti in cerchio arrostite un ‘oca e un coniglio, aspettate l’alba e quando l’alba sarà passata dopo il tempo di due clessidre guardate il cielo, rinnovate il fuoco dove avete cotto gli animali e scioglietevi in esso ogni giorno un pezzo di questa cera. Casomai dovesse piovere, rimandate tutto al giorno successivo o, se il cielo fosse nuvoloso, a quando dopo l’alba tornerà di nuovo il sole”.
La delegazione di anziani, un po’ grata e un po’ incredula, fece ritorno a Cittareale e appena giunta fu assediata dai maschi adulti, giovani e anziani del paese, ansiosi di conoscere il responso dello sciamano. Naturalmente tutti vennero messi al corrente delle parole di Rotondo il Vecchio e invitati a sacrificare otto preziose oche e altrettanti conigli per le future cerimonie pagane. Poiché nessuno si oppose e tutti si dimostrarono collaborativi nel donare gli animali richiesti, da quella stessa notte gli otto anziani misero in atto quanto proposto dallo sciamano. E così fecero per le sette notti successive. Cosa videro i prescelti guardando il cielo due clessidre dopo l’alba e dopo aver sciolto la cera come prescritto dalla cerimonia voluta dallo sciamano pagano, risultò chiaro a tutti gli anziani saggi, i quali si fecero il segno della croce implorando il Signore per averlo temporaneamente abbandonato e si augurarono che la pratica pagana a cui si erano dedicati avesse davvero effetto.
Nonostante l’essere tornati all’autentica fede cristiana, trascorsi dieci giorni tutti gli anziani dovettero ammettere in cuor loro che anche il credo pagano faceva dei miracoli. Infatti smise di spirare il Vento Rosa e da est arrivò il vento del colore che tutti avevano visto guardando il cielo, sia da Grotta Ventosa che durante la cerimonia di Cittareale, ossia il celeste, come il Vento Celeste che appunto iniziò ininterrottamente a sferzare il borgo sul Velino per i sei anni successivi. Fu così che le puerpere cominciarono a dare alla luce prima due, poi cinque e infine tutte quante solo figli maschi, per la felicità dei padri e la mestizia delle madri. Trascorso tale periodo a Cittareale fu raggiunto l’equilibrio tra il numero di maschi e femmine e il Vento Celeste terminò di spirare, sostituito da ovest dal Vento Giallo, caratterizzato dal più convinto disinteresse per la natura del sesso dei nascituri e da un smodata passione per le febbri malariche. Questa leggenda era sconosciuta ai più, ma probabilmente non all’avvocato, nonché storico locale, Alberto Mario Marcucci, Podestà di Rieti dal 1926 al 1934, appartenente al Partito Nazional Fascista, il quale durante i festeggiamenti per il Regio Decreto che faceva della città Capoluogo di Provincia, dal balcone del Municipio pronunciò rivolto alla cittadinanza assiepata in strada le seguenti parole: “Come le leggende di un tempo, da oggi su tutta la nuova provincia di Rieti spira un vento nuovo che ne farà una fra le prime del Paese. Sì un Vento nuovo: un Vento Nero!”.
Mai parole furono più profetiche. Infatti non solo per il reatino, ma per tutta l’Italia, per i futuri sedici anni spirerà non un Vento Nuovo come auspicava l’avvocato Marcucci, ma un Vento di Dittatura: un Vento Ancora più Nero.
E oggi che vento spira?