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«Isee 2025: la Calabria ultima in Italia. Un’emergenza lavoro»

L’allarme del sindacato, attraverso il commissario regionale Vitaliano Papillo

Pubblicato il: 20/02/2026 – 13:36
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«Isee 2025: la Calabria ultima in Italia. Un’emergenza lavoro»

«I dati INPS appena pubblicati sull’Osservatorio ISEE 2025 vanno letti con attenzione, perché oltre le cifre nazionali c’è un dato che riguarda direttamente la Calabria e che come sindacato non possiamo archiviare come semplice statistica. Il valore medio ISEE nazionale si attesta a 17.639 euro. La Calabria registra il valore più basso di tutta Italia: 13.141 euro. Il Trentino Alto Adige, all’estremo opposto, supera i 23.000 euro. Dieci mila euro di divario tra la regione più ricca e la nostra. Non è un gap congiunturale, è una frattura strutturale. Ma il dato che più dovrebbe interrogarci è un altro: il 43% di tutte le dichiarazioni ISEE presentate in Italia nel 2025 proviene dal Sud e dalle Isole». Così il commissario regionale Cisal Vitaliano Papillo, che aggiunge: «In termini assoluti significa che quasi metà delle famiglie italiane che si rivolgono allo Stato per accedere a bonus, agevolazioni e welfare sono meridionali, a fronte di una popolazione che rappresenta circa un terzo del totale nazionale. Non è assistenzialismo: è il riflesso di un mercato del lavoro che non funziona. Cosa ci dicono questi numeri sul piano sindacale? Tre cose precise. La prima: il salario non basta. Un ISEE basso non significa solo redditi bassi — significa lavoro part-time involontario, lavoro stagionale non continuativo, lavoro in nero che non viene dichiarato e che non produce diritti. Il sindacato deve essere più presente nelle filiere dove il sommerso è strutturale: agricoltura, turismo, servizi alla persona. Settori che in Calabria sono portanti e dove la contrattazione è ancora troppo debole. La seconda: il welfare non compensa il lavoro assente. Aumentare le dichiarazioni ISEE non è un segnale positivo — è la fotografia di un territorio che ricorre sempre di più agli strumenti di sostegno perché il lavoro stabile, regolare e ben retribuito manca. Il sindacato non può limitarsi a orientare i lavoratori verso le prestazioni INPS: deve battersi perché quelle prestazioni diventino meno necessarie. La terza: la contrattazione territoriale è la risposta. Il differenziale salariale tra Sud e Nord non si risolve spostando i lavoratori, ma creando le condizioni — contrattuali, fiscali, infrastrutturali — perché lavorare in Calabria sia economicamente sostenibile. CISAL Calabria è impegnata su questo fronte: accordi di secondo livello nelle filiere locali, protocolli di legalità nelle aziende che operano con fondi pubblici, azioni concrete contro il dumping contrattuale che penalizza chi rispetta le regole. L’ISEE è uno specchio. Quello che ci mostra la Calabria nel 2025 è un territorio che ha bisogno non di più assistenza, ma di più lavoro dignitoso».

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