Per i 110 anni di Giacomo Mancini, socialista calabrese da ricordare. A futura memoria di coloro che verranno
Il percorso pubblico e privato dello storico leader riformista, dall’antifascismo agli incarichi di governo, fino al rapporto viscerale con la sua terra

Caro Giacomo Mancini, quando abbiamo lavorato assieme non riuscivo a darti del tu, ti chiamavo “onorevole” o non ti definivo per forma di rispetto e per sentore di carisma. Ha scritto Giampiero Mughini, con meditata ragione, che avevi una statura fisica e morale tale che, quando attraversavi il Transatlantico della Camera, tagliavi l’aria. Sei nato 110 anni fa a Cosenza, il 21 aprile del 1916, nello stesso periodo in cui il tenente medico dell’esercito Giuseppe Santoro apre nella sua clinica “Agostino Casini” una guardia medica ostetrica e un consultorio per le madri e i loro figli. Simbolicamente sei nato nella tua città quando inizia l’attenzione collettiva dalla culla alla tomba per tutti.
Caro Giacomo, avevi 10 anni quando scorrazzavi tra piazza delle Vergini e la Calata della Corda, a Cosenza, e già percepivi l’oppressione fascista verso tuo padre Pietro, primo deputato socialista di Calabria e Basilicata, che sarà mandato nel novembre del 1926 al confino di Nuoro.
Nel 1936 hai vent’anni e studi Legge a Torino, e da quella città apprendi la lezione di Gramsci e del movimento operaio. Chissà quanti ricordi al comizio affollato in piazza San Carlo, nel 1972, a Torino, quando eri diventato segretario nazionale del Partito socialista. A trent’anni, nel 1946, sei tornato dalla Resistenza romana che ti ha visto, con il tuo amico Mauro, capo militare dei partigiani socialisti. Diventi consigliere comunale socialista nei banchi di corso Telesio, sarai anche segretario della federazione provinciale di Cosenza, la farai diventare nel corso dei decenni la provincia più socialista d’Italia, nonostante tu sia molto timido e soffra la differente oratoria di tuo padre Pietro. Dieci anni dopo Pietro Nenni, da parlamentare, ti affida la responsabilità dell’organizzazione del Psi. Un ruolo non da poco.
Poche settimane prima il Partito ti ha mandato capo delegazione a Barletta, dove la polizia ha sparato sui braccianti in lotta che protestano contro l’iniqua distribuzione dei viveri: 3 morti e 6 feriti. Informi il partito e tutti i compagni scrivendo sull’Avanti: “Si è sparato sulla folla quando la situazione andava normalizzandosi”. Sulla questione dei diritti civili non sei mai arretrato di un passo.
A 50 anni, nel 1966, sei uno dei ministri socialisti più sulla cresta dell’onda del Centrosinistra. Alla Sanità hai risolto la questione del vaccino Sabin e ai Lavori pubblici stai trasformando il Mezzogiorno. In circostanza del tuo compleanno accompagni Giuseppe Saragat, primo presidente della Repubblica socialista, anche se del Psdi, in una storica visita in Calabria. Non ami molto Saragat, avevi brigato con Fanfani per impedirgli il Quirinale, ma quella visita non è una passerella, piuttosto un cambio di passo per la nostra dimenticata regione. Andate a Reggio Calabria, passate da San Luca, si va nella Crotone operaia delle industrie, acclamati dalle tute blu calabresi, a Cosenza al pastificio Lecce che inaugura il suo nuovo stabilimento. Sono gli anni del boom economico ritardato in Calabria. I comunisti saranno polemici. Un reportage di Paese Sera da San Giovanni in Fiore scrive che alla visita di Saragat e Mancini non ci sono uomini adulti: sono tutti emigrati all’estero. La storia della Sinistra è una storia di divisioni che non guarda il bicchiere mezzo pieno.

Nel 1976 festeggi i tuoi 60 anni e intervieni sui giornali sullo scandalo Lockheed. Diffidi della Dc e del compromesso storico. Ti prepari a una nuova elezione ma già stai pensando alla guida del partito di Bettino Craxi. Lo conosci da tempo, diventerà segretario al congresso dell’hotel Midas a giugno. Ancora ci scervelliamo se fosse una scelta tattica o strategica, l’unica certezza è che sei stato “il driver” di Bettino l’autonomista.
Ai tuoi 70 anni, a via del Corso, Bettino non c’è. Ci ha pensato il vicesegretario Claudio Martelli, che ti adora, a festeggiarti accogliendoti con un mazzo di 70 garofani rossi e un calamaio di cristallo e argento. Al tuo fianco ci sono tua moglie Vittoria e tuo figlio Pietro, Giosi non è venuta perché non ama apparire in pubblico. L’Avanti ti acclama con un articolo in prima pagina nonostante tu sia la voce più critica contro Craxi. Stai già pensando di candidarti a Cosenza per diventarne sindaco. Lo diventi per pochi mesi, non è previsto il cumulo di cariche con il ruolo di deputato. Non puoi lasciare ancora quella postazione. È solo una prova generale del 1993, quando il Psi affonda per Tangentopoli e diventi il primo cittadino di una stagione indimenticabile per la tua città. Il tuo compleanno per gli 80 anni è tristissimo. Poche settimane prima, in un’aula del Tribunale di Palmi, ti hanno condannato tra i primi in Italia per il nuovo reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Combatti come un leone e la sentenza sarà cancellata in Appello a Reggio Calabria. Non è mai venuto meno il sostegno dei calabresi e dei democratici. Nessuno di loro ha mai pensato che Mancini fosse colluso con la ’ndrangheta, che hai sempre avversato.
Festeggi il tuo ultimo compleanno il 21 aprile 2001. Per i tuoi 85 anni pubblichi una pagina a pagamento sui giornali invitando chi ti vuole bene a votare Marco Minniti e tuo nipote omonimo Giacomo nella lista del Pds, che diventa deputato come lo eri stato tu e tuo padre Pietro. Il giorno del compleanno vai sulla carrozzella a Palazzo dei Bruzi e ai dirigenti e dipendenti comunali che ti festeggiano dici loro: “Fate studiare i vostri figli all’università, e soprattutto insegnate loro ad amare questa città”. Cosenza è la città che hai sempre amato. Il filo della tua vita terrena si spezza l’8 aprile del 2002, commuovendo tutti, anche chi ti era stato avversario. Tutta la stampa nazionale ti celebra in modo positivo, tranne qualche rara eccezione. A cento anni dalla tua nascita, grazie alla Fondazione che porta il tuo nome, accanto a Giuliano Amato a Palazzo Arnone con emozione ti ho ricordato affermando dal microfono: “È bene che Giacomo continui a stare con noi e che ci aiuti a correggere i molti errori di questo nostro tempo, difficile e complesso”. Il mio più caro saluto alle associazioni e ai cittadini che stasera alle 19 si ritroveranno davanti alla tua statua, al centro storico, in via Antonio Serra, davanti al liceo Telesio, per i 110 anni della tua nascita: Giacomo Mancini, socialista calabrese da ricordare a futura memoria di coloro che verranno. (redazione@corrierecal.it)
Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato