In auto con 55 kg di cocaina, fermato dopo l’inseguimento a Roma: giudizio abbreviato per un 40enne di Tropea
Secondo l’accusa trasportava 50 panetti nascosti in due borse nel portabagagli di un’Audi RS 3

ROMA Cinquanta panetti di cocaina, per un peso complessivo di quasi 55 chili, nascosti nel portabagagli di un’Audi RS 3. È da questa contestazione che nasce il procedimento nei confronti di Luca Apriceno, 40 anni, originario di Tropea (assistito dall’avvocato Giuseppe Di Renzo) per il quale è stata fissata l’udienza davanti al gup del Tribunale di Roma per il 15 giugno 2026. Il procedimento sarà trattato nelle forme del giudizio abbreviato.
I fatti
Secondo quanto contestato dalla Procura di Roma, Apriceno sarebbe stato fermato il 5 agosto 2025 dopo un intervento della Guardia di finanza. L’accusa principale riguarda il trasporto e la detenzione ai fini di cessione di 54,694 chili di cocaina, custoditi – secondo quanto riportato nell’ordinanza – all’interno di due borse conservate nel portabagagli dell’auto. La sostanza stupefacente era suddivisa in 50 panetti, avvolti con guaine di gomma e scotch. Per l’indagato, oltre alla contestazione legata alla droga, vengono indicate anche le aggravanti dell’ingente quantità e dell’essersi avvalso, nel compimento del reato, del figlio minorenne, nato a Roma nel 2013 e seduto sui sedili anteriori della vettura.
L’inseguimento fino all’Appia Nuova
Apriceno, secondo l’accusa, avrebbe tentato di sottrarsi al controllo della polizia giudiziaria impegnata nell’attività di identificazione e arresto. In particolare, non si sarebbe fermato all’alt imposto dai finanzieri dell’autostrada A90-Grande raccordo anulare, nonostante l’esibizione della paletta identificativa e l’attivazione dei dispositivi luminosi lampeggianti. Da quel momento sarebbe iniziato un inseguimento con tre pattuglie, terminato in via Appia Nuova, all’altezza di via Capannelle, con il tamponamento di altre autovetture. Una condotta che, secondo la ricostruzione accusatoria, avrebbe esposto a rischio l’incolumità fisica dei militari operanti. Alla contestazione di resistenza viene collegata anche l’aggravante di aver commesso il fatto per conseguire l’impunità rispetto al reato di detenzione e trasporto di sostanza stupefacente. Nei confronti di Apriceno viene inoltre contestata la recidiva reiterata specifica. (g.curcio@corrierecal.it)
(Foto d’archivio)
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