Referendum sulla giustizia, Irto boccia la riforma: «Votiamo No, difendiamo Costituzione e magistratura» – VIDEO
Incontro a Lamezia con i Giovani Democratici per la mozione di Francesco Mendicino

LAMEZIA TERME «Votare No perché questa è una riforma che non migliora la giustizia italiana, non migliora i processi e non avvicina i cittadini al mondo della giustizia, che viene visto sempre più come complesso. Serve una riforma della giustizia, servono investimenti nella giustizia, ma non serve questa proposta, che altro non fa se non spaccare il Csm e distruggere un contrappeso costituzionale». Lo ha dichiarato Nicola Irto, segretario del Partito democratico calabrese, intervenendo oggi a Lamezia Terme nel corso di un incontro organizzato dai Giovani democratici, bocciando in tutto e per tutto il referendum del prossimo 22 e 23 marzo sulla giustizia. «Penso sia totalmente sbagliata questa riforma, perché è una riforma contro la magistratura, contro un altro potere dello Stato, e non aiuta a migliorare i tanti problemi che la giustizia italiana ha e che questa riforma non affronta».
«In prima linea per il No»
Il segretario dem ha quindi ribadito che il Partito democratico della Calabria è «in prima linea sull’attività referendaria, sull’attività per il No», sostenendo che quella in discussione «non è una riforma della separazione delle carriere». «La separazione delle carriere già esiste nei fatti. Se avessero voluto ulteriormente potenziarla, avrebbero portato in Parlamento una legge ordinaria e il Parlamento avrebbe potuto confrontarsi su questo. Invece no: hanno fatto una riforma che spacca il Csm, hanno fatto una riforma che non risolve i problemi della giustizia ma, soprattutto, è una riforma costituzionale che per la prima volta nella storia di questo Paese non è stata modificata di una virgola in Parlamento. Non c’è mai stato un precedente di questo tipo». «Quattro letture parlamentari e il Parlamento non ha potuto modificare di una virgola il testo uscito dal governo, perché è stato un testo proposto dal governo. Il Partito democratico della Calabria è in prima linea in queste battaglie».

«Abbiamo creato una giovanile vera e radicata»
Irto è intervenuto anche alla presentazione della candidatura unitaria dei Giovani democratici e la figura di Francesco Mendicino, sottolineando l’importanza della nuova fase congressuale. «Era un nostro obiettivo. Dall’inizio, da quando sono stato eletto segretario regionale, abbiamo investito molto affinché si potesse finalmente tornare ad avere un’organizzazione giovanile strutturata e radicata». «È stato un lungo percorso che finalmente vede la luce con un congresso regionale, perché è molto più complesso costruire una giovanile vera in Calabria rispetto ad altre regioni d’Italia. Noi siamo una regione dalla quale ogni anno, tra i 15mila e i 20mila giovani – i numeri non sono mai precisi – vanno via. Quindi è complesso trovare ragazze e ragazzi che scelgano di impegnarsi in politica». «Siamo riusciti a mettere in piedi una giovanile vera, radicata. Ci saranno anche i congressi provinciali, siamo presenti nelle università. Insomma, c’è un gruppo dirigente che vuole non solo restare in Calabria, ma vuole riorganizzare la speranza, rilanciare l’iniziativa politica, esserci, costruire un futuro diverso e migliore in questa terra e lavorare affinché siano pronti a essere classe dirigente al servizio della Calabria».
«Le vicende locali saranno oggetto di un confronto futuro»
Sulle vicende locali – vedi Cosenza, Catanzaro e Lamezia – Irto preferisce mantenere un certo riserbo perché «noi siamo molto impegnati, questa è la nostra bussola. Siamo nel pieno dell’attività, siamo tra le regioni che stanno facendo più iniziative sul referendum, con più partecipazione ai banchetti. Le altre vicende territoriali avranno invece un confronto negli organismi preposti nelle prossime settimane». «Per noi la battaglia importante e vera è quella del referendum, perché è una battaglia di civiltà, è una battaglia di difesa della Costituzione, è una battaglia che chiarisce cosa il governo nazionale vuole fare: distruggere o indebolire pesantemente un potere dello Stato, che è quello della magistratura. Pensiamo a quello che ha detto la capo di gabinetto del ministro Nordio qualche giorno fa, accusando la magistratura di essere un plotone di esecuzione. Ma il loro obiettivo non è solo la magistratura: è anche il Presidente della Repubblica, perché hanno proposto la cosiddetta riforma del premierato per indebolire, limitare e depotenziare i poteri del Capo dello Stato, che è il garante della Costituzione». (Gi.Cu.)
L’intervista:
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