La «gestione scellerata» del Sistema Bibliotecario Vibonese, chiesto il rinvio a giudizio per la famiglia Floriani – I NOMI
L’ex direttore si sarebbe appropriato di ingenti somme di denaro destinandole, tra l’altro, a propri congiunti con conferimento diretto

VIBO VALENTIA La Procura della Repubblica di Vibo Valentia ha chiesto il rinvio a giudizio per l’ex direttore del Sistema bibliotecario vibonese, Gilberto Floriani, i figli Emilio, Gabriele e Giuseppe che negli anni sarebbero stati destinatari di incarichi remunerati con oltre 140mila euro, e Valentina Amaddeo, ex direttrice amministrativa (attualmente impiegata al Comune di Vibo), tutti accusati di peculato.
L’inchiesta
Si tratta di soggetti coinvolti nell’inchiesta della procura vibonese, sulla scorta delle indagini dei carabinieri e della polizia municipale che, a maggio dello scorso anno, aveva portato agli arresti domiciliari su ordine del gip Gilberto Floriani (cl. ’48) e Valentina Amaddeo (cl. ’82). Ora tutti dovranno comparire, il prossimo 21 maggio, davanti al gip di Vibo per l’udienza preliminare per difendersi dall’accusa di peculato dopo di che il magistrato deciderà se disporre o meno il processo. L’ex direttore dell’ente culturale si sarebbe appropriato, nel tempo, di ingenti somme di denaro – pari all’importo sequestrato di 230mila euro – destinandole, tra l’altro, a propri congiunti mediante il conferimento diretto di incarichi «in palese conflitto di interesse, eludendo le disposizioni normative in materia di accesso al pubblico impiego».
Il “dominus” Gilberto Floriani
Gli inquirenti si sono concentrati sulla figura di Gilberto Floriani, direttore dell’SBV sin dalla sua istituzione, incarico ricoperto formalmente fino all’8 giugno 2017 quando, su propria richiesta di recedere dall’incarico, «l’Assemblea dei Sindaci, con la delibera n.4, – ritenuta illegittima – creando dal nulla due nuove figure organizzative, nomina Direttore Amministrativo Valentina Amaddeo e Direttore Tecnico-Scientifico lo stesso Gilberto Floriani». La creazione delle nuove mansioni, oltre a non essere ritenuta legittima, veniva scarsamente motivata nel provvedimento ed è evidentemente «funzionale a giustificare la presenza nell’organo Direttivo e di gestione del SBV di Gilberto Floriani» che ha, dunque, continuato a condizionare le scelte e la complessiva gestione del sistema. Per il pm, inoltre, «l’unico interesse di Floriano era quello di permanere all’interno della “struttura” organizzativa al fine di poterne “condizionare” le scelte. Tale assunto lo si deduceva, tra l’altro, anche dagli incarichi a lui conferiti, con cospicui pagamenti per le prestazioni rese». Di fatto, attraverso i finanziamenti ottenuti dalla Regione Calabria, uno su tutti quello per il “Festival Leggere e Scrivere”, «erano state elargite a Gilberto Floriani e ai propri figli Giuseppe, Emilio e Gabriele, nel periodo in esame, somme quantificabili in circa 180mila euro».
Le assunzioni
La copiosa (seppur incompleta) documentazione ha consentito di accertare che, per l’espletamento delle attività connesse alla realizzazione dei progetti a cui ha preso parte, il SBV si è avvalso, negli anni, oltre che del personale regolarmente assunto, anche di altri soggetti con cui, di volta in volta, sono stati stipulati, ai sensi e per gli effetti dell’art. 2222 del codice civile, «contratti di lavoro autonomo, conferiti a mezzo lettera di incarico firmata dal direttore del Sistema bibliotecario e, per accettazione, dal destinatario». (g.curcio@corrierecal.it)