Mattarella: «Dal Papa messaggio splendido»
Il Capo dello Stato elogia il Pontefice sottintendendo una dura critica a Trump

ROMA “Autoesaltazione” e totale assenza di “autoironia”, dote, quest’ultima, della quale invece “il mondo si gioverebbe”. Spetta ai cronisti dare un nome e cognome all’indiziato principale, Donald Trump, di queste definizioni di Sergio Mattarella. Perchè il presidente oggi non lo ha mai citato. Ma il profilo ne esce chiaro dalla parte più interessante di un discorso su etica e media dedicato ad una delegazione di studenti delle scuole di giornalismo in visita al Colle. Si parte da Papa Leone XIV e dal suo magnifico discorso di oggi, anch’esso indirizzato al presidente americano, anch’egli mai citato dal pontefice: “venendo qui dal mio studio – esordisce a sorpresa il capo dello Stato dal salone delle Feste del Quirinale – ho letto le agenzie sul messaggio di Papa Leone all’accademia delle scienze. Un messaggio splendido sul potere che ancora una volta rende evidente il debito di riconoscenza nei confronti del Papa che il mondo deve nutrire. Un messaggio che – aggiunge interpretandolo con un pizzico di malizia – mette in guardia dal pericolo dell’autoesaltazione..”. Da poco erano comparse sui media le violente dichiarazioni di Trump contro Giorgia Meloni, il suo governo e l’Italia. Dichiarazioni che certamente Mattarella avrà trovato poggiate sulla sua scrivania accanto a quelle del Papa. Ecco quindi che subito riprende il filo del ragionamento che si fa caustico e si allarga ad altri destinatari che il cronista non si spinge ad identificare: “se i potenti della terra usassero un po’ di autoironia, anche in piccole dosi, il mondo ne trarrebbe giovamento e loro – sottolinea – eviterebbero difficoltà e motivi di imbarazzo”. Che il presidente voli alto lo si capisce in un ulteriore passaggio all’interno di un ragionamento tra la necessaria connessione tra etica personale e regole delle istituzioni nel giornalismo. Si entra nel delicato terreno dell’intelligenza artificiale e dei pochi, ricchissimi, padroni di questo strumento. “L’intelligenza artificiale sta conquistando un ruolo sempre più diffuso se non addirittura egemone nella nostra esistenza: occorre un’adeguata consapevolezza morale per rendere possibile il suo uso, con una definizione di regole, come quelle dell’Unione europea, per un governo dell’IA senza che essa si trasformi in strumento di dominio dei giganti della tecnologia che pretendono di sostituirsi agli stati sovrani e all’ordinamento internazionale”. Big Tech americane, vicinissime al potere, allergiche alle regole che attualmente solo l’Europa sembra volere. Il potere ubriaca, anzi “inebria”, sottolinea il presidente cercando di spiegare come ci si può difendere da questa droga: “in questo salone 8 o 9 anni fa uno studente mi ha chiesto come si fa a resistere alle tentazioni del potere. Io gli ho risposto che il potere può in effetti inebriare e far perdere l’equilibrio, ma ci sono due antidoti: uno è istituzionale, con l’equilibrio tra i poteri e la distribuzione delle funzioni tra i vari organi costituzionali; il secondo è la coscienza personale, individuale dove un’alta capacità di autoironia è preziosa”. (Ansa)
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