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Calabria in lutto, la chitarra di Cataldo Perri non “batte” più: addio al medico cantautore di Cariati

Aveva trasformato in epopea musicale e teatrale il racconto degli ultimi. Il suo “Bastimenti” portato nelle comunità di emigrati in tutto il mondo

Pubblicato il: 12/12/2025 – 19:25
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Calabria in lutto, la chitarra di Cataldo Perri non “batte” più: addio al medico cantautore di Cariati

COSENZA La Calabria piange Cataldo Perri, il medico-cantautore di Cariati che con la sua chitarra battente suonata con una tecnica particolare ha raccontato la regione profonda, attraverso le musiche per opere teatrali come Laura e il sultano, dal quale è nato il suo primo disco, Rotte Saracene. Ma il nome di Perri rimarrà legato soprattutto, a imperitura memoria, a Bastimenti, musiche e testi che portarono un po’ di Calabria tra i nostri conterranei sparsi per il mondo. Medico per mangiare musicista per vivere: questa la bio che aveva scelto per il suo seguitissimo profilo social, dove da qualche ora si stanno accumulando messaggi di cordoglio e ricordi di piccoli grandi istanti di vita vissuta insieme, tra stima e amicizia.

Un libro storico

Si tratta di un libro e cd (ed. Squilinri) che a inizio duemila ha segnato un momento di sensibilizzazione e consapevolezza sulle migrazioni dalla Calabria. Un’epopea in musica sull’emigrazione italiana in Argentina realizzata, tra una tarantella e un tango, da un cast di eccellenti musicisti come Mario Arcari e Armando Corsi.
Un affresco musicale sull’emigrazione italiana in Argentina che, tra una tarantella e un tango, racconta le speranze e le attese di milioni di uomni e donne partiti verso l’incognita di un mondo nuovo che si stagliava nel loro immaginario come meta di un agognato riscatto.
Derivato dall’omonimo spettacolo che, con la regia di Daniele Abbado, è stato già rappresentato in diverse parti del mondo, da Cosenza a Singapore, da Stoccarda a New York, Bastimenti è un viaggio nei profumi, immagini e malinconie di un’epoca troppo importante per la nostra identità per essere rimossa e dimenticata. Chitarra battente e lira, zampogne e pipite, tammorre e doppi flauti e i ritmi scatenati delle tarantelle ripercorrono il viaggio dei nostri padri che, in terre lontane e sconosciute, avrebbero appresso altre melodie e suoni, come le tentazioni malinconiche e ammalianti del tango.
Bastimenti è nato da ricordi intimi e personali dell’autore attorno al nonno Michele, partito nel 1924 per l’Argentina e persosi nei meandri di Buenos Aires. Faceva il falegname, aveva una bellissima voce da tenore e amava cantare. Sognava di emulare le gesta di un altro italiano, di nome Caruso, celebrato sui palcoscenici di tutto il mondo. Ormai vecchio e malato, si ritrovò a cantare alle feste dei compaesani, matrimoni e  battesimi e tanto vino fino all’ultima spiaggia dell’etilismo.

Quella lettera-manifesto

Cataldo Perri non ha mai abbandonato la sua chitarra e le sue storie. Neanche con la malattia, che raccontò con la lucidità ma anche l’amara ironia tutta magnogreca che gli erano proprie.
Cinque anni fa commosse – ma fece soprattutto riflettere – tutti pubblicando una lunga “Lettera di un medico malato di cancro al nuovo commissario alla sanità della regione Calabria e pc al Presidente del consiglio Giuseppe Conte e al ministro alla sanità on. Speranza” dove raccontava in prima persona le sue vicissitudini, con in aggiunta l’occhio da medico che gli consentiva di vedere il tutto da una posizione quasi “terza”.
«Non è importante che il governo nomini il nuovo commissario – scriveva Perri – importanti sono le regole di ingaggio e le linee guida che il governo dovrà dargli. Prima fra tutte il potenziamento della Sanità pubblica, vero presidio di civiltà e democrazia come questa pandemia ci sta insegnando. Recuperando possibilmente da subito i diciotto ospedali zonali chiusi dall’Agenas, una agenzia di tecnici-killer armati dai potentati affaristico politici per eseguire il più orrendo delitto perpetrato contro i calabresi. Cariati è uno di questi ospedali chiuso con la promessa di aprirne uno nuovo a 50 KM di distanza. Sono passati ben 10 anni da allora e per l’ospedale della Sibaritide è la terza volta che si fa la cerimonia della messa in opera della prima pietra. Quante prime pietre saranno festeggiate ancora? Quanti anni ci vorranno per l’ultima pietra? E quante persone moriranno per questo ritardo criminale? Da quando sono stati chiusi gli ospedali zonali è aumentato il numero dei morti per mancanza di cure tempestive, E’ questo il nobile piano di rientro?». Temi (purtroppo) attualissimi, un lustro dopo. (redazione@corrierecal.it)

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