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Il “Teorema” a Crotone, un «meccanismo di volturazione» per drenare denaro pubblico

Misure cautelari per cinque indagati nell’inchiesta della procura di Crotone. «Trenta assegnazioni fiduciarie, consulenze fittizie» e la Sinergyplus «terminale economico»

Pubblicato il: 17/04/2026 – 14:59
di Fabio Benincasa
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Il “Teorema” a Crotone, un «meccanismo di volturazione» per drenare denaro pubblico

CROTONE Lo scorso 13 aprile il gip del tribunale di Crotone, Assunta Palumbo, aveva convalidato il sequestro d’urgenza dei beni nella disponibilità di alcuni indagati nell’inchiesta nome in codice “Teorema” coordinata dalla procura di Crotone guidata da Domenico Guarascio.
Questa mattina, a distanza di quattro giorni, i militari della guardia di Finanza hanno notificato le misure cautelari nei confronti di Fabio Manica (difeso dall’avvocato Roberto Coscia), già vicepresidente della Provincia, Giacomo Combariati (difeso dall’avvocato Domenico Antonio Rizzuto) per i quali è stato disposto il carcere. Divieto di dimora nel Crotonese, invece, per Francesco Manica (difeso dall’avvocato Gianluca Marino). Disposti, invece, gli arresti domiciliari nei confronti di Luca Bisceglia e Rosaria Luchetta (entrambi difesi dall’avvocato Sabrina Rondinelli).

Il sodalizio e il drenaggio di fondi pubblici

Il materiale investigativo poggia su un numero robusto di intercettazioni che avrebbero permesso di svelare l’esistenza di delitti contro la Pubblica Amministrazione e il compimento di diversi reati: corruzione, falso ideologico, truffa ai danni dello Stato e frode nelle forniture. Per chi indaga esisterebbe una rete di professionisti che «strumentalizzavano i titoli e le qualifiche per la realizzazione di gravi reati contro la Pa». Questo ipotetico piano sarebbe stato messo a punto da Fabio Manica e da alcuni soggetti destinatari di numerosi affidamenti pubblici da parte della provincia di Crotone e dei comuni pitagorici. Come emerge dall’informativo della Gdf del 13 febbraio 2026, sarebbero circa «trenta assegnazioni fiduciarie» erogate a favore degli indagati. L’analisi dei faldoni ha insospettito gli uomini della Guardia di finanza, colpiti – in primis – dagli importi pari a circa 240mila euro e poi da una serie di «elementi ricorrenti» come l’assegnazione sotto soglia dei 40mila euro, ribassi irrisori tra l’1% e il 5%, prestazioni «sostanzialmente omogenee» e determine accompagnate da motivazioni generiche.
Dalla consultazione dell’Albo della Provincia, l’attenzione di chi indaga si sposta ai comuni di Cirò Marina, Crotone, Isola Capo Rizzuto. Anche in questo caso, gli affidamenti sarebbero stati caratterizzati da elementi che avrebbero consentito di «ritenere provate le interconnessioni soggettive tra i professionisti e le società ed Fabio Manica». In particolare, sarebbe emersa la «presenza trasversale degli stessi individui in più compagini societarie destinatarie di affidamenti di lavori o servizi pubblici da parte della Provincia di Crotone» ed ancora la «sussistenza di vincoli parentali o affinità tra professionisti beneficiari degli incarichi». Questi elementi, per chi ha svolto le indagini, sarebbero sintomatici dell’esistenza di un «sodalizio criminale volto ad ottenere illecitamente somme di denaro pubblico» e finalizzato al «drenaggio di risorse pubbliche in favori dei medesimi soggetti».

Le percezioni «indebite» di denaro di Fabio Manica

La tesi della procura è sorretta dall’analisi dei flussi finanziari del politico e dalla presenza riscontrata di un «complesso meccanismo di volturazione». Quattro le fasi individuate dagli investigatori, secondo i quali «le somme liquidate ai professionisti o alle società venivano poi suddivise tra più soggetti riconducibili al medesimo sodalizio», attraverso «fittizie consulenze o incarichi secondari».
Questo il quadro ipotizzato dall’accusa. La parte rilevante dei fondi confluiva sui conti della Sinergyplus Srl, di cui Fabio Manica sarebbe socio occulto. Il corrispettivo degli incarichi conferiti dagli enti pubblici veniva «allocato» sui conti della Srl o su rapporti finanziari di persone di fiducia o conniventi. In una fase successiva, parte del denaro – ricevuto come compenso di consulenze erogate dai professionisti in favore della società – veniva trasferito sui conti della medesima e successivamente «trasferito sul conto personale del legale rappresentante della Sinergyplus Srl, Giacomo Combariati». L’ultima fase riguarderebbe una ulteriore e finale transazione a favore di Fabio Manica, su un conto intestato allo stesso Combariati ma nella disponibilità dell’ex vicepresidente della Provincia pitagorica. Che avrebbe utilizzato i fondi per spese strettamente personali: «acquisto di auto, pagamento di assicurazioni, viaggi, pranzi, cene e altri beni di consumo». Tutti i passaggi di denaro sarebbero stati utili a «mascherare» l’operazione finita sotto la lente di ingrandimento della procura. Il meccaniscmo di volturazione veniva «occultato dalla simulazione di attività di consulenza» mentre la Sinergyplus Srl fungeva da «terminale economico dell’associazione». (f.benincasa@corrierecal.it)

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