La misura di sicurezza (provvisoria) lunga sette anni e la rinascita. La storia di un 58enne calabrese
La vicenda è segnata da complesse intersezioni tra malattia psichiatrica, responsabilità penale e percorsi di riabilitazione

COSENZA «D’altra parte è, senza dubbio, evidente che la patologia dalla quale è affetto – «disturbo schizoaffettivo di tipo bipolare» – è stata il fattore causalmente determinante, in ultima istanza, dei suoi comportamenti antisociali. Ne consegue che I’applicazione della misura di sicurezza deve cessare». Tre righi per riassumere una vita intera, un’esistenza segnata da costanti e forse inevitabili scivoloni, reati consumati ed una patologia psichiatrica complessa caratterizzata da deliri, depressione e allucinazioni. La vita di Alberto (utilizziamo un nome di fantasia), 58enne originario del Reggino (difeso e rappresentato dall’avvocato Luana Barone), sembra tratta da un film.
«Persona socialmente pericolosa»
Da giovane è vittima della dipendenza da alcol e marijuana, prova a fuggire dai problemi e da una città nella quale non si sente più a casa. L’idea di una nuova vita mal si concilia con la patologia che in maniera silente lo consuma. L’esistenza è segnata dall’assenza di una famiglia in grado di offrirgli affetto e un posto sicuro nel quale fare ritorno. I fratelli vivono una condizione simile alla sua, la medesima patologia “condanna” quasi tutti i suoi cari. I genitori sono troppo anziani per poter sostenere il figlio in difficoltà, la strada in salita si complica ulteriormente quando Alberto inizia a commettere una serie di reati. E’ costantemente attenzionato dalle forze dell’ordine. Quando viene sottoposto alla misura di sicurezza provvisoria del ricovero in una casa di cura – in regime di libertà vigililata – il 58enne è ritenuto «persona socialmente pericolosa».
La relazione del 2018
Il “disturbo schizoaffettivo” di tipo “bipolare” è descritto, in una robusta relazione, dal responsabile della struttura di riabilitazione psichiatrica dove l’uomo viene ricoverato a seguito di applicazione, in via provvisoria, della liberta vigilata. E’ il 2018.
«Globalmente soddisfacente è la risposta agli interventi terapeutici e riabilitativi, non si registrano al momento importanti disturbi a carico del pensiero né dell’umore né delle senso-percezioni. Non si osservano anomalie comportamentali. L’ansia di stato è normalmente bassa, come anche la reattivita», annota il professionista. Tuttavia il sanitario, accanto al quadro clinico accennato, aggiunge: «E’ del tutto evidente, d’altra parte, che la patologia psichiatrica dalla quale è affetto il soggetto in valutazione deve essere considerata il fattore causalmente determinante, in ultima istanza, dei suoi agiti antisociali (…) il soggetto in valutazione è ancora nell’attualità socialmente pericoloso (…) a tale riguardo appare opportuno trattare la perdurante pericolosita del paziente in ambiente diverso dalla REMS favorendo il necessario e graduale processo di reinserimento sociale».
La relazione del 2025
A distanza di sette anni dall’avvio del percorso di riabilitazione psichiatrica, è il responsabile della struttura a fornire (nel 2025) una dettagliata relazione. «Registriamo un significativo miglioramento di tutta la sintomatologia psichiatrica che invece era osservabile all’ingresso ed è riportata in anamnesi ed un miglioramento – ormai acquisito e stabilizzato da molto tempo – nella capacità di prendersi cura della propria persona, di gestire la patologia psichiatrica, di prendersi cura degli ambienti». Alberto ha compiuto notevoli passi in avanti. «Assume la terapia regolarmente e senza alcuna difficoltà, sia all’interno della struttura sia a domicilio durante i periodi concessi di permesso». Ed ancora, «durante gli ormai numerosi rientri che il paziente ha effettuato preso il proprio domicilio sono sempre state confermate le buone condizioni osservate all’uscita ed al rientro in struttura e sono state riferite, dal paziente e dai familiari, come stabili anche durante la permanenza a domicilio». Motivi per i quali, «appare quindi auspicabile, con il supporto del Servizio Psichiatrico territoriale, un’evoluzione della condizione del paziente verso soluzioni residenziali, assistenziali e terapeutiche meno restrittive».
In caso contrario, «l’assenza di cambiamenti della condizione di vita (…) potrebbe demotivarlo, inficiando i progressi ottenuti e ripercuotendosi negativamente sulle sue condizioni psicopatologiche». In buona sostanza, per il responsabile della struttura psichiatrica che ha “ospitato” Alberto per sette lunghi anni, il paziente è pronto a tornare ad una vita “normale”. «Alla luce dell’avvenuta stabilizzazione del quadro clinico, il percorso riabilitativo deve considerarsi ormai concluso e non più passibile di ulteriori miglioramenti», chiosa la relazione.
La decisione del Magistrato di sorveglianza
La consapevolezza della malattia e la capacità di autocontrollo dimostrate dal 58enne calabrese, «depongono, inequivocabilmente, nel senso che la di lui pericolosità sia venuta meno», annota il magistrato di sorveglianza. La cui decisione segue una robusta memoria documentale presentata dall’avvocato del 58enne, il legale Luana Barone. Dal 22 aprile scorso Alberto è tornato “libero”. (f.benincasa@corrierecal.it)
Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato