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RINASCITA SCOTT

‘Ndrangheta, il duplice omicidio Cracolici-Furlano e la contesa per Maierato: per i giudici «attendibili» i racconti dei pentiti

Le motivazioni della sentenza d’Appello con cui è stato confermato l’ergastolo per Domenico Bonavota. La «svolta» con le dichiarazioni di Mantella e Barbieri

Pubblicato il: 29/04/2026 – 19:06
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‘Ndrangheta, il duplice omicidio Cracolici-Furlano e la contesa per Maierato: per i giudici «attendibili» i racconti dei pentiti

VIBO VALENTIA «Convergenti tra loro e attendibili». Così i giudici della Corte d’Appello di Catanzaro hanno motivato la conferma dell’ergastolo per Domenico Bonavota, presunto esponente dell’omonima cosca di Sant’Onofrio e imputato per il duplice omicidio di Alfredo Cracolici e Giovanni Furlano, avvenuto a Vallelonga il 9 febbraio 2002. Un agguato maturato in una «contesa per il territorio», secondo quanto riferito dai collaboratori di giustizia. È su di loro che si fonda il quadro accusatorio degli inquirenti, che ha retto sia in primo grado sia in Appello con la sentenza dello scorso ottobre nel processo relativo agli omicidi scaturito da Rinascita Scott: i giudici hanno infatti ritenuto attendibili le dichiarazioni dei pentiti, superando anche le discrasie emerse dai vari racconti.

L’omicidio del 9 febbraio 2002

I giudici nelle motivazioni ricostruiscono l’omicidio: verso le 19:40 una donna segnala la presenza di un uomo ferito a colpi d’arma da fuoco che era riuscito a bussare alla sua porta per chiedere aiuto. Si tratta di Alfredo Cracolici, gravemente ferito ma ancora in vita, che viene subito trasportato all’ospedale di Serra San Bruno e poi a Catanzaro, dove morirà poco dopo l’arrivo. Nelle vicinanze i carabinieri trovano una Fiat Panda «crivellata da numerosi colpi d’arma da fuoco» e al cui interno c’era il corpo di Giovanni Furlano. Cracolici – secondo la ricostruzione – sarebbe riuscito a fuggire dall’abitacolo, ma venendo colpito nuovamente durante la fuga da più colpi di pistola sparati «con armi diverse e da più soggetti».

Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia

Sono le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia a rappresentare una svolta nelle indagini. A partire da quelle di Andrea Mantella, seguito da Onofrio Barbieri, Francesco Costantino, Giuseppe Giampà e Raffaele Moscato. Questi ultimi principalmente per descrivere il contesto di ‘ndrangheta in cui sarebbe maturato l’omicidio, mentre a garantire dettagli sull’azione omicidiaria sarebbero stati soprattutto Barbieri e Mantella. Tuttavia, è Costantino a dare le prime indicazioni, in particolare sul fatto che i Cracolici rappresentassero «una delle più influenti della zona di Maierato e Filogaso», godendo della protezione e dell’appoggio dei Mancuso. Questo dominio sarebbe stato poi messo in discussione dall’ascesa dei Bonavota di Sant’Onofrio. In questo «clima di tensione» sarebbero nati i tentativi di agguati nei confronti dei Cracolici.

Le accuse di Mantella e Barbieri

Le dichiarazioni di Mantella e Barbieri avrebbero inoltre consentito di ricostruire il «il contesto, la pianificazione, l’organizzazione e l’esecuzione del duplice omicidio». Entrambi «hanno inquadrato l’omicidio all’interno delle dinamiche criminali del territorio vibonese», in particolare nella contesa del territorio tra i Cracolici e i Bonavota per il territorio di Maierato. Mantella ha dichiarato di essersi avvicinato al gruppo dei Bonavota intorno al 2003 in quanto «condividevano interessi espansionistici». In questo contesto avrebbe approfondito la vicenda omicidiaria, anche se ne «era già venuto a conoscenza» tramite un parente (un dettaglio contestato dalla difesa). Quest’ultimo gli avrebbe addirittura riferito che lo stesso Alfredo Cracolici, portato all’ospedale di Serra San Bruno prima di morire, parlando con il fratello avrebbe accusato i Bonavota dell’agguato. Sempre Mantella avrebbe appreso «dell’ideazione e dell’esecuzione dell’omicidio» durante un pranzo a Pizzo con lo stesso Domenico Bonavota, «fonte privilegiata» – scrive il giudice – che avrebbe condiviso con Onofrio Barbieri. Le due dichiarazioni troverebbero riscontro e analogie, sufficienti per la Corte a superare le discrasie emerse nei racconti. Come, ad esempio, il numero di partecipanti all’agguato che Barbieri indica in 4 e Mantella in 3: ma si tratta di «discrasie naturali e sintomatiche, al contrario, dell’assenza di versioni concordate». Per i giudici, dunque, la «sostanziale convergenza» di tutte le dichiarazioni dei collaboratori sono sufficienti per la conferma dell’ergastolo per Domenico Bonavota, con il processo che adesso si sposterà in Corte di Cassazione. (ma.ru.)

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