Restituiti 46 reperti etruschi, magno-greci e romani ai Parchi Archeologici di Crotone e Sibari – FOTO
Scoperto un traffico internazionale di reperti. I “tombaroli” operavano in squadre organizzate. Alcune opere recuperate In Francia

COSENZA I Carabinieri TPC hanno restituito, al Museo Archeologico Nazionale di Sibari, 46 manufatti di origine etrusca, magno-greca e romana. A Cosenza, nella Sala Leone di Palazzo Arnone, i militari del Tpc hanno illustrato i dettagli delle operazioni che hanno permesso di consegnare i reperti di inestimabile valore, al Direttore dei Parchi Archeologici di Crotone e Sibari Filippo Demma.




L’operazione
Si tratta, in particolare, di 46 reperti archeologici recuperati in Italia e in Francia nel corso delle attività svolte nell’indagine denominata “Achei”, con il coordinamento della procura della Repubblica di Crotone. Rintracciati al termine di una complessa attività d’indagine svolta dai Carabinieri del Nucleo TPC di Cosenza, i reperti erano stati alc entro di un vasto traffico su scala nazionale e internazionale, con
ramificazioni in Gran Bretagna, Francia, Germania e Serbia. Le indagini, svolte tra il 2017 e il 2018, hanno permesso di ricostruire i sistematici saccheggi operati da squadre di “tombaroli” che, con una articolata suddivisione di competenze e ruoli, garantivano al mercato clandestino un flusso continuo di preziosi beni archeologici, venduti in articolati e complessi canali di ricettazione in Italia e all’estero. «L’operazione si è conclusa con l’emissione di un’ordinanza di applicazione di misure cautelari da parte del gip del Tribunale di Crotone, su richiesta della locale Procura che ha coordinato le indagini, nei confronti di 23 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di far parte di un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei reati di danneggiamento del patrimonio archeologico dello Stato, impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato, ricettazione ed esportazione illecita, e l’esecuzione di 80 decreti di perquisizione nei confronti di altrettanti soggetti, indagati in stato di libertà. «Siamo partiti dagli scavi clandestini che sono stati operati in diversi siti archeologici calabresi – ha spiegato il capitano Giacomo Geloso, comandante nucleo Tpc Cosenza – e disarticolato una squadra di tombaroli facente parte di un’articolata rete di ricettatori. Una rete che era riuscita ad alimentare costantemente il mercato clandestino dei reperti che genera affari milionari».
Il valore storico dei reperti
L’operazione prima e la restituzione poi, hanno permesso di salvare importanti testimonianze artistiche che appartengono alla collettività e raccontano la storia e l’evoluzione della nostra civiltà. «Sia a Sibari che a Crotone, abbiamo due sezioni che abbiamo chiamato “Archeologia salvata” e questi reperti confluiranno nei nostri spazi insieme ad altri già restituiti», racconta il direttore Demma. Che chiosa: «a Crotone, ma sopratutto a Sibari, abbiamo un deposito pieno di migliaia di reperti sequestrati e poi consegnati, li esporremo a rotazione raccontanto storie diverse». (f.benincasa@corrierecal.it)
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