Sbarra a Landini: «No interventi assistenziali»
«Puntiamo a creare lavoro stabile e di qualità». Il no al salario minimo

ROMA Il decreto Primo maggio, il quarto del governo Meloni dal suo insediamento «e un provvedimento di assoluto valore che mette in campo iniziative per rafforzare l’occupazione con interventi per creare lavoro stabile e di qualità, per un mercato più giusto e moderno capace di coniugare crescita economica e giustizia sociale». Ad affermarlo è Luigi Sbarra, ex segretario generale della Cisl e oggi sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio.
Obiettivo: politiche per la crescita e lo sviluppo
In una intervista al Corriere della Sera il responsabile delle politiche per il Sud dell’Esecutivo, risponde all’ex collega della Cgil, Maurizio Landini, tra i pochissimi esponenti delle parti sociali che hanno criticato il provvedimento lamentando il sostegno alle imprese e a sua detta non ai lavorati: «Veniamo da stagioni di bonus e interventi assistenzialisti. Questo governo vuole improntare sempre più politiche per la crescita e lo sviluppo. Stanzia quasi un miliardo di euro per la proroga degli incentivi per l’assunzione di donne, giovani e lavoratori svantaggiati over 35 nella Zona unica speciale (Zes). Sono interventi importanti che hanno già dato molti risultati, come governo intendiamo andare avanti così». E proprio sulla contrattazione e rappresentanza, ricorda: «Abbiamo raccolto il messaggio delle associazioni datoriali e sindacali di non esercitare la delega sulla contrattazione, c’è una trattativa in corso tra le parti sociali. Il decreto vuole essere quindi un atto di fiducia e responsabilità verso i corpi intermedi che dovranno trovare in autonomia un’intesa per il sistema contrattuale e la rappresentanza».
Salario giusto e contrattazione
Infine un passaggio ‘salario giusto’: «Il decreto Lavoro stabilisce che, per ottenere gli incentivi, le aziende dovranno applicare il contratto collettivo più rappresentativo in quel comparto prevedendo per i lavoratori un salario giusto corrispondente al trattamento economico complessivo dei contratti collettivi comparativamente rappresentativi: l`obiettivo è eliminare quelle forme di dumping ancora presenti nel nostro mercato del lavoro, frenare la proliferazione di contratti pirata. È una innovazione molto significativa che valorizza la buona contrattazione, dà qualità al lavoro, dignità ai lavoratori, Landini dovrebbe apprezzare. Sono sempre stato contrario al salario minimo: quei 9 euro lordi possono determinare uno schiacciamento dei salari verso il basso smontando il sistema contrattuale, unico in Europa. Penso bisogna invece puntare su una valorizzazione delle libere relazioni sindacali centrate su contrattazione e partecipazione».
Durigon rivendica il decreto
Tra coloro che hanno lavorato al decreto ‘Primo maggio’ c’è anche il sottosegretario al Lavoro Durigon, che dalle pagine di La Repubblica rivendica il provvedimento: «Va nella direzione giusta. Mantiene l’equilibrio costituzionale e dà attuazione agli articoli 36 e 39: libertà sindacale e salario giusto. Diamo forza alla contrattazione e indichiamo una strada che, a differenza del salario minimo, non abbassa le tutele. È un risultato importante». Nel provvedimento manca il passaggio sulla retroattività, inserito dal Ministro Calderone ma poi tolto dopo un confronto con le imprese.
Su retroattività la proposta resta
Su questo Durigon illustra nell’intervista la sua posizione spiegando che il testo «Si può migliorare. Vorrei tornare alla proposta iniziale. Se vogliamo incentivare la contrattazione e tutelare il potere d’acquisto, gli aumenti devono essere costanti. Non si possono avere buchi. Serve una regola che spinga a rinnovare alla scadenza. O faccia partire gli aumenti da lì. Io dico: rinnova quando vuoi, ma il rinnovo parte dalla scadenza. A meno che le parti non decidano diversamente, come nei metalmeccanici, dove c’è il recupero di tutta l’inflazione. Non si possono aspettare otto o dieci anni per rinnovare».