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Naufragio di Cutro, la testimonianza dei pescatori: «In mare non c’erano soccorsi, solo persone morte»

Nuova udienza per la strage del 26 febbraio 2023. Dopo la tragedia, la Guardia di finanza avrebbe chiesto corsi di formazione

Pubblicato il: 17/04/2026 – 20:12
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Naufragio di Cutro, la testimonianza dei pescatori: «In mare non c’erano soccorsi, solo persone morte»

CROTONE «Non abbiamo mai visto arrivare soccorsi dal mare, in mare non c’era nessuno. Solo le persone morte». Lo ha detto Paolo Cefaly uno dei pescatori che hanno assistito al naufragio del caicco Summer Love avvenuto a Steccato di Cutro il 26 febbraio 2023. Proprio i pescatori sono stati protagonisti dell’udienza del processo sui presunti ritardi nei soccorsi alla barca naufragata provocando 94 vittime. Nel procedimento sono indagati per omicidio e naufragio colposi quattro militari della Guardia di finanza e due della Capitaneria di porto. L’udienza di oggi si è concentrata sulle testimonianze oculari di chi per primo tentò di salvare i migranti e sulle perizie tecniche legate al funzionamento dei radar e alle cause dei decessi. Non hanno potuto invece partecipare tre donne afgane (una superstite e due familiari di vittime) che erano nell’elenco testimoni perché, ha detto l’avvocato Enrico Calabrese, il loro volo dalla Germania è stato cancellato per la carenza di carburanti causata dalla crisi Usa-Iran.

«I primi ad arrivare sono stati i carabinieri»

Rispondendo agli avvocati delle Ong costituitesi parte civile, Cefaly ha aggiunto: «Ho sentito un boato quando la nave si è schiantata. Ho provato vero panico sentendo le urla, ma poi ho pensato che bisognava salvare le persone. Non ricordo gli orari, né quanto tempo ci hanno messo i soccorsi. Non me lo posso ricordare, cerco di dimenticare tutta quella storia. Abbiamo tirato fuori tanta gente morta. Tanta. Non ci siamo mai fermati». Alle sue parole ha fatto eco l’altro pescatore presente sulla spiaggia di Steccato di Cutro, Ivan Paone: «Non so dire quanto tempo è trascorso. Eravamo presi dalla foga di soccorrere. Le condizioni di visibilità erano pessime, c’era salsedine e mare forte. I primi ad arrivare sono stati i carabinieri, ma non so dire quanto tempo dopo il naufragio».

I corsi di formazione chiesti dalla Guardia di Finanza

Dopo la tragedia di Cutro la Guardia di Finanza ha richiesto corsi di aggiornamento per i radaristi. Lo ha confermato Carlo Giordano, formatore per la società Almaviva degli operatori radar del Roan di Vibo Valentia, rispondendo all’avvocato Marilena Bonfiglio (difensore dell’ufficiale della Guardia costiera Imrcc di Roma, Francesca Perfido), nel corso dell’udienza. Durante la deposizione il tecnico ha chiarito all’avvocato Francesco Vetere (difensore del colonnello Alberto Lippolis, ex comandante del Roan di Vibo) che solo i radar di Campolongo e Punta Stilo potevano intercettare il caicco: «Il radar di Campolongo ha una portata minima di 18 miglia e può arrivare fino a 96, mentre quello di Punta Stilo che è più recente ha una portata fissa di 32 miglia. Il radar di Campolongo è settato su valori medi e l’operatore può intervenire sul livello di sensibilità. Per il Livello di Confidence il valore va da 1 a 10, più è alto maggiore è la possibilità che il bersaglio sia reale. È capitato che confidence 10 non ha avuto poi riscontri in mare».

Acquisiti due documenti

Il medico legale Massimo Rizzo ha poi illustrato le cause multifattoriali dei decessi escludendo il freddo come causa primaria: «La morte per assideramento è rara, serve un tempo più lungo. Le persone sono morte per annegamento ed altri fattori: traumi, incapacità di nuotare, panico». Prima della conclusione, il collegio giudicante ha acquisito due documenti: il rapporto Frontex e la circolare 1340 della Gdf con l’omissione degli asset strategici per i quali è venuta meno la classificazione. «Questo ci permette di avere una maggiore conoscenza dei ruoli e delle funzioni nel e del Coan» ha detto il pm Matteo Staccini. A margine dell’udienza, le Ong costituitesi parte civile hanno rilasciato una nota congiunta per ribadire l’importanza di fare luce sull’accaduto e prevenire future tragedie nel Mediterraneo. (Ansa)

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