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La lunga attesa

Occhiuto, la marcia azzurra e il déjà-vu calabrese

Un anno di riflessione sulla guida di FI, tra benedizioni berlusconiane, promesse di sviluppo e il ritorno di tensioni politiche che inquietano la legislatura regionale

Pubblicato il: 13/01/2026 – 17:37
di Clemente Angotti
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Occhiuto, la marcia azzurra e il déjà-vu calabrese

Roberto Occhiuto fa sapere che ci penserà. Così, almeno per quanto concerne il suo ruolo più politico-partitico in relazione alla possibile scalata alla segreteria di Forza Italia, il governatore della Calabria, novello temporeggiatore, si prende un anno di tempo, dopo avere gettato un qualche comprensibile scompiglio tra le fila del suo partito. E questo prima di sciogliere la riserva su una sua discesa in campo, giusto per usare una metafora cara agli emuli del Cav, nella corsa alla leadership azzurra.
In un’intervista a Panorama, a inizio anno, il governatore della Calabria illustra diffusamente le ragioni della sua ‘scossa’ interna al partito, benedetta, a quanto pare – anche se un certo mistero rimane – dagli eredi di Silvio Berlusconi, Marina e Pier Silvio. E alla domanda del giornalista del settimanale milanese se si candiderà alla guida del partito, dopo che il leader attuale Antonio Tajani ha annunciato molto la propria candidatura, risponde senza però scoprire le sue carte: «Non lo escludo, ma nemmeno lo do per certo. Credo di avere già dimostrato che il coraggio non mi difetta. Manca almeno un anno, comunque». In altri termini, c’è tempo per riflettere e, magari, per continuare a seminare nell’area liberal di Forza Italia: sono in programma, infatti, altre assemblee dopo la prima uscita a Roma, in quello che fu il centro nevralgico della politica berlusconiana: di sicuro da qui a qualche settimana a Milano e poi forse anche in altre grandi città. Del resto, il successo della ‘prima’ a Palazzo Grazioli, tempio berlusconiano per eccellenza, con un parterre non solo di politici ma anche di pezzi importanti dell’economia e del giornalismo, ha rappresentato evidentemente un buon viatico per la prevedibile ‘lunga marcia’ dell’attuale vicesegretario, ma già più volte parlamentare e capogruppo azzurro alla Camera (ruolo che ha rivestito prima di gettarsi nell’avventura in Calabria, sua terra natale), verso la leadership di Forza Italia.
La possibile scadenza congressuale (secondo quanto anticipato da Tajani) potrebbe, del resto, coincidere, se non anticiparla, anche con la scadenza elettorale delle politiche del 2027.
Intanto, per Occhiuto, c’è un lasso di tempo utile a ragionare per vedere il da farsi. Tanto più che rimane sempre aperta nei confronti del governatore calabrese la questione spinosa dell’indagine per corruzione della Procura di Catanzaro. Certo, sul tavolo si apparecchiano anche le incognite, non da poco, sul futuro della Calabria alle prese con un nuovo, possibile, ricorso anticipato alle urne. Interrogativi pesanti, che iniziano a inquietare tanta parte della politica calabrese, non solo nella maggioranza ma anche dalle parti dell’opposizione. In tutto questo movimento, e malgrado le rassicurazioni del governatore che proprio in questi giorni ha annunciato le «dieci cose belle che accadranno in Calabria nel 2026» – tra cui il nuovo aeroporto di Reggio, i 300 posti di lavoro per i nuovi hangar Ryanair a Lamezia Terme, la sanità che esce dal commissariamento, il reddito di merito agli studenti universitari, l’iniezione di altri medici internazionali e ancora gli annunciati nuovi treni, l’ospedale della Sibaritide, le case e gli ospedali di comunità e l’avvio dei lavori del tratto della statale 106 Catanzaro-Crotone – rischia, stando così le cose, di prendere sempre più corpo e sostanza il timore di una nuova anticipata conclusione della legislatura: evenienza che non lascia tranquilli molti degli eletti di tutti gli schieramenti nell’ultima tornata regionale. Senza dimenticare che la maggioranza di centrodestra è attesa a importanti e impegnative scadenze come l’approvazione, ad esempio, della modifica statutaria che consentirà l’allargamento della giunta da sette a nove e la reintroduzione della figura dei sottosegretari. Niente di inedito, anzi una sorta di stanco déjà-vu (i sottosegretari hanno già vissuto una loro stagione durante il centrosinistra guidato da Agazio Loiero), che ha già scatenato le ire e la protesta delle opposizioni, secondo le quali la decisione della maggioranza risponderebbe alla semplice volontà di allargare il numero delle poltrone al solo scopo di ampliare la platea e soddisfare le richieste rimaste inevase in occasione della formazione dell’esecutivo. (redazione@corrierecal.it)

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