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le nuove misure

‘Ndrangheta, inchiesta “Jerakarni”: il Riesame dispone scarcerazioni e domiciliari per alcuni indagati

L’inchiesta della Dda di Catanzaro avrebbe ricostruito l’operatività del locale dell’Ariola e, in particolare, della ’ndrina Emanuele-Idà

Pubblicato il: 30/04/2026 – 19:33
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‘Ndrangheta, inchiesta “Jerakarni”: il Riesame dispone scarcerazioni e domiciliari per alcuni indagati

CATANZARO Nuove misure per alcuni degli indagati coinvolti nell’inchiesta “Jerakarni” della Dda di Catanzaro, l’operazione che all’alba dello scorso 8 aprile aveva portato all’arresto di 54 persone accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, tentato omicidio, lesioni aggravate, ricettazione, danneggiamento aggravato, detenzione e porto in luogo pubblico di armi, detenzione di materiale esplodente, estorsione, violenza o minaccia a pubblico ufficiale, procurata inosservanza di pena, favoreggiamento personale, trasferimento fraudolento di valori e uccisione di animali, reati contestati con l’aggravante del metodo o dell’agevolazione mafiosa.

Le decisioni del Riesame

  • I giudici del Tribunale del Riesame hanno disposto la scarcerazione di Antonio Carnovale – classe 2004, assistito dagli avvocati Rotundo e Sorgiovanni – finito in manette nel blitz.
  • Nuova misura anche per Michele D’Angelo – classe 2000, di Vibo Valentia assistito da Sorgiovanni e Gervasi – per il quale è stato disposto il passaggio agli arresti domiciliari.
  • Annullata, invece, l’ordinanza in sede di Riesame per Arianna Idà – classe 1999, di Soriano Calabro – e Caterina Emanuele – classe 1971 – entrambe assistite dagli avvocati Rotundo e Di Renzo e finite in carcere lo scorso 8 aprile.
  • Stessa decisione anche per Domenico Chiera – classe 1991, di Soriano Calabro – anche lui assistito dagli avvocati Rotundo e Di Renzo e inizialmente raggiunto dalla misura cautelare in carcere.

L’operazione

L’inchiesta “Jerakarni”, coordinata dalla Distrettuale antimafia di Catanzaro, avrebbe ricostruito l’operatività del locale dell’Ariola e, in particolare, della ’ndrina Emanuele-Idà, ritenuta attiva nel territorio compreso tra Soriano Calabro, Sorianello, Vazzano, Pizzoni, Acquaro, Dasà, Arena e Gerocarne

Il blocco Emanuele-Idà-Maiolo

Secondo la ricostruzione contenuta negli atti, dopo la stagione degli scontri e degli omicidi, il blocco Emanuele-Idà-Maiolo avrebbe consolidato la propria posizione nelle Preserre vibonesi, mantenendo per anni una condizione di apparente stabilità del governo mafioso del territorio, almeno fino al ridimensionamento prodotto dalle inchieste giudiziarie. Dalle indagini sarebbe emerso, in particolare, il legame con i Maiolo, «realtà criminale strettamente orbitante attorno agli Emanuele» e inserita in un rapporto di sostanziale subordinazione rispetto al vertice del gruppo. Anche nei momenti più violenti della contrapposizione tra consorterie, le “convergenza criminali” avrebbero portato la definizione di un blocco “Emanuele-Idà-Maiolo” in grado di consolidare, nel tempo, la propria influenza nelle Preserre vibonesi. (Gi.Cu.)

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