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L’asse criminale

’Ndrangheta e Cosa nostra a Niscemi, i contatti con gli Alvaro di Sinopoli per la cocaina dalla Calabria

Il progetto del gruppo guidato da Alberto Musto di aprire un nuovo canale di approvvigionamento oltre lo Stretto, puntando sui rapporti con esponenti della cosca calabrese

Pubblicato il: 23/04/2026 – 15:10
di Giorgio Curcio
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’Ndrangheta e Cosa nostra a Niscemi, i contatti con gli Alvaro di Sinopoli per la cocaina dalla Calabria

LAMEZIA TERME Allargare gli orizzonti e aprire nuovi canali di approvvigionamento, guardando oltre lo Stretto e verso la Calabria. È uno degli scenari che emergono dall’inchiesta che, con l’impiego di oltre 200 carabinieri, ha portato all’arresto di 35 persone32 finite in carcere e 3 ai domiciliari – ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, illecita concorrenza e traffico di stupefacenti, infliggendo un altro colpo alla famiglia di Niscemi (in provincia di Caltanissetta) legata a Cosa nostra. Tra le persone coinvolte, infatti, figura anche Alberto Musto (classe ’86), indicato dagli inquirenti come boss della famiglia mafiosa di Niscemi e vertice del mandamento di Gela, già coinvolto nell’operazione “Mondo Opposto” del dicembre 2023. Secondo l’accusa, insieme al fratello Sergio avrebbe costruito un sistema mafioso-imprenditoriale fondato su schemi associativi consolidati, allargando progressivamente i propri interessi anche al traffico di droga.

Muoversi per almeno 10 kg di cocaina

Proprio sul fronte degli stupefacenti, già alla fine del 2022, gli investigatori della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta iniziano a captare conversazioni che farebbero emergere la volontà del gruppo capeggiato da Alberto Musto di individuare un nuovo canale di rifornimento. L’idea sarebbe stata quella di sfruttare contatti e relazioni con soggetti ritenuti vicini alla ’ndrangheta e attivi nel territorio di Reggio Calabria. «Là problemi non ce ne sarebbero di pagamenti e di cose (…) però quelli non è che si muovono, che si muovono…». In questa conversazione – annota il gip nell’ordinanza – emergerebbe la convinzione dell’esponente di Cosa Nostra di Niscemi di poter contare su rapporti tali da consentirgli di acquistare stupefacente dai calabresi senza particolari preoccupazioni sui pagamenti. A una condizione, però: i quantitativi avrebbero dovuto essere ben superiori rispetto a quelli fino ad allora presi in considerazione. Una valutazione condivisa anche da Andrea Abaco (classe ’96), tra i 56 indagati. La convinzione del gruppo era chiara: per un solo chilo di droga, i calabresi non si sarebbero nemmeno mossi. Secondo un altro presunto sodale, Francesco Cona, sarebbe stato necessario puntare almeno su 10 chili di cocaina. Ma qui si apriva un altro problema, legato alla capacità di assorbimento del mercato locale.

Smerciare almeno un chilo a settimana

«(…) dove lo dobbiamo mettere tutto questo bordello? Per questo non mi ci sono voluto mettere perché il paese è quello che è…». Per Musto, insomma, sarebbe stato troppo complicato – se non impossibile – smerciare quantitativi così elevati in un contesto come quello di Niscemi. «La riesci a levare? Sono assai. Stai scherzando?». Nella strategia economico-criminale attribuita al boss, per reggere un’operazione del genere sarebbe stato necessario piazzare almeno un chilo di cocaina a settimana. «Se abbiamo quei numeri ed il prezzo buoni, possiamo beccare a chi minchia vogliamo (…) lo zio Pino non le ha queste cose…». Secondo gli inquirenti, il gruppo riteneva che, se il progetto con i calabresi fosse andato in porto, avrebbe potuto persino fare a meno di Giuseppe Auteri, fino a quel momento riferimento per l’approvvigionamento.

I contatti con Antonino Alvaro

Ma chi era il contatto calabrese? Gli investigatori lo avrebbero individuato successivamente, ricostruendo anche la potenziale portata dell’affare. Il gruppo di Cosa Nostra di Niscemi, attraverso Andrea Musto, avrebbe intrecciato rapporti con un soggetto ritenuto vicino alla potente cosca degli Alvaro di Sinopoli: Antonino Alvaro, 38 anni, indicato come appartenente all’omonima ’ndrina, considerata tra le più influenti della ’ndrangheta calabrese. Sul suo conto – annotano gli inquirenti – graverebbero diversi precedenti penali e di polizia, tra cui associazione mafiosa, estorsione, detenzione abusiva di armi, possesso di armi clandestine, usura, ricettazione e violenza privata. Antonino Alvaro e Alberto Musto, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbero entrati in contatto durante un periodo di co-detenzione nel carcere di Voghera, tra il 21 ottobre 2020 e il 17 ottobre 2021.

«Grazie compare Albè»

Un dettaglio ritenuto centrale emerge il 21 settembre 2022, quando – secondo quanto ricostruito dagli investigatori – Antonino Alvaro si sarebbe recato proprio a Niscemi per incontrare Musto. «Compare Alberto, abbiate bontà, mi potete mandare la posizione con WhatsApp, oppure l’indirizzo dove devo arrivare? Grazie compare Albè». L’incontro sarebbe stato preceduto da un messaggio audio inviato via WhatsApp proprio da Alvaro al boss di Niscemi. Dopo avere annunciato il suo arrivo imminente, l’esponente della ’ndrina di Sinopoli sarebbe arrivato nell’abitazione di Musto alle 13.11, ricevendo – sempre secondo la ricostruzione investigativa – un’accoglienza che gli inquirenti descrivono come particolarmente significativa, coerente con il peso criminale attribuito al suo nome e al contesto mafioso di provenienza. (g.curcio@corrierecal.it)

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