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Reggio Calabria, elezioni tra ritorni e fughe. Ecco chi sono

Da Merenda a Cuzzocrea, passando per Zimbalatti, la campagna elettorale racconta una città dove contano più i passaggi di campo che i programmi

Pubblicato il: 27/04/2026 – 18:14
di Paola Suraci
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Reggio Calabria, elezioni tra ritorni e fughe. Ecco chi sono

REGGIO CALABRIA La scadenza era le ore 12 del 25 aprile. Perentoria. Quando l’orologio si è fermato a Palazzo San Giorgio, il quadro era chiaro: 21 liste, quasi un migliaio di candidati tra Consiglio comunale e nuovi Municipi, quattro aspiranti sindaci. La campagna elettorale per il 24 maggio è ufficialmente aperta. Ma al netto dei numeri e dei simboli depositati, la vera notizia non è chi si è candidato. È chi ha cambiato squadra per farlo. Perché questa tornata, più di ogni altra nella storia recente di Reggio Calabria, sarà ricordata come quella dei transfughi. Del profumo della vittoria che si sente nell’aria — e che spinge uomini e donne del centrosinistra a bussare alla porta del centrodestra. Alcuni ce l’hanno fatta. Altri sono stati rispediti al mittente con una porta in faccia. Uno è tornato mestamente da dove era partito. C’è persino un caso limite: la lista “Ogni giorno Reggio Calabria” di Giannetta, schierata con Cannizzaro, è stata bocciata dalla commissione elettorale ed è in attesa di ricorso. Ma quella è routine burocratica. I cambi di casacca, invece, sono politica vera. E raccontano Reggio meglio di qualsiasi programma elettorale.

Il caso che ha fatto esplodere tutto

Massimiliano Merenda era consigliere comunale di maggioranza, nella lista falcomatiana “Innamorarsi di Reggio”. A campagna in corso, ha aderito a Noi Moderati annunciando pubblicamente la candidatura con Cannizzaro. La risposta del deputato azzurro è arrivata fulminea: «È estraneo al mio progetto. A venti giorni dalla presentazione delle liste, questo non si può fare». Merenda fuori.
Il caso ha aperto un vaso di Pandora. Perché nelle stesse liste di Cannizzaro trovavano posto altri ex della sinistra — con la differenza che il loro “tradimento” era avvenuto qualche mese prima e dunque, nella logica tutta politica del candidato sindaco, era già digerito e accettabile. Battaglia ha tentato di alzare un muro: ha proposto a Cannizzaro un “patto pubblico per la trasparenza” — niente candidature incrociate, niente cambi di casacca dell’ultimo minuto. Cannizzaro ha risposto: «Non ho tempo di fare patti e tavoli di questo genere», ed ha aggiunto: «Mimmetto stia tranquillo, da questa parte non credo ci possa essere qualcuno che guardi con interesse dall’altra parte».

Chi è passato dall’altra parte (e ce l’ha fatta)

Nino Zimbalatti non è un transfuga dell’ultima ora — e questo, nel circo di questa campagna elettorale, lo distingue da quasi tutti gli altri. Era nella prima giunta Falcomatà del 2014, assessore all’Ambiente, Sport e Decoro Urbano — quella che tutti ricordano come la squadra migliore, la più tecnica, la più entusiasta. Col secondo mandato era rimasto, ma il rapporto si era logorato. Le vicende giudiziarie che avevano investito l’amministrazione e quella che Zimbalatti giudicava la scarsa incisività dell’azione di governo avevano alimentato una crescente amarezza. La rottura la gestì in silenzio e con una certa classe: ad aprile 2025 passò al gruppo misto, comunicandolo in anticipo al sindaco. Nessuna delega accettata, nessuna esposizione pubblica, nessuna polemica. Il 21 giugno 2025 Cannizzaro lo presentò ufficialmente in conferenza stampa come nuovo acquisto di Forza Italia, sottolineando che il passaggio era avvenuto «con gradualità», senza attacchi a nessuno. Il 30 giugno Zimbalatti formalizzò tutto in aula davanti al Consiglio comunale. Il tempo, in politica, non è un dettaglio.
Gianluca Califano è invece il caso più labirintico. Il suo curriculum politico è un’opera d’arte del trasformismo: era entrato in Consiglio subentrando nella lista di centrodestra di Saverio Anghelone, poi era migrato in Italia Viva e nella maggioranza di centrosinistra, fino a diventare portavoce personale di Falcomatà alla Città Metropolitana. Oggi è commissario provinciale di Azione e candidato nella coalizione Cannizzaro. Ha fatto il giro completo. Il partito di Calenda, del resto, in questa campagna batte ogni record: aveva appoggiato Falcomatà al Comune, poi Occhiuto alle Regionali, poi aveva rotto con lui, e ora è di nuovo nel centrodestra. Un pendolo instancabile.

Il boomerang: cacciato dal centrodestra, riaccolto dal centrosinistra

Giuseppe “Pino” Cuzzocrea ha vissuto il peggior finale possibile per un transfuga. Si era dimesso dal suo ruolo di presidente della commissione bilancio — un gesto che puzzava di addio — per sondare il campo nel centrodestra. Cannizzaro lo ha respinto, per par condicio col caso Merenda. Alla fine Cuzzocrea è riapparso candidato con Casa Riformista/Italia Viva, nella coalizione Battaglia. Un ritorno in casa propria non privo di imbarazzo.

Il grande assente che controlla tutto

Tra i personaggi più influenti di questa tornata c’è un politico che non è candidato ma dirige: Giuseppe Falcomatà, ex sindaco ora consigliere regionale del Pd, tiene le fila di due liste civiche — Reset, La Svolta— senza che il suo nome compaia su nessuna scheda. Un dominus nell’ombra che muove pezzi senza rischiare nulla in prima persona. Nelle sue liste scendono l’assessore Carmelo Romeo, il consigliere Giovanni Latella — formalmente Italia Viva, di fatto falcomatiano fino al midollo — e i nomi che contano nell’area progressista cittadina.

La politica è di famiglia

Se c’è una costante della politica reggina che resiste a ogni stagione, è questa: il potere si tramanda. Scorrere le liste è come sfogliare un album di famiglia. Nel centrosinistra la candidatura più carica di storia è quella di Maria Stella Granillo, figlia di Oreste Granillo: parlamentare, sindaco di Reggio Calabria, e presidente di quella Reggina Calcio che portò in Serie A e a cui dedicò anima e risorse fino all’ultimo. Lo stadio cittadino porta il suo nome. Oggi sua figlia scende in campo con il centrosinistra, a rivendicare un’eredità politica e sentimentale che in questa città ha ancora un peso specifico enorme.
Nel centrodestra sfilano le dinastie del potere moderato. Giuseppe Bilardi è figlio dell’ex senatore Gianni, figura storica del centrodestra reggino: cresciuto in una casa dove la politica era pane quotidiano, porta avanti il cognome in lista con Fratelli d’Italia. Pasquale Imbalzano arriva da una famiglia con radici ancora più profonde: suo padre Candeloro è stato consigliere regionale, lui stesso è già stato due volte consigliere comunale. Vincenzo Albanese porta in lista il peso di una storia familiare spezzata. Suo padre Rocco era assessore di Falcomatà, poi fu defenestrato. Da quel momento Rocco cambiò sponda, approdando in Forza Italia. Vincenzo si candida oggi proprio con gli azzurri — un modo per chiudere un cerchio, e forse per regolare i conti con chi aveva messo alla porta suo padre. Nel febbraio 2024, in occasione di uno dei rimpasti della giunta Falcomatà, Rocco Albanese infatti, rimase escluso dall’esecutivo comunale, consumando una rottura politica poi esplosa pubblicamente con accuse di “tradimento” rivolte al sindaco Giuseppe Falcomatà e al Pd. L’ex assessore ai Lavori pubblici denunciò di essere stato estromesso nonostante i risultati ottenuti e accusò il partito di aver privilegiato logiche interne e di corrente rispetto a merito e competenze. Pur annunciando l’addio al Partito democratico, Albanese rivendicò il lavoro svolto e lasciò intendere la volontà di proseguire il proprio percorso politico fuori dal partito e approdò così in Forza Italia.
C’è Rocco Chizzoniti, figlio dell’avvocato ed ex presidente del Consiglio comunale Aurelio Chizzoniti, lui è psicologo e adesso è candidato nella lista Cannizzaro Sindaco. Sempre nella stessa lista, Cannizzaro Sindaco, c’è anche Stefano Vilasi, figlio di Gesuele, politico calabrese che ha ricoperto il ruolo di consigliere regionale della Calabria ed è stato attivo nelle istituzioni regionali soprattutto negli anni 2000 e 2010, nell’area del centrodestra. Nella lista della Lega, c’è invece, Domenico Sidari, figlio dell’ex consigliere comunale Enzo Sidari, assessore al turismo e allo spettacolo, medico stimato. Spiega Domenico Sidari: “Ho deciso di candidarmi al consiglio comunale in memoria ed onore di mio papà, cercando di dare il massimo come lui ha sempre fatto per tutti”.
Il 24 maggio gli elettori reggini avranno l’ultima parola. Potranno premiare la fedeltà, punire gli opportunisti o — come spesso accade in questa città — ignorare tutto e votare il volto che conoscono da anni. Ma questa volta qualcosa è davvero diverso: il centrodestra arriva dopo un decennio di astinenza dal potere locale. (redazione@corrierecal.it)

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