Ospedale di Polistena, Irto al governo: «Non bastano le smentite, garanzie solo per 30 giorni»
Il senatore del Pd interroga il ministro della Salute. Il consigliere regionale Falcomatà: «Comune patologia con Locri»

REGGIO CALABRIA Il senatore Nicola Irto, segretario del Pd Calabria, ha presentato un’interrogazione parlamentare urgente al ministro della Salute sulla situazione dell’ospedale di Polistena e su quella, altrettanto critica, dell’ospedale di Locri. L’atto nasce da dichiarazioni contrastanti della direzione generale dell’Asp di Reggio Calabria e di esponenti del centrodestra regionale rispetto a evidenti rischi di chiusure o ridimensionamenti del presidio di Polistena. «Le dichiarazioni della direttrice generale Lucia Di Furia – afferma Irto – dicono che le garanzie per l’ospedale di Polistena sono di soli 30 giorni. Dunque, la realtà, che peraltro emerge dagli incontri con i sindaci e dalle proteste dei cittadini, è molto diversa dalla narrazione rassicurante di pezzi del centrodestra regionale». «A Polistena – continua il senatore dem – siamo davanti a un ospedale che si regge su accordi tampone di pochi giorni, con l’attività ordinaria sospesa e con reparti essenziali, come Anestesia e Rianimazione, esposti a un rischio continuo per la grave carenza di personale». Nell’interrogazione, Irto chiede al governo di chiarire se il ministero sia a conoscenza del fatto che l’ospedale di Polistena garantisce oggi solo l’emergenza-urgenza per periodi limitati, grazie alla disponibilità straordinaria dei medici, e se ritenga accettabile che un presidio che serve l’intera Piana di Gioia Tauro, cioè circa 200mila persone, operi con soluzioni precarie e provvisorie. «Le smentite non bastano. I cittadini hanno diritto alla verità e a servizi sanitari stabili», sottolinea Irto, che puntualizza: «Il governo deve dire se intende intervenire per garantire il corretto funzionamento dell’ospedale di Polistena, per rafforzare gli organici, per assicurare la continuità dei reparti e per tutelare il diritto alla salute di un territorio già duramente penalizzato». L’interrogazione richiama anche la situazione dell’ospedale di Locri, dove da settimane si registrano condizioni di forte sofferenza: sovraffollamento, utilizzo improprio delle barelle come posti letto, pressione insostenibile sui reparti e sul Pronto soccorso, con il rischio concreto di paralisi del sistema di emergenza. “Polistena e Locri condividono analoga patologia”, avverte Irto, che spiega: «Sono due ospedali spoke fondamentali purtroppo poco considerati, mentre la sanità territoriale rimane debole e del tutto incapace di soddisfare i bisogni di cura. In questo quadro, anche l’hub metropolitano rischia la congestione». Il senatore dem chiede al ministro della Salute quali iniziative urgenti intenda assumere per garantire livelli essenziali di assistenza adeguati nella Piana di Gioia Tauro e nella Locride, quali risorse siano previste per il rafforzamento strutturale dei due ospedali e se il governo non ritenga necessario un intervento straordinario per evitare che l’emergenza diventi irreversibile. «Il diritto alla salute deve tornare al centro dell’agenda nazionale e regionale. Se la Regione e l’Asp non sono in grado di assicurarlo, il governo ha il dovere di intervenire. I calabresi – conclude Irto – non accettano più promesse a vuoto né racconti falsati della realtà».
Falcomatà: «Comune patologia per gli ospedali di Polistena e Locri»
«La situazione del reparto di Terapia intensiva dell’ospedale spoke Santa Maria degli Ungheresi di Polistena è l’ennesimo segno di una condizione deficitaria devastante che da anni ormai interessa l’intero sistema sanitario calabrese. Già nei giorni scorsi abbiamo denunciato la gravissima condizione cui è sottoposto l’ospedale di Locri, dove perfino le barelle mobili sono state utilizzate come posti letto, bloccando di fatto il servizio di emergenza urgenza. La paventata chiusura di un reparto nevralgico come quello di Rianimazione a Polistena, per via di una grave carenza di personale, è l’ennesimo sintomo della comune patologia che interessa i due spokes della Piana e della Locride, che insieme servono una comunità di circa 200 mila persone, determinando una crisi che, anche a fronte delle gravissime carenze della sanità territoriale, rischia inevitabilmente di congestionare anche l’hub del Grande ospedale metropolitano». Lo afferma, in una nota, il consigliere regionale del Partito Democratico Giuseppe Falcomatà. «E’ evidente – aggiunge – quanto l’organizzazione sanitaria sul nostro territorio sia in piena confusione. Anche le soluzioni tampone individuate dall’Asp, peraltro giunte solo dopo le vibranti proteste degli ultimi giorni, non soddisfano in alcun modo la comunità, con una proposta precaria e temporanea che serve solo a posticipare i problemi, nascondendo la polvere sotto il tappeto. Fanno bene i sindaci della Piana a chiedere risposte chiare e definitive. La verità è che nonostante le promesse elettorali di Occhiuto, la situazione continua a peggiorare, con gravi rischi per la salute dei cittadini, per gli stessi medici e per tutto il personale sanitario che si trova ad operare in condizioni inaccettabili». «Apprezziamo gli sforzi dei tecnici – dice ancora Falcomatà – ma le promesse in politichese non bastano più. I calabresi sono stanchi di continui rinvii e prese in giro ed il diritto alla salute deve essere al primo posto dell’agenda politica regionale. E’ la prima fonte di emergenza ed il primo settore sul quale programmare investimenti. L’immagine ovattata della Calabria Straordinaria raccontata sui social da Occhiuto si è da tempo liquefatta. Ma non basta solamente denunciare i disservizi a mezzo stampa. La politica ha il dovere di rimboccarsi le maniche ed essere messa in condizione di intervenire nelle sedi più opportune, come ad esempio l’Assemblea dei Sindaci dell’Asp. Servono soluzioni e risposte strutturali. Se la Regione e l’Asp non sono in grado di fornirle subito, alzino le mani e lo dicano chiaramente: i cittadini hanno il diritto di conoscere fino in fondo il disastro perpetrato dal governo regionale in questi anni».
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