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la frattura

La resa dei conti in casa Pd

Falcomatà e i suoi fuori dai giochi nella prima partita istituzionale del Consiglio regionale. Le divisioni esplodono dopo settimane di tensioni silenziose

Pubblicato il: 11/11/2025 – 20:28
di Paola Suraci
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La resa dei conti in casa Pd

REGGIO CALABRIA La prima seduta del Consiglio regionale della Calabria si è aperta all’insegna delle formalità istituzionali, ma è bastato il primo voto per i vicepresidenti a far emergere con chiarezza la vera geografia politica interna. Crinò ha ottenuto 17 voti, Ranuccio 11: numeri apparentemente lineari, che però raccontano molto di più di quello che appare. In questo passaggio, infatti, parte della maggioranza ha sostenuto Ranuccio, restituendo un favore a Cirillo che pochi minuti prima aveva raccolto due voti “non suoi”.
Dallo scrutinio sono emersi anche due voti per Giuseppe Falcomatà e una scheda bianca, segnali di movimenti sotterranei, di equilibri delicati e tensioni che non si manifestano apertamente ma che guidano le scelte in maniera sotterranea.
La spaccatura nel Pd non è un fenomeno improvviso, però. Era evidente già nelle settimane precedenti, prima ancora della campagna elettorale, quando la mancata indicazione di Giuseppe Falcomatà come candidato unitario aveva creato malumori, nonostante fosse sindaco metropolitano e militante di lungo corso nel partito.
Le tensioni erano rimaste latenti durante la campagna elettorale e si erano riaffacciate con forza nella riunione di Lamezia, l’altra sera, con il segretario Nicola Irto alla vigilia della prima seduta a Palazzo Campanella. Una riunione accesa, dove Giuseppe Falcomatà pur firmando il verbale si è detto contrario.
Malgrado il segretario regionale parlasse di clima “sereno”,  le dinamiche interne lasciavano intendere che le divisioni fossero profonde e radicate.
Oggi, in aula, quel sottobosco di contrasti è diventato evidente e misurabile: più che una disputa sui ruoli, quello che si è visto è stato un primo vero confronto politico, un gioco di equilibri e favori che ha svelato le correnti interne e i criteri – spesso discrezionali – con cui si decide chi deve contare e chi no.
Mentre il Pd ha accusato il centrodestra di escludere Reggio Calabria nelle candidature e nei ruoli di giunta, oggi finisce per replicare lo stesso schema al suo interno.
L’unico consigliere espressione della città non è stato valorizzato né nei ruoli politici né in quelli istituzionali assegnati alla minoranza. Si tratta di un segnale chiaro: per la terza volta, la città viene condannata dalla logica interna del partito alla marginalità, priva di una reale alternativa rispetto al governo di centrodestra. Anche nella gestione dei ruoli, il percorso è emblematico: Ernesto Alecci, da quanto si raccoglie, ad esempio, aspirava a continuare come vicepresidente ed è stato convinto a scegliere la carica di capogruppo, una mossa che, di fatto, assicurava il controllo del ruolo più politico e consentiva ad altri di occupare la vicepresidenza.
Questa successione di eventi – dalla mancata candidatura alla presidenza, alla gestione della campagna elettorale fino alla mancata indicazione per i due ruoli chiave nella minoranza – dimostra una costante: nel Pd sembra prevalere la logica dell’ordine di arrivo o dei calcoli interni, a scapito di chi ha un’esperienza consolidata al servizio del partito. Come se l’anzianità, la militanza e l’impegno sul territorio non contassero più, sacrificati sull’altare di criteri formali o di opportunità interne.
Il paradosso è evidente: se, come dichiarato pubblicamente dal segretario, quella persona era indicata dal Pd come candidata ideale per la presidenza, perché oggi non può essere riconosciuta nemmeno in uno dei ruoli chiave della minoranza? O l’indicazione del partito non era reale, oppure il criterio dell’ordine di arrivo non è davvero l’unico parametro utilizzato.
La prima seduta del Consiglio regionale segna dunque un passaggio cruciale: le fratture interne al PD diventano visibili e rischiano di condizionare i prossimi passaggi istituzionali. La maggioranza appare compatta e disciplinata; il PD di opposizione esce diviso, con tensioni interne che rischiano di compromettere la rappresentanza territoriale e la credibilità politica del partito, soprattutto a Reggio Calabria che si appresta ad una campagna elettorale incandescente per le prossime amministrative di primavera. (redazione@corrierecal.it)

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