Danni da maltempo, l’esempio virtuoso del litorale tirrenico: ripascimento della costa per depotenziare le mareggiate
Maiolo (dipartimento Ingegneria ambientale Unical) illustra il progetto che attutisce la potenza delle onde e contrasta l’erosione: «Ma manca un Piano regionale»

COSENZA E se il ciclone Harry si fosse abbattuto sulla costa tirrenica? Forse avrebbe fatto meno danni. La cronaca non si fa con i “se” e con i “ma” eppure c’è qualcosa che differenzia i due versanti del litorale calabrese, un macro-sistema che come noto è lungo 800 chilometri e meriterebbe più programmazione e protezione. Per evitare il solito pianto del coccodrillo a sciagura avvenuta.
Forse non tutti sanno che a Belvedere Marittimo opera da anni la Stazione sperimentale marina di Capo Tirone, con una sede nel porto e un’aula immersiva in cui si lavora sulle opere di difesa a mare: dal ripascimento protetto della costa ai sensori ambientali alle tecnologie più avanzate per il monitoraggio della costa. Studi che proseguono con molta costanza e poca “pubblicità” eppure permettono, ad esempio, di far posizionare l’Unical nel gotha della ricerca mondiale proprio in fatto di Water Resources (è quanto accaduto di recente con il ranking di Shangai che ha premiato l’ateneo di Arcavacata di Rende come una delle migliori università al mondo).
Come si “ricostruisce” una spiaggia
«Grazie al nostro progetto stiamo costruendo delle scogliere sommerse che permettono di abbattere la potenza e l’energia dell’onda in caso di cicloni e mareggiate» dice al Corriere della Calabria Mario Maiolo, ordinario di costruzioni marittime e già assessore regionale alla Programmazione nazionale e comunitaria, «sostituendo i massi in cemento con altri massi “naturali”, nel nostro caso creati con stampante 3D e utilizzando come materiale la polvere ottenuta dai gusci di cozze e vongole: così viene letteralmente ricostruita la spiaggia, grazie alle barriere soffolte che oltre ad attutire gli effetti devastanti delle onde contrastano e riducono l’erosione. Questi massi collocati sott’acqua hanno sensori al loro interno per monitorare i fenomeni e sono ricoperti dalla posidonia: è quello che in gergo si definisce “nature-based solution” ovvero un intervento naturale». Un ecosistema unico in cui la Calabria fa da capofila, raccontato tra le altre cose dalle foto sensazionali del campione cosentino Francesco Sesso. Nel progetto rientra anche un’imbarcazione che segue l’evoluzione dell’ecosistema.
L’obiettivo è ripristinare l’arenile e difendere la costa rispettando il paesaggio: «Grazie a questo ripascimento protetto, i massi da un lato non si vedono e dunque hanno impatto zero sull’ambiente, dall’altro prolungano gradualmente la spiaggia e di conseguenza riducono gli effetti delle mareggiate».

Un precedente virtuoso sulla costa tirrenica
Il binomio abusivismo-cambiamenti climatici può essere deleterio come gli eventi dei giorni scorsi dimostrano: «Eventi straordinari e senza precedenti – puntualizza Maiolo – ma su cui si può lavorare facendo ricerca e prevenzione: da vicepresidente della Provincia di Cosenza, sotto la presidenza di Antonio Acri intercettammo un miliardo di lire tra i 100 miliardi stanziati allora dopo l’alluvione di Crotone del 1996 e arrivò in Calabria il corpo ingegneri della Difesa americana per lavorare a un Piano di difesa contro il rischio di erosione costiera su un territorio, la fascia tirrenica, storicamente flagellato da mareggiate. Ripenso a quella iniziativa unica nel suo genere e che rimane ad oggi isolata, dal momento che manca un piano strategico regionale a cui comunque qualcuno tentò di lavorare, al di là delle appartenenze politiche, penso ad esempio agli assessori Misiti e Gentile».
Oltre alla tutela dell’ambiente e alla sicurezza dei calabresi che abitano sulle coste, un intervento ben strutturato nato sulla collaborazione tra mondo della ricerca e istituzioni eviterebbe ricadute negative sulla microeconomia balneare, un asset su cui la politica si esercita a colpi di comunicati stampa favoleggiando sulla destagionalizzazione del turismo e il miglioramento di servizi e ricettività.
L’osservazione e monitoraggio dei fenomeni e le previsioni sono decisive e – al netto delle centinaia di milioni di danni – il dato sull’assenza di vittime per il ciclone Harry è l’unico elemento “positivo” della straordinaria ondata di maltempo dei giorni scorsi sulla costa orientale della Calabria. Il Diam (dipartimento Ingegneria dell’Ambiente) dell’Unical ha una struttura dedicata che lavora in team – con Maiolo operano tra gli altri Alfonso Senatore e Geppino Mendicino – negli studi sulla protezione delle coste, in sinergia con l’Università Mediterranea di Reggio Calabria, e la Stazione sperimentale di Belvedere è un hub che accumula da anni dati e modelli. Sta alla politica fare il resto, mettendo a sistema queste conoscenze e competenze per evitare le prossime lacrime di coccodrillo. (e.furia@corrierecal.it)
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