’Ndrangheta, il “calciatore” Ferdico e la strada della cocaina nelle Marche. «In due anni facciamo una valanga di soldi»
L’ex capo ultrà dell’Inter e il canale da aprire a Civitanova Marche: «10/15 pacchi al mese pagati cash». L’allarme per i 966 chili sequestrati a Gioia Tauro

VIBO VALENTIA «Apriamo una strada da 10/15 pacchi al mese… Pagati cash…». Il “contatto buono” era stato individuato a Civitanova Marche dal “calciatore”, ovvero Marco Ferdico, ex capo ultrà dell’Inter coinvolto nella nuova inchiesta della Distrettuale antimafia di Catanzaro contro la cosca Emanuele-Idà. Come già emerso dalle carte dell’indagine, l’attenzione degli investigatori su Ferdico si concentra soprattutto sul business del narcotraffico. Marijuana o cocaina, per il 38enne di Vimercate non sembravano esserci muri invalicabili, ma soltanto la volontà di «inondare Milano» di droga insieme ai sodali di Soriano. Dopo l’affare legato ai 20 chili di marijuana e la possibilità di acquistare cocaina da fornitori boliviani, il “calciatore” – così veniva chiamato nelle conversazioni – inizia a prospettare l’apertura di un nuovo canale di spaccio nelle Marche. Al centro, secondo quanto annotano gli inquirenti della Dda, c’era «un soggetto, suo amico, che avrebbe dato loro l’opportunità di piazzare 10/15 chilogrammi al mese con pagamento in contanti».
La “strada” di Civitanova Marche
«Ma sti telefoni per quanto tempo funzionano?». «6 mesi». «Dopo bisogna pagare 600 euro per rinnovare». Dopo essersi accertato della durata dei criptofonini in loro possesso, Ferdico avrebbe illustrato ai sodali le “regole d’ingaggio” con l’amico di Civitanova Marche, interessato a importanti quantitativi mensili. Al netto delle possibili “chiusure” e degli stop imposti dalla pandemia da Covid-19, il gruppo continua comunque a organizzarsi. In primo piano c’è ancora l’ex capo ultrà dell’Inter, insieme a Filippo Mazzotta, impegnato a pianificare le future mosse del sodalizio. «Se mi ascoltate in due anni facciamo una valanga di soldi… serviamo tre o quattro grossisti… 80 al mese», scrive Ferdico. A quel punto sarebbe stato Mazzotta a spiegare all’ex ultrà che alcuni amici «di giù», in Calabria, e in particolare della Locride, stavano programmando l’arrivo di un grosso carico di cocaina. «Arriva direttamente qui a Milano sono gli stessi dell’erba che ci stanno facendo lavorare…». Una notizia che avrebbe acceso ulteriormente l’entusiasmo di Ferdico, pronto a fare “il botto” nel capoluogo lombardo: «Quando è a terra mi dite che spacchiamo il mondo!».

Il viaggio, la grigliata e il carico sequestrato a Gioia Tauro
È il 5 novembre 2020 quando il gruppo, in procinto di arrivare a Milano, riceve l’invito dell’ex ultrà dell’Inter per una grigliata. Appuntamento a cui Mazzotta è costretto a rinunciare per la stanchezza del viaggio, così come Marco Idà. Ma Ferdico rilancia: «Basta che venite a Civitanova / Che ho preso app e una strada della Madonna». Mentre si preparano le mosse per il viaggio da Milano a Civitanova, arriva però una notizia che mette tutti in allarme: il possibile coinvolgimento di un carico di droga in un maxi sequestro al porto di Gioia Tauro. «Zio ma tutto bene? / 966kg di Bianca sequestrati a Gioia», scrive Ferdico in chat. La preoccupazione è evidente. «Che stiamo sudando tutti», scrivono Michele e Marco Idà, aggiungendo: «Con quel nostro amico non sappiamo se c’era anche la sua li in 300 / Ancora gli devono rispondere da giù dalla Colombia». Il riferimento, secondo gli inquirenti della Dda di Catanzaro, sarebbe a Pietro Parisi. Dal resto dei messaggi scambiati, però, il pericolo sembrerebbe rientrare. È Franco Idà a rassicurare tutti: «Non ti preoccupare la nostra arriva a Milano».

Il ruolo centrale del “calciatore”
Gli investigatori della Dda hanno poi intercettato una serie di messaggi su SkyEcc ritenuti «emblematici del ruolo centrale di Marco Ferdico» nell’organizzazione guidata dagli Idà. Un ruolo che emergerebbe sotto diversi profili: dalle forniture già realizzate al rapporto fiduciario con il sodalizio, fino alla capacità di mettere in contatto gli acquirenti con i vertici della consorteria. Secondo quanto annotano gli inquirenti, Ferdico avrebbe garantito «la serietà degli acquirenti accompagnati al cospetto dei maggiorenti della cosca» e, di conseguenza, portati anche a conoscenza dei luoghi di stoccaggio della consorteria vibonese nel Milanese. «Ieri abbiamo contattato il calciatore di muoversi e trovare qualche grossista per l’erba che abbassiamo qualche punto sulla quantità», si legge in una conversazione. E ancora: «Allora domani lo vedo ci parlo di persona servono anche 20 pacchi di erba per ’sta persona che vuole la bianca… Quindi sto aprendo strade…». Il filo tra Milano, la Calabria e le Marche passa ancora una volta dal “calciatore”. «Domani forse vuole 20 kg il calciatore», scrivono gli indagati. «Dice il calciatore che la bianca la vuole questo che dovrebbe prendere anche l’erba». Un sistema di contatti, forniture e nuove piazze da alimentare che, secondo la ricostruzione della Dda, avrebbe avuto in Ferdico uno degli snodi operativi più attivi. (g.curcio@corrierecal.it)
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