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Tragedia a Catanzaro, l’indagine della procura. Il disagio «grave e non sempre evidente»

Il fascicolo è affidato alla pm Graziella Viscomi. Sul gesto volontario non ci sono dubbi, ma gli inquirenti proseguono il loro lavoro

Pubblicato il: 23/04/2026 – 15:50
di Fabio Benincasa
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Tragedia a Catanzaro, l’indagine della procura. Il disagio «grave e non sempre evidente»

CATANZARO «Dopo la nascita del terzo figlio ha iniziato a stare male. Era sempre più stanca e meno lucida, con la paura che potesse accadere qualcosa di grave ai suoi figli. Le avevo detto di farsi aiutare, anche dal suo medico, e di tornare gradualmente al lavoro, ma questi suggerimenti non sono riusciti a incidere sul suo stato interiore». E’ dalle parole di don Vincenzo Zoccoli che occorre ripartire per cercare analizzare a fondo quanto accaduto, tra martedi e mercoledi notte, in via Zanotti Bianco a Catanzaro. Anna Democrito, Oss di 46 anni, si è svegliata nel cuore della notte e pochi istanti dopo ha trovato la morte insieme ai suoi figli: un bimbo di 4 mesi e uno di 4 anni – deceduti sul colpo insieme alla donna – mentre la bimba di 6 anni, la piccola Maria Luce, è ricoverata al Gaslini di Genova. Battito flebile, condizioni gravissime, i medici faranno di tutto per salvarla. La donna è stata trovata con in mano un rosario: la Chiesa era la sua «seconda casa», anche se negli ultimi mesi la presenza si era ridotta.

Il marito, il disagio latente e il lavoro in Rsa

Accanto alla speranza, in attesa che arrivino buone notizie dalla Liguria, a Catanzaro è il momento del silenzio. Francesco, il marito di Anna, e papà dei tre bambini, è distrutto dal dolore. Lui che per primo ha tentato la disperata e inutile rianimazione delle vittime, dopo il tragico volo dal terzo di uno stabile nella città capoluogo. Da parasanitario (lavorava nella stessa Rsa di Anna Democrito) ha fatto ricorso ad una serie di manovre per ridare battito ai cuori fermi dei suoi cari. Niente da fare. Neanche lui si sarebbe accorto del malessere patito dalla moglie e neanche i colleghi della Rsa avrebbero scorto campanelli d’allarme, un segnale spia di un disagio latente. «Posso dire che mi accoglieva sempre con il sorriso», ricorda il presidente della Rsa Paolo Mazza citato dal CorSera. «Lavorava qui da quindici anni e non avevamo intuito nulla che potesse far pensare a una simile tragedia. Nell’ultimo periodo poi era in astensione dal lavoro per maternità. Io personalmente conservo il ricordo di una persona molto sensibile, ma allo stesso tempo riservata. L’unica forma di apertura era con la parrocchia, dove era molto attiva».

Il fronte delle indagini

Sul caso che ha scosso l’Italia intera, continua ad indagare la procura di Catanzaro, guidata da Salvatore Curcio. Il fascicolo è affidato alla pm Graziella Viscomi. Sulla pista dell’omicidio-suicidio e sul gesto volontario non ci sono più dubbi, ma gli inquirenti stanno scavando nel recente passato della donna tentando di rintracciare uno o più elementi che possano ricondurre al motivo che abbia spinto la 46enne a cercare la morte, insieme ai tre figli. Anna Democrito, in passato aveva manifestato un disagio di natura psichiatrica, aggravato nell’ultimo periodo da una presunta depressione post partum dopo la nascita, a dicembre, dell’ultimo figlio. Come suggerito dalla criminologa Chiara Penna, in una analisi sul Corriere della Calabria, «la presenza di un neonato introduce un ulteriore livello di complessità clinica. I disturbi dell’area perinatale, come la depressione postpartum, possono assumere forme gravi e non sempre evidenti dall’esterno. Nei casi più rari, ma documentati, si può arrivare a quadri di psicosi postpartum, caratterizzati da alterazioni del pensiero e della percezione della realtà. Non si tratta di semplici spiegazioni, ma di cornici interpretative riconosciute dalla letteratura scientifica». Il dato certo è che occorrerà attendere per avere un quadro chiaro dell’accaduto, così come sarà necessario aspettare per ricevere buone notizie dal Gaslini di Genova, dal reparto di Rianimazione Pediatrica, dove Maria Luce continua a combattere. (f.benincasa@corrierecal.it)

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