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Cosenza, l’affondo della Camera Penale: «con l’ennesimo decreto sicurezza si attacca la libertà dei cittadini»

E’ quanto si legge, in una nota, della Camera penale di Cosenza

Pubblicato il: 21/04/2026 – 13:43
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Cosenza, l’affondo della Camera Penale: «con l’ennesimo decreto sicurezza si attacca la libertà dei cittadini»

COSENZA «In un solo colpo, con l’ennesimo decreto sicurezza, si attaccano le libertà dei cittadini, la dignità degli esseri umani nelle carceri, l’eguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge e finanche l’autonomia dell’avvocatura. Enunciamo solo alcune delle norme liberticide del decreto.

I. E’ introdotta una nuova misura di prevenzione che consente alla polizia giudiziaria di disporre della libertà personale senza l’intervento dell’Autorità giudiziaria: il “Fermo di prevenzione di polizia”. In occasione di manifestazioni pubbliche, ogni agente di polizia giudiziaria può autonomamente privare della libertà chiunque, per dodici ore, postulandone la pericolosità sociale -non da un fatto o da indizi, ma- da astratti indicatori di rischio quali le segnalazioni della stessa polizia. I seri dubbi di costituzionalità sono avallati dal fatto che lo stesso agente di polizia non avrà l’obbligo di verbalizzare e motivare il proprio operato neppure rispetto alle specifiche finalità del trattenimento della persona, ma dovrà darne solo “notizia” al pubblico ministero per l’accertamento della relativa legittimità.

II. Con altra norma del decreto, sono introdotte le “operazioni sotto copertura della polizia penitenziaria” nelle carceri. In tal modo, anziché incrementare il personale socioassistenziale carcerario per rendere umane le disumane condizioni carcerarie che finora hanno determinato un tasso di sudici 14 volte più elevato rispetto alla popolazione libera, è stata inopinatamente preferita la creazione, all’interno della polizia penitenziaria, dell’agente provocatore, così confermando la bulimica volontà repressiva nei confronti dei detenuti.

III. E ancora, il preannunciato, decantato “avvocato in Costituzione” è stato trasformato in un “rappresentante legale a provvigione”, mediante una disposizione che viola il principio di uguaglianza dei cittadini. Con una norma liberticida e discriminatoria, violatrice del principio di uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge, vengono condizionati gli effetti del patrocinio gratuito al “risultato” indicato dallo Stato: solo per il cittadino straniero, differentemente che per ogni altro, l’effettività del patrocinio dei non abbienti è incostituzionalmente condizionata, nella procedura di rimpatrio volontario, all’esito della effettiva partenza. Chiaro è, ancor più, il tentativo di ridurre l’Avvocatura, da Soggetto costituzionalmente “chiamato” alla incondizionata difesa dei diritti dell’individuo, ad orpello privo di autonomia, un avvocato di sistema, retribuito “a provvigione” ossia rispetto agli utili – la effettiva partenza del cittadino straniero – che vorrebbe conseguire l’attuale politica governativa di remigrazione». E’ quanto si legge, in una nota, della Camera penale di Cosenza. (redazione@corrierecal.it)

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