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I verbali

‘Ndrangheta, il piano fallito per uccidere Tassone e l’omicidio Ceravolo svelato dai pentiti

Le dichiarazioni di Moscato, Arena e Walter Loielo ricostruiscono il piano del gruppo dei Loielo e collocano il delitto del 19enne dentro la faida delle Preserre

Pubblicato il: 15/04/2026 – 14:46
di Giorgio Curcio
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‘Ndrangheta, il piano fallito per uccidere Tassone e l’omicidio Ceravolo svelato dai pentiti

VIBO VALENTIA C’è un filo che lega le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia all’omicidio di Filippo Ceravolo: il piano per uccidere Domenico Tassone, indicato come vero obiettivo dell’agguato costato la vita al 19enne. Nelle carte dell’inchiesta, tra i passaggi valorizzati dagli inquirenti, ci sono soprattutto i verbali di Walter Loielo. Ma andiamo con ordine.

Moscato: «Gli stavano dando solo un passaggio…»

Tra i verbali richiamati nelle carte ci sono, ad esempio, le dichiarazioni del collaboratore Raffaele Moscato, interrogato dall’allora sostituto della Dda di Catanzaro, Camillo Falvo. «Ceravolo sono stati il gruppo dei Loielo, non possono essere stati gli Emanuele perché volevano Tassone ed era stato per forza il gruppo dei Loielo». E ancora: «Ho incontrato Domenico, però Domenico mi ha detto: “Povero sventurato, un passaggio gli stavano dando a quello là, volevano Tassone però è andata bene…”».

Le dichiarazioni di Bartolomeo Arena

Sulla stessa linea si collocano anche le dichiarazioni di Bartolomeo Arena e Walter Loielo, che indicano anche i nomi dei soggetti del gruppo Loielo ritenuti coinvolti. Arena riferisce: «So, perché mi è stato riferito da Domenico Zannino, che Alex Nesci e Pasquale De Masi sarebbero coloro che hanno attentato alla vita di Domenico Tassone, dove rimase ucciso un innocente che si chiamava Filippo Ceravolo. Lui e Pasquale De Masi hanno cercato di uccidere Domenico Tassone, esplodendo dei colpi d’arma da fuoco, senza riuscirci».

Le accuse precise di Walter Loielo

Walter Loielo, invece, esclude che ad agire materialmente siano stati Rinaldo e Valerio Loielo, così come esclude il coinvolgimento diretto del fratello Cristian, sostenendo che, in quel caso, ne avrebbe saputo di più. Per questo restringe il campo agli altri componenti del gruppo: Ciconte, Nesci, De Masi e Lazzaro. «Comunque chi sia stato di questi cinque non lo so, cioè o Bruno ed Enrico Lazzaro o Alex Nesci, Nicola Ciconte e Pasquale De Masi, ma però del nostro gruppo è stato fatto, l’agguato, cioè della banda dei Loielo… come un flash mi sembra di aver sentito che sono stati Alex Nesci e Nicola Ciconte e non so se con altri ancora, o uno di loro due…». Lo stesso collaboratore aggiunge poi ulteriori dettagli su una precedente missione di morte contro Tassone. «Una sera del 2012 mio fratello Cristian, Alex Nesci e Bruno Lazzaro, e non ricordo se c’era qualcun altro con loro, sono venuti a casa mia ad Ariola con la macchina di Bruno Lazzaro, cioè una Fiat Punto grigia, hanno lasciato i cellulari a casa mia e se ne sono andati con Cristian, ma io non sapevo dove dovevano andare o come dovevano fare, ma solo che dovevano uccidere Domenico Tassone a Vazzano». E ancora: «Sempre nel 2012 mio fratello Cristian, proprio insieme a Alex Nesci, Bruno Lazzaro e non ricordo se c’era qualcun altro, erano andati a Vazzano per uccidere Domenico Tassone, senza riuscirci». (g.curcio@corrierecal.it)

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