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l’intervista

Valditara: «Le proteste sulla scuola hanno chiare ragioni politiche»

Il ministro dell’Istruzione e del Merito, intervistato dal Corriere della Sera

Pubblicato il: 14/01/2026 – 10:22
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Valditara: «Le proteste sulla scuola hanno chiare ragioni politiche»

ROMA Le proteste sul recente provvedimento sulla scuola hanno una chiara matrice politica. Lo afferma il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, intervistato dal Corriere della Sera. Ministro Valditara, perché ha commissariato quattro Regioni, tra l’altro tutte di centrosinistra? «Perché erano rimaste le uniche a non aver fatto gli accorpamenti delle scuole previsti dal Pnrr, nonostante avessimo concesso loro negli scorsi due anni ben due deroghe, che ci sono costate 16 milioni di euro». Dicono che i conti non tornano: che hanno già un numero di scuole commisurato agli studenti. «Non è così: ci sono due sentenze e un’ordinanza della Corte costituzionale, sei sentenze del Consiglio di Stato e tre del Tar che hanno dato ragione a noi contro i loro ricorsi». Con il dimensionamento quante scuole si chiudono in tutto? «La Corte costituzionale ha confermato che non si chiudono plessi scolastici né si intacca il servizio agli studenti, anzi, riducendo le attività amministrative dei dirigenti, si garantisce maggiore efficienza. È un accorpamento giuridico di due enti che diventano uno, ma le scuole rimangono le stesse, negli stessi luoghi». Perché è così difficile fare gli accorpamenti allora? «Ci sono evidenti ragioni di strumentalizzazione politica». Ma perché solo queste quattro Regioni non ne hanno beneficiato? Il Lazio quest’anno non taglia niente come la Lombardia, il Veneto, la Calabria. In Piemonte soltanto due scuole: sono tutte Regioni governate dal centro- destra. C’è il sospetto che sia una questione politica? «Non è vero: Emilia-Romagna, Toscana e Sardegna hanno beneficiato del ricalcolo. Ci sono Regioni che hanno dovuto accorpare ben di più. Del resto i ricorsi delle Regioni inadempienti al Tar e al Consiglio di Stato sono stati rigettati».

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