Omicidio Filippo Ceravolo, nuove ombre e vecchi nomi nell’ultima inchiesta. Si riapre la pista dei Loielo
Nell’inchiesta della Dda tornano intercettazioni, sms e testimonianze sull’agguato del 2012 in cui morì il 19enne di Soriano. E le dichiarazioni del pentito Loielo

VIBO VALENTIA Una verità attesa da 14 anni, una giustizia che ancora non c’è. Ora, per l’omicidio di Filippo Ceravolo, potrebbero aprirsi nuovi scenari. Il condizionale è d’obbligo, perché gli spunti investigativi arrivano dalla corposa inchiesta “Jerakarni” della Dda di Catanzaro, che ha acceso ancora una volta i riflettori sulle dinamiche criminali della cosca Emanuele-Idà nelle Preserre vibonesi.
Gli inquirenti hanno dedicato un intero capitolo alla drammatica vicenda risalente alla sera del 25 ottobre 2012, quando fu ucciso il 19enne Filippo Ceravolo nel territorio di Pizzoni, in località Calvario. Per errore, perché il vero obiettivo dei killer era Domenico Tassone, arrestato proprio nel blitz dei giorni scorsi condotto dalla Polizia di Stato.
Immagini, intercettazioni e la Punto grigia
Nelle carte della nuova inchiesta della Dda di Catanzaro vengono ripresi alcuni punti cruciali dell’indagine del 2012. Tornano nomi, immagini e intercettazioni in un dedalo investigativo in cui la verità appare a portata di mano, ma difficile da provare fino in fondo. Ci sono testimonianze cruciali, dichiarazioni di pentiti, messaggi sms e dialoghi intercettati che convergono verso una rosa di nomi strettissima, presumibilmente legata alla feroce faida tra gli Emanuele e i Loielo. Tra le carte ritorna il ruolo centrale di una Fiat Punto grigia a cinque porte, parcheggiata per diverso tempo in via Randò, a Pizzoni. L’auto venne immortalata dalle telecamere di sorveglianza e uscì dall’inquadratura proprio negli istanti in cui avvenne l’agguato. Diversi testimoni indicarono la presenza di due persone a bordo.
Le indagini e le comparazioni effettuate nei giorni successivi all’agguato permisero di «provare il coinvolgimento della Fiat Punto di colore grigio ripresa la sera del 25.10.2012 nel fatto per cui si indaga, costituito dalla compatibilità tra l’orario in cui l’autovettura in parola è uscita dall’inquadratura della telecamera dirigendosi verso la SP60, avvenuto alle ore 21:56’51”, e l’orario in cui Domenico Tassone ha effettuato la prima telefonata per segnalare l’agguato, avvenuta alle ore 21:58’33”», si legge nelle carte. Gli elementi emersi durante le indagini, insieme al sopralluogo eseguito sulla scena del crimine e alle dichiarazioni rese da Domenico Tassone e dagli altri testimoni, consentirono di affermare che il commando, dopo l’agguato, «si fosse dato a precipitosa fuga a bordo di un veicolo che potrebbe individuarsi proprio nella Fiat Punto di colore grigio inquadrata dalla telecamera in via Randò di Pizzoni».
Il timore del fratello di Tassone
«Amore io spero a Dio e prego che non gli succede niente a mio fratello, ma facendo corna succede qualcosa non so quello che farò…». È uno dei messaggi intercettati dagli inquirenti nella stessa data dell’omicidio di Antonino Zupo, avvenuto il 22 settembre 2012. Il mittente è Danilo Tassone, fratello di Domenico. Alla fidanzata, secondo quanto emerso dalle indagini, l’uomo confidava di fatto il timore di un attentato mortale che potesse costare la vita al fratello, anticipando di circa un mese quello che poi effettivamente sarebbe avvenuto il 25 ottobre 2012. Una prova, secondo gli inquirenti, del fatto che gli appartenenti alle fazioni in guerra avvertissero tutta la pressione e temessero per la propria vita.
I due giovani sospettati
All’epoca le indagini dei carabinieri puntarono dritto su due giovani, B.L. (cl. ’88) e N.C., i cui nomi emersero da un controllo di polizia eseguito alle 19.30 a Vallelonga dai militari della Stazione di San Nicola da Crissa. Era la stessa sera dell’agguato costato la vita all’innocente Filippo Ceravolo.
I due giovani furono fermati a bordo proprio di una Fiat Punto grigia a cinque porte che presentava un particolare significativo: la presenza di un montante tra lo sportello anteriore e quello posteriore di colore nero, modello molto meno diffuso, con caratteristiche e dimensioni perfettamente coincidenti con la Fiat Punto grigia ripresa quella sera dalla telecamera posta a sorveglianza dei garage comunali di Pizzoni.
Nel corso dell’attuale indagine, inoltre, sono stati acquisiti i tabulati telefonici dei due indagati. E sarebbero emersi alcuni aspetti importanti, ritenuti dagli inquirenti «sintomatici del coinvolgimento degli indagati nell’omicidio». I due, infatti, nell’orario concomitante con l’agguato avrebbero spento il proprio telefono cellulare o comunque si sarebbero trovati in una zona priva di copertura.
Un elemento di fondamentale importanza è rappresentato da un sms intercettato sull’utenza utilizzata da uno dei sospettati e inviato dall’utenza Wind di N.C., con scritto testualmente: «Undi coz du minuti», al quale Nesci risponde: «Ok». Per gli inquirenti, l’SMS è chiaramente finalizzato a fissare un incontro tra i due in un punto ben determinato di Sorianello, successivo a un accordo preso verbalmente, come dimostrerebbe la risposta “Ok” a un messaggio di per sé criptico. I due giovani sospettati, nel gennaio 2022, vennero raggiunti da un’informazione di garanzia ma, convocati per un interrogatorio, si avvalsero della facoltà di non rispondere.
«… loro volevano prendere me, non a tuo figlio…»
Altri elementi investigativi sono emersi nell’ottobre del 2016. I protagonisti sono Basilio Caparrotta e Giovanni Emmanuele. I due, mentre parlano tra loro, vengono intercettati all’interno della cella 12 del primo piano “A”, reparto Media Sicurezza, della Casa circondariale di Vibo Valentia. «(…) a lui l’hanno sparato in curva no, una curva a gomito di sopra c’era la strada di sotto, lo sparano di qua e a lui non l’hanno preso per niente, hanno preso il cofano dietro in parole povere così no… dal cofano di dietro ha preso a quello qua dietro qui…», dice Emmanuele. «Gli chiedo ma dove sono andati? Mi dice non lo so, prendo mi giro quelle strade…». E ancora: «Se c’era quel ragazzo in macchina, non moriva Filippo, moriva Gerardo… no, moriva quell’altro…». Emmanuele spiega poi, riferendosi a un incontro con il padre di Filippo, Martino Ceravolo: «(…) risponde mio cugino e gli dice a Martino… loro volevano prendere me, non a tuo figlio…».

Moscato e il pianto della moglie di Idà
Che i responsabili dell’agguato appartenessero alla cosca Loielo ne è certo il collaboratore di giustizia Raffaele Moscato. «Ceravolo sono stati il gruppo dei Loielo, non possono essere stati gli Emanuele perché volevano a Tassone ed era stato per forza il gruppo dei Loielo…». Il collaboratore, nel corso delle dichiarazioni rese al pm Camillo Falvo, ha raccontato anche della moglie di Franco Idà, sorella di Bruno Emanuele. «(…) lei è scoppiata a piangere perché diceva che avevano ucciso un innocente, che era un peccato di Dio e che qua e di là, come nel senso che li malediceva… però non mi ha detto “li maledico”, nel senso che avevano fatto un grande peccato ad uccidere un innocente, quindi non facevano assolutamente parte del gruppo loro…».
Le accuse del pentito Loielo
Ancora più precise e dirette, infine, le accuse rivolte dal pentito Walter Loielo in un interrogatorio risalente al 13 ottobre del 2020. «(…) ho saputo da mio fratello Cristian che a sparare a Filippo Ceravolo erano stati N. C. ed A. N., e me lo disse precisando: “sono andati loro e non sanno neanche sparare”, perché in quell’occasione dovevano colpire Domenico Tassone ed invece per errore colpirono chi con loro non c’entrava niente. Di quel periodo non so dire tante cose perché lavoravo ad Anoia e tornavo a casa nel fine settimana…».
Insomma, elementi investigativi che lasciano poco spazio all’interpretazione, ma che necessitano evidentemente di ulteriori riscontri per poter portare all’individuazione certa dei presunti responsabili del terribile omicidio di Filippo Ceravolo, giovane vittima innocente di mafia che ha pagato un prezzo altissimo per una guerra di mafia che ha lasciato una lunghissima scia di sangue nelle Preserre vibonesi. (g.curcio@corrierecal.it)
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