Tropea e le sue fragilità, le crepe nella capitale del turismo calabrese
L’erosione costiera minaccia anche il borgo simbolo della Costa degli Dei. Il maltempo degli ultimi mesi ha riacceso l’allarme tra smottamenti e fango

TROPEA È la capitale del turismo calabrese, la Perla del Tirreno amata da turisti italiani e stranieri. Negli ultimi anni le immagini di Tropea e del Santuario di Santa Maria dell’Isola hanno raggiunto ogni parte del mondo, diventando simbolo delle meraviglie calabresi e ambita meta turistica per le sue acque turchesi e il tramonto mozzafiato. Un gioiello che, però, negli ultimi mesi ha mostrato tutte le sue fragilità tra piccoli smottamenti, frane, allagamenti e gli ultimi danni lasciati dal passaggio dei cicloni. Piccoli campanelli d’allarme che, a lungo andare, destano preoccupazione sull’impatto dell’erosione costiera e degli eventi metereologici estremi sul borgo più rappresentativo della Costa degli Dei.



Le ferite riaperte dal maltempo
L’ultima ferita è stata inferta dal passaggio dei cicloni Ulrike e Nils, che hanno devastato una parte del lungomare in zona Rocca Nettuno. Le mareggiate hanno distrutto alcuni lidi e stabilimenti balneari, spargendo i detriti lungo la spiaggia e danneggiando la pavimentazione. Un danno ingente a poche settimane dall’avvio della stagione turistica con gli imprenditori che, una volta fatta la conta dei danni, si sono già messi al lavoro per cercare di ripristinare in tempo le zone colpite. Ma le piogge intense dell’ultimo mese hanno mostrato anche le altre fragilità di Tropea, come il costante allagamento della Strada delle Grazie, la via d’accesso al porto e alla zona costiera. Una zona a forte criticità idrogeologica con fango e detriti che alle prime precipitazioni invadono la carreggiata, rendendola impraticabile e arrecando gravi danni al manto stradale. Un paradosso se si considera l’alta vocazione turistica della zona e l’importanza di un’arteria che collega il porto e il lungomare.


La fragilità della rupe
Ma a preoccupare è anche la fragilità della rupe tropeana, la caratteristica che ha reso Tropea un unicum nel panorama turistico italiano. Di recente diversi smottamenti e piccole frane hanno interessato sia la rupe che la costa, con massi che si sono staccati dal costone finendo sulle spiagge o nel mare. Già nel 2023 si era assistito al cedimento di una parte dell’isola simbolo di Tropea, con una frana caduta a ridosso della spiaggia che aveva convinto a intervenire subito con lavori di messa in sicurezza del costone. A novembre altri piccoli smottamenti hanno interessato la parte della rupe dietro il lungomare, mentre dopo l’ultimo passaggio del ciclone una piccola frana è avvenuta vicino la celebre caletta “Petri i mulinu”. Gli interventi di ripristino della rupe sono andati avanti anche nell’ultimo anno per “proteggere” il simbolo del turismo calabrese, anche grazie ad un progetto da 4 milioni di euro per la messa in sicurezza del centro storico e della rupe che il Comune, commissariato per infiltrazioni mafiose, sta portando avanti.
Erosione costiera e rischio idrogeologico
A rendere il quadro più complicato è l’intensificarsi degli eventi metereologici estremi dovuti ai cambiamenti climatici. Piogge torrenziali e bombe d’acqua incidono sempre più sulla fragilità dei costoni e sono capaci di modificare in poche ore l’assetto morfologico delle località, come è avvenuto a Pizzo, a pochi chilometri da Tropea, dove la spiaggia antistante la celebre Chiesetta di Piedigrotta è stata inghiottita dalle onde. Un episodio che rappresenta un campanello d’allarme anche per la Perla del Tirreno e pone la tutela paesaggistica tra le questioni prioritarie da trattare. Non a caso, la salvaguardia del patrimonio tropeano si candida a diventare uno dei temi centrali della prossima campagna elettorale in vista delle elezioni comunali di Tropea in programma a maggio dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose, con la messa in sicurezza e la prevenzione del rischio idrogeologico destinate a occupare un posto di primo piano nel dibattito politico. (ma.ru.)
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