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Il racconto

Angelo Maggio e la Calabria sospesa: il “non finito” in mostra tra memoria e paesaggio

Dalle case mai completate ai sogni interrotti di una generazione: il lavoro del fotografo calabrese raccontato tra le pagine del Venerdì di Repubblica e la mostra itinerante

Pubblicato il: 01/05/2026 – 16:18
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Angelo Maggio e la Calabria sospesa: il “non finito” in mostra tra memoria e paesaggio

C’è una Calabria che raramente entra nei racconti ufficiali. Non è quella delle coste o dei centri storici, ma quella delle strutture sospese: pilastri senza seguito, case lasciate a metà, scheletri di cemento che si confondono con il paesaggio. È questa la materia che Angelo Maggio osserva e documenta da quasi trent’anni, trasformandola in un archivio visivo che parla di storia sociale prima ancora che di fotografia. Geometra e fotografo, Maggio ha costruito uno sguardo coerente e riconoscibile. Nelle sue immagini il “non finito” non è mai isolato: convive con la vita quotidiana. Processioni religiose, manifesti elettorali, scene familiari si muovono accanto a edifici incompiuti, rendendo evidente quanto queste strutture siano diventate parte integrante del paesaggio umano. Come ha raccontato anche in un’intervista al Corriere della Calabria, il suo lavoro nasce da un’esigenza di comprensione più che estetica: raccontare una terra “a metà”, in cui il non finito è il simbolo di una generazione che aveva provato a costruire un futuro diverso, spesso immaginando il ritorno di chi era emigrato.

Il punto di partenza

Il punto di partenza è una fotografia scattata a Pasqua nel 2004, a San Luca: il Cristo risorto davanti a un edificio incompiuto. Un’immagine che per l’autore appare potente e quasi straniante, ma che per chi vive lì è del tutto normale. È proprio in questa normalità che Maggio individua il cuore del suo progetto: non l’eccezione, ma la regola. Quelle costruzioni, spiega, non sono soltanto abusi edilizi o errori urbanistici. Sono tracce materiali di aspettative rimaste sospese. Case pensate per un futuro mai realizzato, piani costruiti in attesa di figli che non sono tornati, investimenti fermati nel tempo. Non ruderi del passato, ma segni di un futuro mancato.

La raccolta Non finito ora è una mostra

La mostra tra Castrovillari e Cittanova — in programma tra la fine di maggio e i primi di giugno 2026 — restituisce questa complessità senza cercare scorciatoie estetiche. Le immagini non abbelliscono, ma espongono. E nel farlo pongono una domanda più ampia, che riguarda non solo la Calabria ma tutti i territori segnati da emigrazione e spopolamento. Immagini che presto faranno parte del libro Cemento amato. Il riconoscimento arrivato con le sei pagine del Venerdì di Repubblica, adesso in edicola, conferma la forza di questo lavoro: un racconto visivo stratificato, capace di unire memoria, paesaggio e identità. In quelle strutture incompiute si riflette qualcosa di più grande — una promessa collettiva rimasta, inevitabilmente, a metà.

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