‘Ndrangheta nelle Preserre, i rapporti dei Maiolo in carcere e il racconto di Arena: «Sono legati ai Pelle di San Luca»
In “Aquarium” confluiscono anche le dichiarazioni del collaboratore di giustizia: «Avevano esteso i propri interessi criminali» tra Teramo e Pescara

VIBO VALENTIA Francesco e Angelo Maiolo «sono figli di persone uccise negli anni ‘90 e già appartenenti alla locale criminalità organizzata. Sono molto legati alla famiglia di ‘ndrangheta Pelle detta “Gambazza” di San Luca». Ci sono anche le dichiarazioni di Bartolomeo Arena, ex ‘ndranghetista di primo piano nel Vibonese e collaboratore di giustizia, tra le carte dell’inchiesta che ha portato all’operazione Aquarium contro il locale di Ariola con il coinvolgimento di 15 persone accusate di aver contribuito al presunto sodalizio criminale dedito al narcotraffico e capeggiato dalla ‘ndrina dei Maiolo. Si tratta della seconda parte dell’operazione Habanero, scattata a giugno del 2024, da cui è emerso un presunto giro di sostanze stupefacenti operato tramite chat criptate, alta tecnologia e basi logistiche in diverse regioni d’Italia.
Gli interessi dei Maiolo e la rivendita di prodotti tipici
A capo della ‘ndrina ci sarebbero Francesco e Angelo Maiolo, quest’ultimo accusato di aver assunto il ruolo di «apice indiscusso» dell’organizzazione dedita al narcotraffico in tutta Italia con «centro decisionale» nelle Preserre vibonesi e interessi nel Lazio, in Abruzzo e nel resto del territorio nazionale. È Bartolomeo Arena a indicare come gli interessi di Angelo Maiolo avrebbero travalicato i confini regionali, raggiungendo le province di Teramo e Pescara, individuate dal pentito quali zone «dove i Maiolo avevano esteso i propri interessi criminali, compreso quello inerente al traffico di stupefacenti». Menzionando anche – ha aggiunti – «l’esistenza di una attività commerciale di rivendita di prodotti tipici calabresi avviata dagli stessi in Abruzzo».
I rapporti costruiti in carcere
Gli interessi oltre i confini regionali dei Maiolo, secondo Bartolomeo Arena, «riguardano principalmente la zona di Montesilvano e le zone limitrofe a cavallo delle province di Teramo e Pescara». La ‘ndrina si sarebbe inserita «nel tessuto criminale di quelle zone ed hanno affari anche in relazione al traffico di sostanze stupefacenti, attività che viene occultata dal paravento di un’azienda che si occupa della commercializzazione di prodotti tipici calabresi e che per quanto ne so opererebbe, almeno formalmente, in quell’area geografica». Particolare, nel racconto di Arena, è poi il riferimento a un soggetto già condannato nell’operazione Meta per traffico di droga, ma non coinvolto in questo procedimento, che sarebbe stato «affiliato» dai Maiolo sia in virtù dei rapporti che avevano creato in carcere che «in considerazione dei rapporti e dei canali che nel traffico internazionale di sostanze stupefacenti lo stesso portava in dote». In cambio, i Maiolo gli avrebbero offerto anche «protezione» dal momento che i co-indagati nell’operazione lo accusavano di essersi «indebitamente appropriato di circa due milioni di euro». «Non so indicarvi – precisa Arena – eventuali condotte poste in essere per conto dei Maiolo successive alla sua affiliazione, dal momento che fino all’epoca della mia collaborazione con la giustizia era ancora in carcere». (ma.ru.)
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