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SETTE GIORNI DI CALABRESI PENSIERI

Cutro come il bosco di Rogoredo. Quando le divise concordano la versione

I funerali del boss Belfiore spaccano il clero ma ci pensa il questore a vietarli

Pubblicato il: 28/02/2026 – 6:55
di Paride Leporace
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Cutro come il bosco di Rogoredo. Quando le divise concordano la versione

Il naufragio di Cutro tre anni dopo. L’Europa e l’Italia hanno dimenticato. La Calabria no e considera ancora una ferita quella data: riguarda circostanze e modalità che uccisero innocenti. Non erano eroi. Solo uomini, donne e bambini che cercavano un altrove migliore e finirono annegati a pochi metri dalla riva. È in corso di svolgimento il processo a Crotone che ha impedito riprese video delle udienze e persino la registrazione audio di Radio Radicale. Nell’era del processo mediatico s’impedisce di sapere. Per fortuna ci sono ancora i giornalisti che compiono il loro dovere e grazie ai loro resoconti troviamo riscontro su quello che avevano messo in fila fin dal primo momento del disastro.

Alla sbarra ci sono quattro militari della Guardia di Finanza e due della Guardia Costiera. Già alle 23.20 della notte del disastro si sapeva del caicco con migranti. Lo ha detto il maggiore dei carabinieri Nicola Roberto Cara, riferendo di “un messaggio proveniente dalla Centrale operativa nazionale della Guardia di finanza che riportava l’avvistamento, da parte dell’aereo di Frontex Eagle 1, di un «natante con migranti»”. Tutto coincidente con quanto scritto poco dopo sul gruppo WhatsApp dell’Otc del Roan dal luogotenente Antonino Lopresti, uno degli imputati: «Trattasi di natante con migranti». E combacia anche con un messaggio inviato alle 23.33 dal tenente colonnello Alberto Lippolis, anch’egli imputato, nel quale si legge: «So’ migranti». Ancor più grave che il comandante del Gan di Taranto Nicolino Vardaro (imputato) e il vicecomandante Pierpaolo Atzori (non indagato) si scambino messaggi nei quali si parla della necessità di predisporre una strategia difensiva preventiva. In un audio, Atzori riferisce a Vardaro di aver parlato con Lippolis, che avrebbe suggerito «a titolo di amicizia» di iniziare a ragionare su una linea comune in vista delle indagini. A Cutro andò in scena la stessa putrefatta malafede del bosco di Rogoredo. Quei morti si potevano salvare. Questa è l’amara verità.

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Poca attenzione in Calabria alla morte del boss Domenico Belfiore, avvenuta in Piemonte a 73 anni, dalla sua nascita a Gioiosa Jonica. Mimmo Belfiore è morto in un ospedale per infarto dopo essere stato condannato all’ergastolo come mandante dell’omicidio del magistrato Bruno Caccia, ucciso per aver scoperto legami indicibili con alcuni suoi colleghi. Belfiore, a causa delle sue condizioni di salute, ha scontato la fine della pena agli arresti domiciliari a Chivasso dal 2015. Si era sempre proclamato innocente e non si era mai pentito di nulla. Una dura polemica si è accesa con la sua morte.
Nell’apprendere dei funerali in chiesa è stato don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, associazione che ha sempre sostenuto una battaglia di verità e mobilitazione sul delitto Caccia, a scrivere sulla Stampa di Torino: “Essere Chiesa oggi in terra di mafia significa avere il coraggio della profezia, anche se scomoda. Il ‘mi faccio i fatti miei’ è il miglior alleato delle mafie. Quando una comunità tace, quando un parroco sceglie la via più facile per non scontentare nessuno, si crea l’humus fertile per la sopravvivenza del male. Il funerale a Belfiore non è un caso isolato: è il sintomo di una zona grigia che ancora esiste”.
L’autorevole prete antimafia ha messo in difficoltà il parroco della chiesa di Chivasso, don Tonino, che aveva organizzato la commemorazione religiosa ed è stato costretto ad arrampicarsi sugli specchi affermando: «Non sapevo chi fosse quell’uomo. Della scomunica ai mafiosi del Papa sono al corrente, ma non ho ricevuto nessuna indicazione ostativa in tal senso dalla Curia. Lo affiderò a Dio come peccatore, ma è lui a doverlo giudicare». La vicenda è rimbalzata al vescovo di Ivrea, monsignore Daniele Salera, che ai giornalisti ha dovuto dire: «Siamo a conoscenza di quanto il defunto ha compiuto in vita, ma non possiamo sapere di un suo effettivo pentimento interiore. La Chiesa ha sempre fatto distinzione tra foro interno, o della coscienza, e foro esterno, ovvero ciò che della nostra vita è visibile. Non potendo sapere quanto, negli ultimi attimi della sua vita terrena, il defunto ha potuto vivere nella relazione con Cristo Salvatore, è bene procedere chiedendo, attraverso le esequie, la misericordia di Dio».

Foto: giornalelavoce.it

Tra foro interno ed esterno sono riapparse le diverse figure manzoniane di don Abbondio e Fra’ Cristofaro a testimoniare le diverse interpretazioni della dottrina. A risolvere la questione religiosa ci ha pensato lo Stato con un intervento del questore di Torino che ha vietato il funerale. È stato concesso ai familiari solo l’accompagnamento della salma alle 7 del mattino dall’ospedale al cimitero. Vietato anche un Rosario in memoria. La motivazione della Questura è legata al fatto che i funerali di Belfiore avrebbero fatto arrivare a Chivasso picciotti e boss da tutta Italia, provocando problemi di ordine pubblico.
Premesso che i funerali sono anche occasioni di accertamenti investigativi per comprendere la geografia della consorteria, è oggettivo che all’interno della Chiesa e del clero siano molto differenti le visioni di accoglienza verso i peccatori di mafia. Resto molto perplesso sul fatto, invece, che lo Stato neghi le esequie pubbliche a chiunque. Giacomo Mancini, dopo i fatti di Luino, dove dei sequestratori furono uccisi alle spalle dai carabinieri, protestò con il prefetto di Reggio Calabria che aveva proibito i funerali a San Luca. Altri tempi e altre visioni del mondo e della giustizia.

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Buone notizie per il Mezzogiorno. Federico Fubini riferisce sul Corriere della Sera che il Sud supera il Nord nell’ambito di alcuni distretti. È la prima volta dall’Unità d’Italia. Avviene in settori chiave quali digitale, aerospazio, farmaceutica, conduttori, tecnologie verdi, ovvero in quelli più innovativi. Scrive inoltre Fubini che “La Calabria, nella sua sede di Rende, ha accettato una posizione di ruolo nel 2023, lasciando Oxford, Georg Gottlob: studioso austriaco di data center per l’Intelligenza artificiale. Gottlob sta attraendo attorno a sé studenti e iniziative che di solito non si immaginano in provincia di Cosenza”. Tenere conto di quale modello economico bisogna perseverare.

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Occhiuto riceve l'ambasciatore Hammer

L’ambasciatore americano Mike Hammer, incaricato d’affari statunitense a Cuba, e il console generale degli Stati Uniti d’America a Napoli Terrence Flynn, in missione a Catanzaro nell’ufficio di Roberto Occhiuto per attuare embargo ai medici cubani che offrono prestazioni in Calabria alla nostra complicata sanità. Per quelli assunti nessun problema e non si torna indietro. Per quelli che dovevano arrivare Occhiuto ha detto: “Se il governo degli Stati Uniti intenderà aiutarci mettendo a disposizione nuovi medici stranieri per la Calabria, fino ai 1.000 che ci servono, non abbiamo ovviamente alcuna preclusione: anzi, siamo pronti ad accogliere a braccia aperte chiunque voglia contribuire al rafforzamento del nostro sistema sanitario regionale”. Non proprio una Sigonella. Vedremo cosa manderà a dire mister Trump. Ma se prendiamo altri medici cubani non è che invade la Calabria?

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A Villa San Giovanni, dove la Biblioteca comunale è chiusa da ben 40 mesi, leggo su Domani che Patrizia Flecchia e il compagno Gianluca Mulone, dopo la pandemia, sono tornati da Bologna per insegnare in riva allo Stretto, per meglio valorizzare tempo e vita, e si sono inventati nella propria casa la Piccola Biblioteca sul mare. Piccoli eventi, incontri con bambini e ragazzi, niente denaro e profitto ma artigianato dell’immaginario. La Piccola Biblioteca è la prima in Calabria ad avere aderito al progetto della casa editrice Settenove in collaborazione con la Fondazione Cecchettin, proponendosi come rifugio per supporto alla rete che combatte la violenza alle donne. Una gran bella storia di tornanza. (redazione@corrierecal.it)

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